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FACCIAMOCI SENTIRE 13 Giugno Giu 2016 1242 13 giugno 2016

Orlando e Marsiglia frutto degli stessi valori violenti

Una società votata allo scontro col ''diverso'' crea mostri. L'educazione va reimpostata.

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La strage di Orlando è la peggiore per numeri nella storia degli Stati Uniti.

Forse dipenderà anche dal risalto che i media danno periodicamente a certi fenomeni, ma non c’è dubbio che stiamo vivendo un periodo dove in più parti del mondo, ovviamente per le ragioni più varie, si assiste a violenze di ogni genere.
Fatti che una volta erano tipici di eventi bellici oggi riguardano buona parte del Pianeta.
Mentre sto scrivendo il telegiornale commenta quanto successo in Francia in occasione degli Europei 2016 di calcio, ma anche la terribile tragedia avvenuta in Florida a causa del killer che, sparando all’impazzata in un locale frequentato soprattutto da gay, ha fatto 50 morti.
Le indagini devono stabilire se si è trattato di terrorismo o di un atto omofobo: rimane comunque il senso di una violenza inaccettabile.
Nel nostro Paese in questo momento si stanno piangendo un certo numero di donne uccise da mariti, fidanzati, spasimanti, rapinatori o semplicemente da uomini violenti.
In questa drammatica carrellata non possiamo dimenticare le violenze contro i bambini, contro gli anziani e contro tanti altri essere umani.
FEMMINICIDIO, UN VECCHIO MALE. L’opinione pubblica, forse guidata - come dicevo all’inizio - anche dai media, è oggi soprattutto sensibile al cosiddetto “femminicidio”, fenomeno assolutamente aberrante e inaccettabile che rappresenta però una parte degli eventi delittuosi che riguardano la nostra società.
È un fenomeno drammaticamente vecchio purtroppo.
Vivevo a Roma quando il 29 settembre del 1975 Donatella Colasanti di 17 anni e Rosaria Lopez di 19 anni invitate a una festa al Circeo da tre rampolli della cosiddetta “Roma bene” furono violentate, massacrate di botte e rinchiuse poi nel bagagliaio di una 127 per essere riportate a Roma.
Solo l’attenzione di un metronotte che ascoltando i lamenti della Colasanti (che era rimasta in vita senza che i tre aguzzini se ne rendessero conto) chiamò una volante convinto che avessero lasciato un gatto nel portabagagli.
La sua povera amica Lopez era morta da tempo. Non potrò mai dimenticare quella foto de Il Messaggero dove due persone (probabilmente carabinieri) estraevano le due povere ragazze dall’auto.
PICCO DI EMERGENZA NEL 2002-2003. Dal 1975 la situazione purtroppo non è migliorata anche se una recente analisi pubblicata dal giornalista Marco Cobianchi per il sito True Numbers dimostra che la vera emergenza o meglio il picco di questo esecrabile crimine c’è stato negli anni 2002 e 2003, con 0,65 donne uccise ogni 100 mila abitanti, contro lo 0,47 del 2014.
Detto per inciso, ma sia ben chiaro solo per completezza d’informazione e senza che i due dati possano essere minimamente paragonabili, le stesse statistiche per l’uccisione di uomini sono 1,65 nel 2002 e 1,11 nel 2014.
Avevamo quindi assistito, sempre secondo i dati di Cobianchi che cita l’Istat come fonte, a una diminuzione dei femminicidi.
Probabilmente nel 2015 e nel 2016 stiamo assistendo a una recrudescenza del fenomeno.
IL DISAGIO SOCIALE PORTA VIOLENZA. Personalmente ritengo che il disagio sociale generi violenza e quindi più aumenta più strati importanti della popolazione possono commettere atti drammatici e irrazionali.
Comunque la si pensi, come ho già avuto modo di scrivere in passato, la vita moderna ci obbliga ad alcuni ritmi e comunque ad alcuni livelli di performance sociale, soprattutto per chi ha necessità di apparire diverso da quello che è da un lato, ma anche per legittimare la propria esistenza dall’altro, che fanno saltare quel sottile equilibrio che regola la mente umana di alcuni inducendoli a gesti sempre più efferati.
Se l’uccisione di una persona è il più esecrabile di questi atti non dimentichiamo che oggi la prima soluzione a portata di mano in caso di diverbio con qualcuno è la violenza verbale, che diventa poi fisica fino ad arrivare agli estremi già citati.
Genitori che si picchiano nei campi da gioco dove hanno accompagnato i figli per una partita, altri genitori che picchiano gli insegnanti, problemi di traffico regolati sempre più spesso da fatti tragici. E il triste elenco potrebbe purtroppo continuare.
CI RIMETTONO SEMPRE I PIÙ DEBOLI. Chi ci rimette sono sempre i più deboli, incluse le donne e i bambini. Il dato allarmante, ma paradossalmente coerente con quanto appena detto, è che nel tempo, e soprattutto nel caso di femminicidio, l’87% delle vittime conosceva il proprio assassino.
Significa che la maggior parte degli omicidi che riguardano le donne è perpetrato da partner o ex partner (mariti, fidanzati conviventi) o comunque da conoscenti spesso amici.
Anche questi aspetti, se analizzati in dettaglio, potrebbero riportare al disagio sociale già citato.
È quindi assolutamente auspicabile, come sembra che anche il governo abbia deciso di fare, agire con politiche mirate creando strutture atte a prevenire il fenomeno del “femminicidio”, anche se personalmente ritengo che se lo si facesse pensando solo al problema di genere vorrebbe dire cercare una soluzione purtroppo parziale.
Occorrono dei centri contro tutte le violenze che aiutino certamente le donne a divorziare dai violenti e a denunciarli, ma la violenza va combattuta con la prevenzione e l’educazione nelle scuole e nelle famiglie.
IL RISPETTO AL CENTRO DELL'EDUCAZIONE. Iniziando dai fondamentali e in particolare dall’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani che è datata 10 dicembre 1948: «Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona».
Senza distinzione di genere, razza, età, religione e orientamento politico. Occorre pertanto rimettere al centro del nostro modello educativo (ma come abbiamo visto il problema non è solo nostro) il rispetto per l’essere umano in quanto tale e ridefinire il nostro sistema valoriale.
Un evento sportivo non può essere una battaglia, le abitudini sessuali di una persona vanno rispettate anche se diverse dalle nostre.
La figura dell’anziano, del bambino e della donna devono riacquistare quella sacralità che hanno perso da troppo tempo. È un processo lungo per cui occorre iniziare in fretta.


Twitter @FrancoMoscetti

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