Abdel Fattah Sisi 150217182434
EMERGENZA 16 Giugno Giu 2016 1308 16 giugno 2016

Migranti, il flusso dall'Egitto preoccupa la Commissione

Crescono gli arrivi: nel mirino gli scarsi controlli attuati dal Cairo. L'Italia fa i compiti, l'Ue no: 4 mila eritrei potrebbero essere già ricollocati.

  • ...

da Bruxelles

«La rotta del Mediterraneo centrale sta diventando sempre più importante soprattutto dopo l'accordo con la Turchia». Non usa giri di parole Olivier Onidi, vice direttore generale della Commissione europea per l'Immigrazione e coordinatore delle politiche per la rotta del Mediterraneo centrale.
Dopo una missione in Italia, dove ha visitato i vari centri di accoglienza e registrazione migranti (hotspot), il 16 giugno Onidi ha presentato la sua relazione alla Commissione europarlamentare per le Libertà civili e ha riconfermato che «la maggioranza di migranti ora arrivano qui».
Per il secondo mese di fila il numero delle persone sbarcate in Italia (da Libia ed Egitto) ha superato gli arrivi in Grecia, dove grazie anche all'intesa Ue-Turchia, il numero è sceso a 1.500 (-60%).
TUTTO IL PESO SULL'ITALIA. L'Italia è e rimane la terra di primo approdo per migliaia di persone che scappano da guerre, dittature e povertà: ben 55 mila migranti sono arrivati nel nostro Paese nel 2016, solo a maggio ne sono arrivati circa 19 mila, più del doppio rispetto ad aprile.
«Oltre 13 mila persone sono state salvate nel Mediterraneo centrale in una sola settimana (20-27 maggio), il totale più alto mai riportato nell'area», riferisce l'agenzia Frontex, che in questi giorni sta pianificando lo spostamento delle guardie di frontiera dall'Egeo a questa zona del Mediterraneo.
Nonostante le varie politiche messe in campo dall'Ue, «i dati non sono diversi rispetto alla tendenza generale già registrata l'anno scorso», spiega Onidi, che denuncia il fatto che questa situazione gravi ancora tutta sulle spalle dell'Italia.

Onidi: «L'aumento degli arrivi dall'Egitto è preoccupante»

Abdel Fattah al Sisi e Matteo Renzi, leader di Egitto e Italia.

Il Paese sta arrivando ora a garantire quasi 2 mila posti di accoglienza, «un mese fa erano appena 1.500».
Un miglioramento della capacità operativa che poco può però davanti agli sbarchi continui: «L'aumento degli arrivi dall'Egitto è preoccupante».
Nonostante la chiusura della rotta balcanica, infatti, «non vediamo un retouring da Siria, Pakistan, Afghanistan».
Chi punta dritto verso l'Italia sono ancora e sempre più persone che arrivano dall'Africa, in particolare «da Nigeria, Eritrea, Gambia, Somalia, Sudan, Costa d'Avorio».
POCHI CONTROLLI. L'87% di loro si imbarca dalla Libia per cominciare questo viaggio, spiega Onidi, il 12% dall'Egitto, «ed è da qui che abbiamo osservato un aumento maggiore», denuncia, «per questo abbiamo iniziato una collaborazione con le autorità egiziane per cercare di capire il fenomeno».
Una mancanza di controllo, quella alle frontiere egiziane, che preoccupa l'Ue vista l'instabilità politica del Paese e che alcuni vedono anche come un velato avvertimento del governo al Sisi, alla luce delle tensioni tra Roma e Cairo in seguito all'assassinio di Giulio Regeni.
Durante l'ultima settimana di maggio sono stati registrati i picchi più importanti: «Sedici mila persone sono sbarcate in un solo giorno in Italia», riporta Onidi.
VITTIME AUMENTATE DEL 30%. Un dato considerato rilevante e preoccupante visto che gli hotspot devono accogliere così tante persone.
Ma c'è anche chi nei centri di accoglienza non riesce neanche ad arrivare: «C'è stato un aumento del 30% delle vittime rispetto all'anno scorso», rivela Onidi, «e sappiamo che entro fine anno il numero vittime sarà maggiore di quello del 2015». Qualche giorno fa, 34 persone, tra cui 20 bambini, sono morte nel tentativo di attraversare il deserto del Sahara. Erano diretti in Europa.
L'obiettivo è quindi «fare maggiori sforzi per attivare le operazioni di salvataggio, e prevedere un ulteriore sostegno e aiuto». Per quanto il referente dell'esecutivo comunitario chiarisca: «Non voglio mettere in discussione l'efficienza di queste operazioni di research and rescue (coordinate da Frontex, ndr)», il problema è che «i trafficanti usano imbarcazioni sempre più precarie».
Ogni giorno, «ci sono gommoni che partono dalla Libia con oltre 100 persone», le barche che partono dall'Egitto «sono vecchi pescherecci con più di 300 migranti a bordo». E il rischio che il Mar Mediterraneo diventi un vero e proprio cimitero è sempre più elevato.

Altri quattro hotspot mobili ad Augusta, Palermo, Reggio e Crotone

Nicolini, sindaco di Lampedusa.

