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Gran Bretagna 18 Giugno Giu 2016 2011 18 giugno 2016

Gran Bretagna, il killer di Jo Cox svela il suo fanatismo

Mair in tribunale: «Morte ai traditori». E alla procura si presenta come attivista. Un Paese sotto choc verso il voto. 

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Il volto del fanatico delirante è apparso appena gli hanno chiesto di pronunciare il suo nome. Thomas Mair, l'uomo che ha ucciso la deputata laburista Jo Cox durante un appuntamento elettorale il 17 giugno, si è presentato con parole inquietanti: «Morte ai traditori, Gran Bretagna libera». L'uomo è stato incriminatodalla polizia per omicidio, possesso illegale di armi e lesioni personali gravi. L'omicidio è quello della deputata Cox. Le lesioni quelle inflitte a Bernard Kenny, un pensionato di 77 anni, che ha cercato di fermarlo: «un gentleman coraggioso», lo ha onorato la sorella di Jo.
ATTIVISTA E SUPREMATISTA BIANCO. Mair è comparso il 18 giugno di fronte ai giudici di Westminster e ha rivelato oltre al profilo da squilibrato, l'odio politico: sullo sfondo degli ormai provati legami con ambienti dell'estrema destra razzista inglese e neonazisti stranieri. Come 'attivista' Mair si presentato d'altronde agli investigatori che l'interrogavano, ha riferito David Cawthorne, della Procura anti terrorismo della corona,.
Cawthorne ha pure confermato che il killer ha gridato frasi come «Britain first» o «Keep Britain independent» o «This is for Britain» quando si è accanito sulla sua vittima: ferendola a morte con coltellate e colpi di pistola e poi oltraggiandone il corpo a calci prima di lasciarla agonizzante sul selciato. In quella strada dove ha provato a soccorrerla un'assistente parlamentare, Fazila Aswat (musulmana e con il velo, come è normale che fosse nel mondo senza barriere della Cox), ai cui incoraggiamenti («Forza Jo, resisti») la deputata è riuscita a rispondere solo: «No, mi dispiace Fazi. Mi fa troppo male».
Una ricostruzione che turba, commuove.

Diverse deputate avevano ricevuto minacce

Una foto del presunto omicida, Tommy Mair.

L'effetto dell'agguato mortale contro la deputata laburista, simbolo d'impegno per l'integrazione, si fa sentire in Gran Bretagna ben oltre l'aula di giustizia, agli sgoccioli della campagna referendaria sulla Brexit. Con un impatto inevitabile sul dibattito politico a soli cinque giorni dal voto del 23. E alimenta la reazione dei molti che in queste ore continuano nei gesti d'omaggio. Con fiori, veglie e le raccolte straordinarie di fondi che stanno destinando centinaia di migliaia di sterline a cause umanitarie care alla Cox: come quella dei migranti e dei profughi siriani.
Ad alimentare la polemica sulla sicurezza, arriva la rivelazione del Daily Telegraph secondo cui diverse deputate, inclusa la stessa Cox, avevano registrato di recente pericoli e molestie. E una di loro aveva addirittura scritto al premier David Cameron per denunciare come nel rovente clima referendario il senso di minaccia fosse «drammaticamente cresciuto» in alcuni collegi, evocando senza perifrasi il timore di «un tragico incidente». Moniti trasmessi da Downing Street al ministero dell'Interno, ma che non hanno impedito a Tommy Mair, 52 anni, di compiere a Birstall (West Yorkshire), nel nord dell'Inghilterra, la sua missione di morte.
«UNA POLITICA DIVENTATA TOSSICA». I comizi restano sospesi fino al 19 giugno, in segno di lutto. Ma i commentatori e i media, pur con cautela, tornano sul ring della Brexit. Il Times, dopo aver tirato nelle ultime settimane la volata agli argomenti euroscettici sulla paura dell'immigrazione, formalizza al contrario il suo sostegno ai filo-Ue, in nome di quella stabilità economica che anche l'Fmi vede a rischio con un ipotetico divorzio da Bruxelles. Replica il Daily Mail, denunciando il rischio che la morte di Jo Cox sia 'strumentalizzata' contro 'Vote Leave', in ascesa vertiginosa nei sondaggi prima del trauma del delitto di Birstall. Ma secondo altri non si tratta di strumentalizzazione. Sadiq Khan, sindaco laburista di Londra, afferma che l'uccisione della sua compagna di partito deve 'far riflettere' in un Paese in cui «il modo in cui è condotta la politica è diventato tossico». Ancor più esplicito Simon Schama, storico di fama e columnist del Financial Times che, in un commento dal titolo «Rigettiamo la Brexit e restiamo un faro di tolleranza», scrive: «Invoco la memoria di Jo Cox non per sfruttarla, ma per onorarla».

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