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EMERGENZA 17 Giugno Giu 2016 1155 17 giugno 2016

Antartide, al via una missione di salvataggio estrema

Due aerei partiti per soccorrere un lavoratore della base Usa. In pieno inverno polare.

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Un Twin Otter atterrato in Antartide.

Un atterraggio alla cieca, nel buio più completo, con temperature che possono arrivare a -80° e mettere a rischio la strumentazione di bordo. Condizioni estreme, per i piloti impegnati nella missione di salvataggio più pericolosa mai tentata in Antartide. L'obiettivo è recuperare uno dei membri del personale della base di ricerca americana Amundsen-Scott South Pole, per un'emergenza medica che richiede il ricovero. Il malato è un impiegato stagionale della Lockheed Martin Antarctic Support Contract. Ma la National Science Foundation, che gestisce la base, ha scelto per il momento di non rivelare le sue generalità.
TUTTI I RISCHI DELLA MISSIONE. Di sicuro però la missione è rischiosissima, perché al Polo Sud freddo e buio sono al culmine e il solstizio d'inverno si avvicina. I due Twin Otter, decollati da Calgary il 14 giugno, dovrebbero arrivare a destinazione non prima del 19 giugno, se le condizioni meteo lo consentiranno.
Dopo aver sorvolato il Sudamerica, uno dei due si fermerà nella base britannica Rothera come supporto alle operazioni; l'altro proseguirà per altri 2.400 chilometri fino alla base americana. Ha un'autonomia di carburante limitata e viaggia con rifornimenti a bordo. Dovrà far atterrare i suoi sci completamente al buio, su una pista di neve compatta, non asfaltata.
IN INVERNO NON CI SONO VOLI REGOLARI. Durante l'estate australe si fanno diverse missioni di evacuazione medica, perché si può contare su servizi aerei quasi regolari, sia intercontinentali sia all'interno del continente antartico. Ma d'inverno è diverso, perché le condizioni sono molto più estreme e difficili. Tra febbraio e ottobre, a causa dell'oscurità, non sono programmati voli per o dalle basi. Negli insediamenti permanenti che rimangono aperti in questa stagione (oltre alla base americana, ci sono quella russa e quella italo-francese), restano al lavoro una dozzina tra ricercatori e personale tecnico.
NELLA BASE 48 PERSONE. Gli eventuali problemi di salute sono gestiti dal medico della base o con la telemedicina. La decisione di evacuare qualcuno non viene mai presa alla leggera, perché una missione di salvataggio è complicata e può mettere a rischio anche la vita dei piloti. Al tempo stesso bisogna considerare i bisogni del pazienti e del resto del personale della base. Vista la complessità dell'operazione, in questo caso saranno coinvolti anche il servizio metereologico del programma Usa antartico della Marina, i sistemi della marina militare del centro Atlantico, l'università del Texas e altre nazioni. Nella base Amundsen-Scott, al momento, ci sono 48 persone, impegnate in compiti di monitoraggio atmosferico e osservazioni scientifiche.

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