Quelli che sopravvivono, una volta arrivati in Italia, vengono registrati e accolti nei quattro hotspot già operativi di Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto. Centri che secondo Onidi «funzionano bene». Ma non bastano ad accogliere tutti.
Per questo è prevista l'apertura di due nuovi hotspot, a Mineo e Messina, che secondo quanto detto dalle autorità italiane saranno operativi già da luglio.
L'IMPEGNO DI ROMA. C'è inoltre l'impegno da parte di Roma di «creare quattro punti di crisi mobili», assicura Onidi, che potranno essere spostati sul territorio per migliorare l'efficienza di varie attività di gestione. «Queste strutture mobili diventeranno veri e propri hotspot perchè serve aumentare la capacità di accoglienza».
Secondo quanto dichiarato dal governo italiano, saranno dislocati prima ad Augusta, Palermo, Reggio e Crotone, «in questo modo aumenteremo la capacità da 1.600 persone a 3 mila».
Uno sforzo in più ritenuto «essenziale perchè oltre il 50% di migranti che arrivano in Italia sono al di fuori degli hotspot già esistenti», ricorda Onidi, «e vorremmo arrivare invece al 100% al livello di capacità».
Il margine di lavoro è quindi ancora ampio e comprende anche un'altra proposta messa in campo dalle autorità italiane: si tratta degli hotspot galleggianti, chiamati floating hotspot.
ASSISTENZA SULLE NAVI. Si tratta di strutture mobili collocate sulle navi che perlustrano le coste e che non potranno però svolgere le stesse operazioni di quelle sul terreno. «L'agenzia Onu per i rifugiati, Unhcr e altre nostre agenzie avevavano discusso questa possibilità», poi scartata. «Quello che però è possibile è avere una nave capace di accogliere diversi migranti per rendere più efficaci le operazioni di salvataggio in mare e contribuire all'obiettivo di copertura del 100% degli hotspot».
Fornire insomma una sorta di «prima assistenza medica, psicologica e una pre-identificazione delle persone per gestirle poi meglio negli hotspot tradizionali una volta sbarcate».
Aggiustamenti e proposte che non basterebbero però in caso di un improvviso picco di arrivi. Per questo la Commissione europea ha iniziato a lavorare con le autorità italiane per mettere a punto anche un piano di emergenza.

L'Italia fa i compiti, l'Ue no: 4 mila eritrei potrebbero essere già ricollocati

Un barcone affiancato dalla Guardia di Finanza.

Ma per quanto l'Italia stia 'facendo i compiti a casa', e nonostante le varie agenzie europee stiano lavorando per prevenire ulteriori emergenze, sono gli altri Stati membri dell'Ue a non collaborare: «Dobbiamo dare una mano all'Italia», esorta Onidi, «il meccansimo di ricollocazione deve essere efficiente, invece le offerte sono ancora a un livello troppo basso per potere accogliere in maniera dignitosa i richiedenti asilo».
L'obiettivo è accelerare i tempi e avere una maggior offerta da parte dei Paesi Ue, per evitare ancora che i migranti «una volta sbrigate tutte le pratiche, si trovino ad aspettare mesi prima di essere ricollocati negli altri Stati membri.
Insomma fare in modo che il principio di distribuzione approvato dal Consiglio Ue funzioni veramente.
MIGRANTI NON ACCOMPAGNATI. «Ci sono 4 mila eritrei che potrebbero già essere ricollocati, non possiamo continuare con questi ritmi lenti», esorta Onidi.
La scorsa settimana solo 25 richiedenti asilo sono stati ridistribuiti nei vari Paesi Ue.
«Sinora solo poco più di 2 mila persone sono state ricollocate dalla Grecia, appena 780 dall'Italia, la Commissione parlava di 6 mila persone al mese», ricorda Sophie Magenis dell'Unhcr.
Resta infine da risolvere uno dei più grossi problemi: quello dei minori non accompagnati, che rappresentano il 12% dei migranti che arrivano attraverso la rotta del Mediterraneo centrale.
«Sono aumentati», e per quanto «l'Italia stia facendo tutto il possibile per gestire in modo dignitoso questi ragazzi, dobbiamo agire anche noi, serve un programma di ricollocamento specifico».
Come ha denunciato anche l'eurodeputata del Pd Elly Schlein, che ha definito «molto ottimistica la posizione di Onidi», nell'hotspot di Pozzallo, «ci sono tanti minori che girano con le ciabatte rotte, abbandonati, le loro vite sono sospese».
LA DENUNCIA DELLE ONG. In quello di Taranto «alcune persone ci hanno rivelato di non aver ricevuto nessuna informazione sulle pratiche di asilo, non si sa ancora quanti minori sono stati ospitati», riferisce, «e le ong lamentano che ai migranti di alcune nazionalità viene direttamente dato il foglio di via per il rimpatrio, senza alcuna spiegazione sui propri diritti».
Infine a Lampedusa «l'isola non è adeguata a diventare un luogo di detenzione delle persone, va bene come posto di prima accoglienza e soccorso, ma è indispensabile che in 48 ore tutte vengano accompagnate in altre strutture sulla terraferma».
Ma sull'isola le 48 ore diventano settimane, mesi.

Twitter @antodem

Articoli Correlati

Potresti esserti perso