Paolo Borsellino 110718144057
IN TRIBUNALE 15 Giugno Giu 2016 2024 15 giugno 2016

Borsellino, nuovo giallo sul depistaggio

Gozzo chiama in causa l'ex questore La Barbera. «Fece pressioni su Scarantino».

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Via d'Amelio dopo l'attentato a Borsellino.

Non accettavano l'idea che il loro capo, Arnaldo La Barbera, avesse già scritto la testimonianza del falso pentito Vincenzo Scarantino sulla strage di via D'Amelio. E per questo furono allontanati dal gruppo che indagava sulle stragi del '92.
Il processo sul depistaggio delle indagini sulla morte di Paolo Borsellino, costato l'ergastolo a otto innocenti liberati dopo 18 anni di carcere duro grazie alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, continua a riservare sorprese. L'ultima è arrivata il 15 giugno, a dibattimento ormai quasi concluso.
LA BARBERA ARCHIVIATO. Gli imputati sono i boss Tutino e Madonia e i falsi pentiti Scarantino, Pulci e Andriotta. Da poco l'inchiesta su tre poliziotti del pool coordinato dall'ex questore Arnaldo La Barbera, che fece le indagini, è stata archiviata. Erano accusati di avere, su disposizioni del loro capo, fatto pressioni su personaggi come Vincenzo Scarantino, pentito protagonista di clamorose ritrattazioni, perché raccontasse sulla fase esecutiva dell'attentato una verità di comodo. La verità che ha coinvolto nella strage la famiglia di Santa Maria di Gesù.
Ma il 15 giugno, davanti alla corte d'assise di Caltanissetta, la procura è stata costretta a rinviare la requisitoria sulla base dei nuovi elementi emersi, chiedendo una prosecuzione dell'istruttoria.
Un magistrato, l'ex procuratore aggiunto di Caltanissetta Domenico Gozzo, tra i pm che hanno riaperto le indagini sull'eccidio, nel frattempo trasferito a Palermo, ha presentato a maggio ai colleghi una relazione di servizio in cui racconta di avere saputo dall'ex poliziotto Gioacchino Genchi particolari sul presunto depistaggio.
CITATO L'EX FIDANZATO DI LUCIA BORSELLINO. Genchi, per anni consulente informatico di diverse procure, gli avrebbe raccontato che nel '94 un poliziotto della scientifica di Palermo, Bartolo Iuppa, all'epoca fidanzato di Lucia Borsellino, figlia del magistrato ucciso, ricevette la visita di due colleghi. Gli agenti gli avrebbero detto di non voler sottostare ai diktat dell'allora capo della squadra mobile Arnaldo La Barbera, che voleva imporre a Vincenzo Scarantino le dichiarazioni da rendere sulla strage di via D'Amelio.
La Barbera, avrebbe sempre riferito Genchi a Gozzo, venutolo a sapere avrebbe allontanato i due poliziotti dal gruppo investigativo che indagava sulle stragi del '92.
GENCHI, PERÒ, SMENTISCE. Interrogato dai pm nisseni, però, Genchi ha negato di avere parlato della vicenda con Gozzo. A complicare una storia che pare ormai infinita anche le dichiarazioni del poliziotto coinvolto. «Genchi», ha detto ai pm Iuppa, «mi ha sempre espresso l'opinione che Scarantino fosse farlocco, dicendo che per questo aveva abbandonato il gruppo Falcone-Borsellino. Nel corso degli anni ho parlato più volte con lui del depistaggio, ma esprimendo solo mie valutazioni personali non ancorate a fatti concreti e non ho mai ricevuto confidenze da poliziotti appartenenti al pool né sulla strage di via D'Amelio né sulla gestione di Scarantino».
Parole incompatibili con quanto riferito da Gozzo che, però, non intende deporre al processo nonostante la sua audizione sia stata richiesta dalla procura. La testimonianza non è stata ammessa in quanto, da aggiunto a Caltanissetta, ha coordinato le indagini sull'attentato. Sul banco dei testi, invece, a luglio saliranno Genchi, Iuppa e Manfredi e Lucia Borsellino, figli del giudice ucciso.

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