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ANALISI 17 Giugno Giu 2016 1414 17 giugno 2016

Omicidio Cox, le conseguenze sulla Brexit

La morte della deputata influenzerà il voto? Per Villafranca (Ispi) non è scontato. L'ex ambasciatore Sir Roberts: «Ora più consapevoli dei danni dell'intolleranza».

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A una settimana dal referendum sull'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea i leaver sono in rimonta sui remain. Il brutale assassinio della deputata laburista Jo Cox da parte del 52enne Tommy Mair al grido di «Britain first» però potrebbe frenare la corsa del fronte del 'Sì'.
I RISCHI DI XENOFOBIA E INTOLLERANZA. Se ogni previsione «è prematura», dice a Lettera43.it Sir Ivor Roberts, ambasciatore britannico in Italia dal 2003 al 2006 e ora presidente del Trinity College, è altrettanto vero che l'uccisione di Cox «potrebbe aumentare la consapevolezza di come la xenofobia e l'intolleranza danneggino l'immagine internazionale del Regno Unito».
È possibile quindi che i cittadini anglosassoni si fermino per «riflettere se desiderano che il Regno Unito sia uno Stato isolazionista e ripiegato su se stesso o uno Stato che giochi il suo ruolo internazionale come ha fatto con successo negli ultimi decenni».
Anche ipotizzando un vantaggio del fronte dei remain, il condizionale è comunque d'obbligo.
UN VANTAGGIO NON SCONTATO. La vittoria degli 'europeisti', infatti, «non è così scontata», spiega a Lettera43.it Antonio Villafranca, responsabile del programma Europa dell'Ispi.
E questo perché «la partita si gioca anche su un livello irrazionale, affettivo». E quindi «poco prevedibile».
L'onda emotiva potrebbe, questo sì, «galvanizzare gli indecisi». E mostrare, al di là delle analisi economiche, «l'irrazionalità che si respira nel fronte del 'Sì'».
Più difficile, invece, che riesca a influire su chi una posizione l'ha già presa.
IL FATTORE EMOTIVO. Il motivo sta in quel «Britain first» gridato dal killer prima dell'assassinio.
Attenzione, «non si sta affatto giustificando un atto criminale e folle»», sottolinea l'esperto. Però è innegabile che tra i leaver serpeggino la nostalgia della grandeur imperiale e la sua riaffermazione.
«'Prima l'Inghilterra' incarna un sentimento presente nel Regno Unito». Un Paese che mai ha trovato la sua identità all'interno del Vecchio Continente.
«Paradossalmente», continua Villafranca, «i leaver stanno facendo passare un messaggio positivo, di cambiamento. Mentre i remain puntano su posizioni conservatrici, solitamente percepite dall'elettorato negativamente».
L'INCOGNITA INDAGINI. Un'ulteriore variabile è invece legata alle indagini.
«Se il killer risultasse un folle isolato, allora il peso sul risultato del voto del 23 giugno probabilmente sarebbe ridimensionato». Se, invece, dovesse emergere un'appartenenza a qualche gruppo politico il discorso cambierebbe radicalmente.
Meir in passato aveva sofferto di disturbi mentali e si ipotizza una sua vicinanza allo Springbok Club, un gruppo suprematista bianco, visceralmente ostile all'Europa e simpatizzante del vecchio apartheid sudafricano.

Dall'economia all'immigrazione: le fasi della campagna elettorale

Al momento l'omicidio Cox ha solo congelato la campagna elettorale. E fatto riprendere i mercati che venerdì 17 giugno hanno aperto in positivo, in scia alla percezione che il fronte pro-Brexit sia in deciso calo.
UN EVENTO STORICO. Ma quest'aumento come i crolli eccessivi dei giorni scorsi non fa altro che dimostrare «il nervosismo delle Borse», aggiunge Villafranca, «dovuto all'incertezza di fondo» sul referendum che è vissuto - e non a torto - come un «evento storico».
Intorno al quale la pressione e la tensione sono cresciute soprattutto nell'ultimo mese.
COMPLOTTISMO? DEBOLEZZA DEI BREXITEER. Lo conferma il fatto che da più parti, anche nel nostro Paese, qualcuno abbia letto l'assassinio della laburista come il risultato di un «complotto europeo».
Complottismo che non è nuovo negli ambienti dei Brexiteer, conferma Sir Ivor Roberts. «I sostenitori della Brexit parlano degli europei in questi termini», sottolinea. «Vedono Bruxelles come il centro di un processo di accentramento che mira a garantire il dominio sull'Europa». Anzi, «alcuni di loro in modo purtroppo eccessivo parlano di come l'Ue cerchi di riuscire dove Hitler e Napoleone hanno fallito. Visioni», conclude l'ex ambasciatore, «completamente estranee a ogni tipo di discorso politico ragionato».
Può essere letta con questa lente l'escalation della campagna elettorale.
RAGIONAMENTO VS PANCIA. In un primo momento, il fronte del remain - che va da David Cameron al Labour - aveva giocato tutto sulle conseguenze economiche e finanziarie di un'uscita dall'Europa. Dipingendo scenari devastanti per il Regno e la City.
I Sì avevano poi rilanciato insistendo sul tema dell'immigrazione. Non tanto quella dall'Africa e dei rifugiati che allarma i leaver nostrani come Matteo Salvini, ma soprattutto quella intra Ue, dei lavoratori dell'Est e del Sud Europa.
E quindi, e il leader della Lega che nonostante il blocco della campagna continua sui social a tifare per il Brexit forse lo ignora, per i tanti italiani che si sono trasferiti Oltremanica.
Lavoratori che, secondo gli anti-europeisti, peserebbero troppo sul welfare e sull'housing, e cioè il costo delle case, considerato dai sudditi troppo elevato.
Argomenti che hanno impresso un cambio di passo alla campagna elettorale facendo avvicinare i due fronti. Close to call, troppo ravvicinati per prevedere un vincitore.
Almeno fino all'omicidio di Jo Cox.



Twitter: @franzic76

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