TERRORISMO 29 Giugno Giu 2016 1551 29 giugno 2016

Istanbul, attentato all'aeroporto: cosa sappiamo

Strage all'aeroporto: 42 morti. In azione tre kamikaze. Sospetti sull'Isis. Cosa sappiamo. Foto.

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La Turchia è stata colpita per la settima volta dall'inizio del 2016 da un attentato terroristico. Obiettivo: l'aeroporto Ataturk di Istanbul. Un bersaglio ad altissima visibilità, data la sua fondamentale importanza come hub euro-asiatico (foto).
NESSUNA RIVENDICAZIONE. Non ci sono rivendicazioni, ma tutto fa pensare che dietro l'azione, che ricade a due anni esatti dalla proclamazione del Califfato, ci siano i jihadisti dell'Isis.
Anche il direttore della Cia John Brennan ne è convinto. Tre terroristi armati di kalashnikov hanno aperto il fuoco intorno alle 22 ora locale, ai controlli di sicurezza del terminal internazionale, nella zona degli arrivi. Poi si sono fatti esplodere tra la folla, provocando 42 morti (tra i quali 13 stranieri) e 238 feriti (109 dei quali sono già stati dimessi, mentre 40 sono in terapia intensiva), secondo l'Ufficio del governatore di Istanbul. Sui corpi dei kamikaze è stata effettuata un'autopsia. L'identità dei tre non è stata ancora rivelata, ma secondo fonti vicine alle indagini si tratterebbe di cittadini stranieri.
«ARRESTATA UNA DONNA». Sul numero totale degli attentatori non ci sono ancora certezze. Secondo fonti anonime di polizia citate dai media turchi, tuttavia, i componenti del commando sono sette. Il sito Haber Turk, citato dalla Bild, ha diffuso le foto di quelli che ritiene essere due dei terroristi.

Due degli attentatori secondo il sito turco Haber Turk.

Uno sarebbe stato arrestato nella notte e si tratterebbe di una donna, tre sarebbero in fuga, mentre altri tre sono morti dopo aver azionato le cinture esplosive. L'aeroporto è stato riaperto la mattina di mercoledì 29 giugno, anche se le attività nello scalo risultano fortemente ridotte. Almeno un terzo dei voli è stato cancellato, mentre decine di altri accusano forti ritardi.

IL PREMIER TURCO PUNTA IL DITO CONTRO L'ISIS. Il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha confermato che tutte le indicazioni suggeriscono che l'attacco sia opera dell'Isis. Yildirim ha spiegato che gli aggressori sono arrivati all'aeroporto in taxi e si sono fatti esplodere dopo aver aperto il fuoco. Il premier turco ha inoltre sottolineato come questo attacco sia arrivato mentre il suo Paese è impegnata nella lotta al terrorismo e nel tentativo di normalizzare i rapporti con gli Stati vicini, in particolare Russia e Israele. Tra Tel Aviv e Ankara è stato appena raggiunto un accordo di riconciliazione, sei anni dopo l'incidente della Mavi Marmara.

STESSE MODALITÀ DELL'ATTACCO A ZAVENTEM. Anche i Servizi segreti degli Stati Uniti sono convinti che l'Isis, o un gruppo ispirato dall'Isis, sia responsabile del massacro. A causa del target e del modus operandi. Secondo alcuni analisti si tratterebbe di una risposta alle recenti sconfitte del Califfato in Iraq e in Siria, in particolare alla perdita della città di Falluja. Il ministro degli esteri belga, Didier Reynders, ha ricordato infine come l'attentato di Istanbul presenti «le stesse modalità operative, la stessa zona presa di mira» dall'Isis a Bruxelles, quando i jihadisti fecero strage all'aeroporto di Zaventem.
LE CONDOGLIANZE DI PUTIN. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha fatto le sue condoglianze al popolo turco: «Siamo addolorati ed esprimiamo le nostre condoglianze alle vittime dell'attacco», ha detto il capo del Cremlino.
I VIDEO DELL'ATTACCO. Uno dei video delle telecamere di sicurezza interne all'aeroporto mostra persone in fuga e il lampo di una delle esplosioni. Le vittime barcollano e poi cadono sul pavimento, coperto di sangue. Un altro video mostra un uomo che cammina armato e poi si accascia a terra, colpito da un agente di sicurezza. L'agente si avvicina, ma subito dopo si accorge della cintura esplosiva e fugge. Dopo circa 10 secondi, il kamikaze si fa saltare in aria (tutti i video).

