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GIUSTIZIA 22 Giugno Giu 2016 1215 22 giugno 2016

Stepchild adoption, la Cassazione dice sì

Confermata la sentenza della Corte d'Appello di Roma per due donne: «Preminente interesse del minore». Si tratta del primo caso di adozione cogenitoriale in Italia. E adesso farà giurisprudenza.

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Stepchild adoption: la corte d'Appello di Roma ha detto sì a due donne.

Anche la Cassazione dice sì alla stepchild adoption, con una sentenza che fa giurisprudenza e che i Tribunali dei minori d'ora in avanti non possono ignorare.
I giudici supremi hanno confermato e reso definitivo il verdetto della Corte d'Appello di Roma, che era stato contestato e impugnato dalla procura generale.
Il caso riguardava la domanda di adozione di una ragazza minorenne, presentata dalla partner della madre biologica, da anni convivente in maniera stabile con quest'ultima.
STEPCHILD CASO PER CASO. La Cassazione ha stabilito che la stepchild adoption «prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore», e può essere ammessa «sempre che, alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminente interesse del minore». Poiché la legge sulle unioni civili non ha esplicitamente sancito il diritto all'adozione per le coppie omosessuali, i partner che vogliono adottare il figlio del compagno o della compagna devono sempre fare ricorso ai giudici. Il riconscimento viene concesso caso per caso, mettendo in primo piano la tutela della continuità affettiva del minore coinvolto.
LE ALTRE SENTENZE DEI TRIBUNALI. La vicenda su cui si è pronunciata la Corte di Cassazione riguarda il primo caso di adozione cogenitoriale in Italia. La sentenza di primo grado, che risale ad agosto 2014, aveva aperto la strada, garantendo alla madre non biologica di una coppia lesbica la possibilità di adottare la bambina partorita dalla sua compagna. Poi era arrivata la conferma della Corte d’Appello, a dicembre 2015. La procura di Roma aveva deciso di fare ricorso e la Cassazione lo ha respinto. Dal 2014 ad oggi il tribunale della Capitale ha riconosciuto altri 10 casi di adozioni cogenitoriali, e lo stesso ha fatto a fine maggio 2016 la Corte d’Appello di Torino, che ha concesso alle madri non biologiche di due coppie lesbiche la stepchild adoption.
DELLA VEDOVA: «COME CON LA LEGGE 40». La sentenza della Cassazione, ha commentato il senatore Benedetto Della Vedova, «conferma che nella legge sulle unioni civili, un'ottima legge che ha sanato un grave vulnus italiano, si sarebbe potuti essere più coraggiosi e andare fino in fondo sull'adozione del figlio del partner». Della Vedova ricorda che «la stepchild adoption non è vietata» e che «l'introduzione di un eventuale divieto riproporrebbe la questione di una violazione dei diritti dei cittadini». Si ripete, a giudizio del senatore, quando già accaduto con la legge 40 sulla fecondazione assistita: «Di fronte a divieti proclamati ma di fatto inapplicabili, la legge 40 è stata smontata pezzo per pezzo dalle sentenze dei giudici, ordinari e costituzionali. Spiace però che, ancora una volta, siano i tribunali a doversi sostituire al legislatore per tutelare l'interesse preminente dei minori, facendo riferimento ai principi costituzionali e ai diritti fondamentali, oltre che alla ragionevolezza».
CIRINNÀ: «PURTROPPO ABBIAMO DOVUTO STRALCIARE». Anche Monica Cirinnà, la senatrice del Parito democratico promotrice della legge sulle unioni civili, è dello stesso avviso: «La Cassazione stabilisce finalmente che quanto abbiamo sostenuto, e purtroppo dovuto stralciare, dal testo delle unioni civili non soltanto è legittimo, ma sopratutto è giusto. In Italia la giurisprudenza non ammette discriminazioni tra bambini, né per il modo in cui sono nati, né per l'orientamento sessuale dei loro genitori. A chi dice 'difendiamo i nostri figli' rispondo 'difendiamo tutti i figli'».
IL GIUDICE DI PRIMO GRADO: «SONO FELICE». Melita Cavallo, il giudice minorile che si era pronunciato in primo grado sul caso, ha detto di essere «felice», perché la decisione della Cassazione «garantisce il minore e, nel caso specifico, permette ad una bimba di avere una seconda mamma a tutti gli effetti». La Cassazione, prosegue Cavallo, «ha ritenuto corretta la mia interpretazione, dunque non si è trattato di una 'sentenza creativa', come qualcuno aveva affermato». D'ora in poi «i tribunali potranno decidere in tal senso, favorendo quelle situazioni in cui il rapporto nella coppia sia saldo e dunque l'adozione sia sempre a garanzia del minore». A questo punto, il rischio è che, ancora una volta, «si delinei una discriminazione tra i conviventi, le coppie sposate eterosessuali e le parti delle unioni civili. Nel caso dei primi il riconoscimento del figlio è automatico, mentre le coppie omosessuali per veder riconosciuta l'adozione del figlio di uno dei due da parte del partner dovranno arrivare in giudizio». La Corte europea per i diritti dell'uomo «potrebbe ritenere ciò discriminante e condannare l'Italia», conclude Cavallo.

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