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STRAGE 15 Giugno Giu 2016 0915 15 giugno 2016

Orlando, la moglie del killer «ha tentato di fermarlo»

L'Fbi indaga sul ruolo di Noora Z. Salman, che dopo aver accompagnato il marito in alcuni sopralluoghi al Pulse avrebbe cercato di dissuaderlo. L'uomo frequentava locali gay.

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Omar Mateen con la seconda moglie, Noora Z. Salman.

Nora Salman, la moglie del killer di Orlando Omar Mateen, tentò di dissuadere il marito dal compiere l'attacco al Pulse club sabato scorso, prima che l'uomo si mettesse in viaggio per il massacro. Lo rivela un responsabile delle indagini sulla strage citato dal Washington Post.
Il ruolo di lei è ancora tutto fuorché chiaro, con l'Fbi che cerca di fare luce su quanto accaduto nei giorni precedenti la carneficina. La coppia, infatti, «sorvegliò il locale tra il 5 e il 9 giugno», pochi giorni prima del massacro.
LO ACCOMPAGNÒ A PRENDERE IL FUCILE. Secondo Fox e Cnn, la donna accompagnò il marito anche a comprare il fucile semiautomatico AR-15 con il quale l'uomo ha ucciso le 49 persone in quello che è il più grave omicidio di massa della storia degli Usa. A quanto risulta all'emittente conservatrice, la Salman potrebbe essere incriminata già giovedì per non aver informato le autorità.
Alcune fonti dell'Fbi avrebbero dichiarato alla Cnn di non ritenere comunque la seconda moglie di Mateen responsabile per l'ispirazione dell'attacco al gay club.
LA DOPPIA VITA DEL KILLER. Continuano ad affiorare intanto le testimonianze sulla doppia vita di Omar Mateen, sposato e padre di un bimbo, ma forse anche gay. Jim Van Horn, 71 anni, ha riferito all'Ap di aver visto il giovane diverse volte al bar del Pulse. «Era omosessuale e cercava di rimorchiare uomini», ha sostenuto. Alcuni psicologi hanno ipotizzato che Mateen avesse un conflitto sessuale e che questa situazione potrebbe aver contribuito a scatenarlo contro i gay.
FREQUENTATORE DI DIVERSI LOCALI GAY. Il killer aveva visitato anche un altro locale gay di Orlando, il Revere che ha chiuso i battenti giovedì scorso, poco prima della strage del Pulse.
Il proprietario del locale, Micah Bass, ha confermato all'Fbi che Mateen aveva visitato il locale varie volte. Bass ha contattato le autorità dopo aver riconosciuto Omar in televisione, ed è stato interrogato martedì. Le autorità gli hanno chiesto di conservare tutti i video di sorveglianza.
Il Revere aveva una capienza di 750 persone, più del Pulse. «Se avesse voluto uccidere più persone avrebbe avuto senso fermarsi qui», afferma Bass sottolineando che uno dei suoi ex dipendenti è fra le vittime della strage.
L'EX MOGLIE: «NON SONO SICURA FOSSE GAY». «Era una persona instabile che ha compiuto questa tragica cosa», ha detto l'ex moglie del killer Sitora Yusufiy alla Cnn, invitando a non «affrettare il giudizio sui motivi» della strage. La donna, intervistata da altri media Usa, ha detto di «non essere certa» che l'ex marito fosse gay.
«Gli piaceva andare nei nightclub, ma non so se avesse tendenze omosessuali. Con me non ha mai fatto mai nessun accenno, nemmeno sul piano fisico». Al New York Times ha spiegato che Mateen - all'epoca della loro unione, nel 2009 - non ha mai espresso simpatia per l'estremismo islamico, «ma quando era arrabbiato se la prendeva con i gay» e mostrava inequivocabilmente la sua intolleranza verso questo mondo.

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