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VATICANO 29 Giugno Giu 2016 1839 29 giugno 2016

Charamsa attacca la Chiesa: «Peccatrice e violenta»

A 9 mesi dal coming out, l'ex monsignore pubblica in un libro la sua verità. E sul papa: «Si è sottomesso al sistema».

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Krzysztof Charamsa, monsignore e teologo omosessuale.

La Chiesa l'ha cacciato, ma lui non riesce a dimenticarla. Dice di essere «più prete di prima» e «in regola davanti a Dio, molto più di tanti altri che vivono di nascosto la propria sessualità».
La vita di Krzysztof Charamsa è cambiata drasticamente da quando, nell'ottobre 2015, ha deciso di rivelare alla vigilia del Sinodo sulla famiglia la sua omosessualità. Il teologo polacco, ex monsignore ed ex ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede, ora vive a Barcellona con quel compagno di cui parlò per la prima volta nella famosa lettera aparte al papa.
«CHIESA INADEGUATA». A Roma per promuovere La prima pietra (Rizzoli), ha deciso di ripercorrere gli ultimi nove mesi. Nel libro, in uscita il 30 giugno, racconta la sua ribellione contro una Chiesa definita «peccatrice, ipocrita e inadeguata, mediocre, rugosa e violenta».
Charamsa afferma con serenità di non aver perso il sacramento del sacerdozio, ma solo di «essere stato sospeso dall'esercizio: ora sono disoccupato, e ho capito cosa vive sulla propria pelle chi non ha un impiego».
Perché ha deciso di rivelarsi al mondo, pur conoscendo le conseguenze? «C'era bisogno di un gesto di pubblica denuncia. Un'evoluzione ci sarà, ma io non posso aspettare 300 anni prima che la Chiesa cambi. Io voglio vivere la mia vita ed essere felice adesso. Questo libro è un manifesto passionale, l'espressione di sentimenti ed esperienze con i quali vorrei che il lettore si confrontasse».
«SACERDOZIO E SESSO NON SONO INCOMPATIBILI». La sostanza è che la Chiesa deve cambiare: «Denuncio l'omofobia e apro il dibattito sull'astinenza sessuale, che definirei più che altro astinenza dall'amore. Il sacerdozio è conciliabile con l'amore che si esprime anche con il sesso. Il celibato è una disciplina solo della Chiesa latina, introdotta intorno al X secolo. Ma non è precetto di Dio».

«Dal papa mi aspetttavo una risposta istituzionale»

Papa Francesco.

Non pretende che papa Francesco risponda alla sua lettera, il suo obiettivo era un altro: «Mi aspettavo la risposta istituzionale che aveva promesso, non a me ma alla comunità lgbt cattolica».
Quando ha fatto il suo coming out, molti l'hanno accusato di voler mettere in difficoltà il papa, al pari di quei cardinali che firmarono il documento di protesta sulle nuove regole del Sinodo.
«MAI COMPLOTTATO CONTRO IL PAPA». Ma lui respinge ogni addebito in tal senso: «Non ho mai fatto parte di una macchinazione, mi sono anzi liberato da un paranoico sistema che operava contro il papa: nella Congregazione ogni giorno lavoravo contro il Santo Padre, perché erano le istruzioni dei superiori».
Che ci sia chi rema contro il papa non lo stupisce: «Lui fa paura a molti e subisce un terrorismo psicologico dal clero più ortodosso. Si era presentato come rivoluzionario, vicino alla realtà vera della gente, chiamava a casa la persone. Prego che continui a farlo, ma ora la sua azione si è affievolita».
Perché? «Forse si è sottomesso al sistema e ha rinunciato al suo carisma. È vero, un uomo solo non può cambiare la Chiesa, ma col Sinodo non ha fatto ciò che ha promesso: aperture minime, e il suo documento finale ha confermato lo status quo».
«LA CHIESA SI SERVE DI DIO, NON LO SERVE». Leggendo il suo libro, sembra che non ci sia nulla di buono nella Chiesa: «Dalla Chiesa ho ricevuto molto, prima di tutto la Fede, ma nel libro la identifico con un bagaglio di negazione, sofferenza e paranoia rivolto contro una parte dell'umanità», ha detto, «la Chiesa oggi si impossessa di Dio per servirsene, non per servirlo. Si parla ancora di valori non negoziabili che sono solo espressione di un regime. Non c'è dibattito, bisognerebbe parlare di minoranze sessuali, amore, sesso, orgasmi. E poi di scienza e medicina, di inizio e fine della vita. Tutte questioni in cui la Chiesa dovrebbe avere più rispetto per la coscienza di ognuno. Come con Copernico e con Darwin, c'è paura della scienza. Anche perché per discutere ci vuole umiltà, e la Chiesa non ne ha».

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