Scontri Primo Maggio 160615110810
GIUSTIZIA 15 Giugno Giu 2016 1052 15 giugno 2016

No Expo, il fallimento di polizia e magistrati

Cade l'accusa di devastazione portata avanti dalla procura: assolti tre imputati. Colpa di verbali non credibili. Con ricostruzioni sbagliate da parte degli agenti. 

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Gli scontri del primo maggio.

A poco più di un anno di distanza dalla manifestazione del primo maggio contro l'esposizione universale, cadono come birilli le accuse mosse ai cosiddetti No Expo, per cui la procura aveva formulato il reato di devastazione e saccheggio.
Certo, ci sono stati patteggiamenti e condanne per resistenza a pubblico ufficiale.
Ma nei processi sono state anche evidenziate le ricostruzioni sbagliate degli agenti, con verbali non 'credibili' e persino la trasmissione alla procura degli atti per eventuali reati a carico di quattro poliziotti.
ASSOLTI TRE IMPUTATI. Se già a novembre alcuni degli imputati di devastazione e saccheggio erano stati scarcerati dal Tribunale dal Riesame, nell'ultima settimana i giudici di Milano hanno inferto un duro colpo alla tesi accusatoria proprio della devastazione, «banco di prova» dei procuratori che si sono visti assolvere ben tre imputati, con una sola condanna a tre anni e otto mesi, una pena comunque minima considerando che la cornice edittale varia dagli otto ai 15 anni.
Uno degli antagonisti, difeso dall'avvocato Niccolò Vecchioni, è stato assolto dall’accusa di devastazione e saccheggio e dal reato di travisamento.
UNA SOLA CONDANNA PER DEVASTAZIONE. E pensare che sette mesi fa furono in 10 a finire in arresto, dopo che la polizia aveva visionato i filmati del corteo No Expo.
Al momento solo uno è stato condannato per devastazione. E se una settimana fa il 27enne Mirko Leone era stato assolto per non aver partecipato agli scontri in piazza della Conciliazione, smontando così le ricostruzioni degli agenti di polizia, il 14 giugno è stata la volta di un'altra assoluzione piena.
Le difese hanno scardinato quello che lo stesso Gip aveva sostenuto emettendo le misure cautelari, cioè che «nelle condotte accertate erano ravvisabili gli estremi dei reati di devastazione di cui all'articolo 419 del codice penale, come appare evidente dall'elenco dei beni mobili trasmesso con nota della Digos del 23 settembre» e «dalla visione dei filmati allegati alla richiesta, sono stati consumati numerosissimi e sistematici atti di danneggiamento e incendio sia di beni mobili che di beni immobili».
L'ERRORE DELL'ACCUSA. Invece, nei casi in questione, non era così.
Anzi, proprio l'avvocato Vecchioni ha evidenziato nella sua arringa le falle di una procura che, attraverso un’imputazione vaga, aveva deciso di colpire nel mucchio ritenendo gli imputati «concorrenti morali e materiali del reato di devastazione e incendio», ma – si legge nella memoria di difesa - «in assenza della individuazione del contributo causale prestato dal singolo alla realizzazione del fatto tipico di devastazione».
In buona sostanza, il fatto che «l'imputato a volto coperto» si fosse diretto «con una bottiglia contro le forze dell'ordine e lanciando due pietre» non è bastato a configurare il reato di devastazione.
GLI IMPUTATI NON ERANO NEL BLOCCO NERO. Ma soprattutto a crollare è l'impianto stesso del pm, secondo cui solo «l''utilizzo di un kway nero» o un comportamento particolare in via De Amicis, tra fumogeni e marce militari, avrebbe dovuto dimostrare che vi era stata una premeditazione degli scontri.
Pur non essendo ancora note le motivazioni, si è appreso che gli imputati assolti non avrebbero indossato quei particolari kway utilizzati dai membri del blocco nero né avrebbero danneggiato oggetti, come dimostrato dai filmati della Digos che li hanno ritratti intenti a lanciare sassi verso le forze di polizia.
In sostanza, un fallimento su tutta la linea.

Twitter @ARoldering

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