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ALLERTA 18 Giugno Giu 2016 1200 18 giugno 2016

Isis, la strategia del Califfo e l'avanzata dei lupi solitari

«Sono più pericolosi di cellule organizzate», dice l'esperto di geopolitica Lazzeri. E se il Califfato arretra, la loro minaccia aumenta. Nel mirino ora c'è l'Asia.

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Un soldato dell'esercito regolare siriano con una bandiera dell'Isis.

Secondo fonti di sicurezza il rischio di attentati in Francia e Belgio è altissimo.
L’antiterrorismo belga, come è stato riportato dal quotidiano La derniere Heure, avrebbe avvisato che un gruppo di jihadisti è in viaggio verso l’Europa, passando attraverso la Turchia e la Grecia, per pianificare nuovi attacchi.
L'ALLARME DELLA CIA. John Brennan, direttore della Cia, sostiene che l’Isis, per compensare le perdite territoriali subite di recente, sta addestrando molti combattenti con l’obiettivo di colpire in Occidente. «Lo Stato Islamico sta lavorando per allestire un apparato in grado di dirigere e ispirare attentati come quelli di Parigi e Bruxelles e dispone di numerosi terroristi che potrebbero attuare questi attacchi», ha detto il capo dell'agenzia di spionaggio.
Non solo, i tagliagole del Califfo starebbero esortando – attraverso i social network – i propri seguaci a compiere attentati in stile lupi solitari nei Paesi in cui vivono.
«Ciò che preoccupa maggiormente in questo scenario è la complessità nell’intercettare i potenziali terroristi», spiega a Lettera43.it Daniele Lazzeri, chairman del think tank di studi geopolitici Il Nodo di Gordio.
«CLIMA DI IMPOTENZA». I recenti episodi di violenza, come quello di due giorni fa, quando Larossi Aballa, che ha rivendicato la sua appartenenza all'Isis, ha ucciso una coppia di agenti di polizia prima di essere neutralizzato durante l’assalto delle teste di cuoio francesi a Magnanville, nell’hinterland di Parigi, dimostrano come non sia strettamente indispensabile una complessa organizzazione per compiere attentati.
Secondo Lazzeri, «la logica dei lone wolf, i lupi solitari, ha mietuto più vittime degli attentati compiuti da cellule organizzate. È interesse del Califfo dimostrare all’Occidente di poter colpire ovunque e in ogni momento per creare quel clima di impotenza e di terrore».
Ed è indubbio che «l’arretramento delle milizie del Califfo nelle zone conquistate in precedenza dello Stato Islamico hanno come diretta conseguenza l’aumento degli attentanti in Europa e negli Stati Uniti».

Un perverso meccanismo di autodifesa

Sirte bombardata dall'Isis.

A questo va aggiunto che molti foreign fighter starebbero tornando dalla Siria e dall’Iraq.
«Si prevede che entro un anno lo Stato Islamico sarà del tutto distrutto grazie all’azione dell’Alleanza», ha dichiarato Gilles de Kerchove, coordinatore europeo anti-terrorismo.
Quindi «molti combattenti europei rientreranno nei loro Paesi».
È un perverso meccanismo di autodifesa per comunicare al mondo che, nonostante le sconfitte sul terreno, al-Baghdadi può continuare a colpire attraverso una rete di fedelissimi i quali, in fuga dai territori caldi, si riversano in Europa, in qualche misura percorrendo a ritroso le tappe dei jihadisti, riportando così il movimento alle origini con le strategie sanguinarie di quel network del terrore che è al Qaeda.
SEGNALI IN ASIA CENTRALE. Che l’Isis sia in grave difficoltà in Siria ed Iraq, schiacciata dai colpi di una «grande coalizione», che sembra finalmente aver trovato una qualche unità d'azione, è cosa certa.
Anche in Libia l’offensiva delle milizie di Misurata, che hanno riconosciuto il governo di Serraj, sembrano riuscire a scalzare gli uomini del Califfo dalla enclave di Sirte.
La vittoria, tuttavia, non è del tutto sicura.
Come sottolinea Andrea Marcigliano, senior fellow de Il Nodo di Gordio, «il jihadismo dello Stato Islamico ha più volte dato prova di essere proteiforme, ovvero un’Hydra capace di risorgere nei luoghi più diversi. Già si intravedono segnali di ciò in Asia Centrale e nel Caucaso russo, che saranno, probabilmente, i nuovi obiettivi strategici del Califfato».
CONTRACCOLPI IN EUROPA. Il rischio del rientro di diverse centinaia, addirittura migliaia, di combattenti esperti che si potrebbero disperdere da Oriente a Occidente, dall'Asia Centrale al Caucaso, fino all’Europa, andando a innervare e organizzare militarmente gruppi da tempo operativi o latenti nei singoli Paesi, è forte.
«Stiamo già assistendo a un intensificarsi delle attività di guerriglia degli uiguri musulmani nello Xinjiang cinese, dell'Imu, il movimento islamico dell'Uzbekistan in tutto il Centro Asia, con frequenti attacchi anche in Kazakhstan», spiega Marcigliano. «E la Russia non sta meglio, con la ripresa dell’azione di gruppi radicali in Cecenia, Inguscezia, Daghestan, e minacce nella stessa Mosca. Pertanto è prevedibile che dei contraccolpi si facciano presto sentire anche in Europa, in particolare nei Paesi che hanno fornito il maggior numero di combattenti allo Stato Islamico, in gran parte provenienti dalla Francia, dal Belgio e dalla Gran Bretagna».
ITALIA MENO ESPOSTA. In questo contesto Lazzeri crede che l’Italia sia lo Stato meno esposto, «anche perché pochi sono i volontari partiti dal nostro Paese, quindi minore il rischio rappresentato dal loro rientro».
«La nostra intelligence», conclude, «sta dando prova, nella prevenzione, di funzionare molto meglio di altre. La rete capillare dei Carabinieri permette un controllo del territorio che manca a servizi di sicurezza più pletorici e burocratici come quello di Parigi, i quali hanno dimostrato più volte la loro incapacità di prevenire. Per non parlare di quelli belgi che fanno acqua da tutte le parti».

Twitter @fabio_polese

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