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ORLANDO 13 Giugno Giu 2016 1900 13 giugno 2016

Orlando, killer frequentava la moschea del primo jihadista Usa

Omar Mateen aveva avuto contatti con Abu Salha, cittadino americano kamikaze in Siria per conto di al Qaeda nel luglio 2014. L'Fbi aveva investigato sul rapporto, ma il fasicolo venne chiuso.

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La moschea frequentata dal killer di Orlando e dal primo jihadista americano in Siria.

Il killer di Orlando, Omar Mateen, ha frequentato la moschea dove si recava occasionalmente a pregare Moner Mohammad Abu Salha, il primo americano a compiere un attacco suicida in Siria, nel luglio 2014.
Lo riporta la Cnn, secondo cui, per il portavoce della moschea, non è chiaro se i due si conoscessero.
ASSIDUO FREQUENTATORE. Mateen «pregava in moschea tre, quattro volte a settimana» e prendeva parte alle cerimonie serali, recentemente anche «con il figlio piccolo», ha dichiarato l'imam Syed Shafeeq Rahman, che ha visto per l'ultima volta il 29enne venerdì scorso. Il killer di Orlando non era molto socievole: «Finita la preghiera se ne andava, non socializzava con nessuno. Non è mai sembrato un violento», aggiunge il religioso.
Nel 2013, come ha riferito l'agente dell'Fbi Ron Hopper, Mateen era stato messo sotto inchiesta dopo i suoi «commenti provocatori con colleghi su possibili legami con i terroristi».
NEL 2014 INDAGINE SU LEGAMI MATEEN-ABU SALHA. L'uomo fu interrogato due volte, ma l'Fbi chiuse il caso perché non riuscì ad accertare i dettagli di quei commenti.
Mateen fu indagato nuovamente l'anno successivo per i suoi possibili legami con Abu Salha, che come lui viveva in Florida.
«Stabilimmo che il contatto era minimo e che non costituiva una relazione importante o una minaccia in quel momento», ha spiegato Hopper.
Figlio di un palestinese e di un'italo-americana, Abu Salha era cresciuto a Vero Beach, dove giocava a football, e si era col tempo avvicinato ad al Qaeda, per la precisione all'affiliato siriano al Nusra.
IL PRIMO JIHADISTA AMERICANO. A 22 anni era stato il primo jihadista americano a farsi esplodere nel Levante, e su di lui, come su Maneen, l'Fbi aveva già investigato.
Prima che Abu Salha facesse martirio, al Qaeda aveva pubblicato un video di mezz'ora in cui spiegava le ragioni del suo sacrificio. Le immagini mostrano l'uomo distruggere il suo passaporto americano per poi dargli fuoco. Successivamente, viene inquadrato mentre indossava una tenuta mimetica con in mano un Ak 47.


Parlando con forte accento americano, Abu Salha aveva fatto appello ai compagni militanti negli Stati Uniti e nel Regno unito, dichiarando che andare a combattere per al Qaeda era stato facilissimo, «con soli 20 dollari nel portafogli».

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