#IstanbulAttack Both the blasts caught on camera, here are some of the visuals #ITVideohttps://t.co/9VGlmRcNrD

— India Today (@IndiaToday) 29 giugno 2016

Cosa sappiamo

1. L'attentato: prima una sparatoria e poi tre esplosioni

Il premier turco Binali Yildirim ha precisato che nell'attacco un kamikaze si è fatto saltare in aria fuori dal settore arrivi e due altri hanno sfruttato il panico creato dall'esplosione per entrare nell'edificio. In seguito a uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza, anche loro si sono fatto esplodere. Un'agenzia stampa turca ha fatto sapere che gli assalitori non sarebbero di nazionalità turca.
Secondo il quotidiano Hurriyet, l'intelligence turca aveva inviato 20 giorni fa una lettera alle autorità competenti per avvisarle della minaccia imminente di possibili azioni terroristiche dell'Isis in diversi luoghi di Istanbul, tra cui l'aeroporto Ataturk.

2. Gli attentatori: sette terroristi, tre kamikaze

Non è stato ancora accertato in via definitiva il numero dei terroristi coinvolti nell'azione. Ma secondo fonti anonime di polizia, citate dai media turchi, il commando era composto in tutto da sette persone: tre sono morte nell'attacco suicida, tre sarebbero in fuga e una è stata arrestata nella notte, probabilmente una donna. Per quanto riguarda i tre attentatori che si sono fatti esplodere, due si trovavano al terminal dei voli internazionali, mentre il terzo era nel parcheggio all'esterno del terminal.

  • Il momento in cui uno dei tre kamikaze si è fatto saltare in aria, dopo essere stato colpito da un agente della sicurezza.

3. Le vittime: 42 morti e 239 feriti

Il bilancio delle vittime si è aggravato mercoledì 29 giugno. Secondo l'Ufficio del governatore di Istanbul i morti accertati sono 42 e fra loro ci sono anche 13 stranieri. I feriti invece sono 238 (109 dei quali già dimessi dagli ospedali). Nell'elenco delle vittime straniere compaiono sei sauditi (tre dei quali con la doppia cittadinanza turca), due iracheni, un tunisino, un uzbeko, un cinese, un iraniano, un ucraino, un giordano e una donna palestinese. Le vittime di cui finora è stata accertata l'identità sono 37. Tra queste non risultano al momento italiani, anche se sono ancora in corso le verifiche.

4. Le piste: tutto fa pensare all'Isis

Delle due piste solitamente battute nei precedenti attentati, quella dei separatisti curdi del Pkk e quella dell'Isis, la seconda sembra più probabile. Anche una fonte della polizia di Istanbul, oltre al primo ministro Yildirim, ha confermato l'ipotesi di un attentato organizzato dallo Stato islamico.
Ne è convinto anche il direttore della Cia John Brennan. «Ci sono i segni distintivi della depravazione dello Stato islamico», ha detto Brennan al Council on Foreign Relations.

Cosa non sappiamo

1. Chi sono gli autori dell'attacco?

L'attacco non è stato rivendicato. Il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha detto in conferenza stampa che le forze di sicurezza turche sospettano che dietro la strage ci sia la mano dell'Isis. Le indagini sono ancora in corso. Dopo l'autopsia le generalità dei tre kamikaze non sono state rivelate, ma si tratterebbe di cittadini stranieri. Il commando sarebbe stato composto da sette persone. Se così fosse, tre sarebbero ancora in fuga.

2. Qual è il movente della strage?

Le motivazioni della strage restano oscure. Il presidente Erdogan ha condannato l'attacco e ha ricordato che è avvenuto durante il Ramadan, il mese sacro dell'Islam. «Le bombe esplose a Istanbul sarebbero potute esplodere in ogni aeroporto, in ogni città del mondo», ha aggiunto, «chiediamo al mondo, e in particolare ai Paesi Occidentali, di assumere una posizione determinata contro il terrorismo». Il primo ministro Binali Yildirim, invece, ha sottolineato come l'attentato sia avvenuto dopo che la Turchia si è impegnata nella lotta al terrorismo e nel tentativo di normalizzare i rapporti con i Paesi vicini, in particolare Russia e Israele.
IL RIAVVICINAMENTO CON MOSCA E TEL AVIV. Potrebbe quindi trattarsi di una vendetta jihadista per il cambiamento di rotta di Ankara, più volte accusata di tenere una linea ambigua nei confronti degli islamisti e di aver favorito il transito dei foreign fighters diretti in Siria sul suo territorio. Gli sforzi del governo puntano a ricucire gli strappi seguiti sia all’abbattimento del jet russo al confine tra Siria e Turchia, sia all’incidente del 2009 della Mavi Marmara, quando la nave battente bandiera turca tentò di forzare il blocco di Gaza e venne presa d’assalto dalle forze speciali israeliane.

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