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STRAGE 23 Luglio Lug 2016 1608 23 luglio 2016

Kabul, attentato dell'Isis contro gli sciiti Hazara

Una duplice esplosione provoca almeno 80 morti e 231 feriti durante una manifestazione nella capitale afghana. I kamikaze con cinture esplosive sotto ai burqa.

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La strage è stata rivendicata dall'Isis.

Kabul è stata scossa da un attentato di enormi proporzioni, con almeno 80 morti e 231 feriti tra decine di migliaia di membri della comunità Hazara, colpiti nel corso di una manifestazione. La strage è stata rivendicata dallo Stato islamico, che per l'ennesima volta ha scelto come bersaglio il nemico sciita, in questo caso in un Paese lontano dalla scena siriano-irachena, ma da tempo nel mirino del Califfo.
Lo scoppio è avvenuto nella zona denominata Dehmazang Circle. Sul posto sono giunte ingenti forze di sicurezza, mentre molti dimostranti sono stati trasferiti in ospedale.
KAMIKAZE NASCOSTI DAI BURQA. Secondo quanto riferito da Amaq, l'agenzia di stampa del Califfato, gli autori sarebbero due kamikaze vestiti di burqa con cinture esplosive.
Dietro l'attentato ci sarebbe un membro dell'Isis di nome Abu Ali, originario del distretto di Achin della provincia orientale di Nangarhar.
Nella rivendicazione resa nota in inglese e arabo attraverso i social network il movimento guidato dal 'Califfo' Abu Bakr al Baghdadi si precisa che «due combattenti dell'Isis hanno attivato l'esplosivo che portavano indosso».
Fonti della sicurezza afghana hanno da parte loro indicato che nel complesso il commando che ha realizzato l'attentato era composto da tre membri, uno dei quali è stato ucciso prima che potesse farsi esplodere fra la gente.
I numerosi container dislocati dalle forze di sicurezza per sbarrare l'accesso al centro della città hanno reso difficilissimo il lavoro dei soccorritori, al punto che numerosi cadaveri giacevano sull'asfalto ancora ore dopo l'esplosione.
Le tivù afghane, hanno mostrato in diretta decine di corpi di manifestanti insanguinati a terra, mentre le persone rimaste illese si sono date alla fuga. 1TvNews ha citato informazioni non confermate secondo cui fra le vittime vi sarebbe anche l'organizzatore della manifestazione, Zulfiqar Omed.
CHIEDEVANO L'ENERGIA ELETTRICA NEL BAMYAN. 'The Enlightening Movement' (Movimento illuminante) aveva organizzato la protesta per chiedere il mantenimento di una linea di trasporto di energia elettrica nella provincia di Bamyan.
I talebani afghani hanno negato ogni responsabilità. Il portavoce degli insorti, Zabihullah Mujahid, ha sottolineato in un comunicato che l'attentato «è una cospirazione di chi vuole la divisione del popolo afghano».
Fra le vittime vi sono anche donne, bambini, agenti di polizia e almeno un giornalista. Le operazioni di soccorso, subito attivate, hanno dovuto superare numerose difficoltà a causa delle barricate e dei container che le forze di sicurezza avevano dislocato sulle vie principali per impedire ai dimostranti di raggiungere la 'zona rossa' della capitale, dove si trovano le ambasciate e il palazzo presidenziale.
Si è trattato, hanno ricordato i media locali, di uno dei più cruenti attentati avvenuti nella capitale afghana dal 2001, anno dell'intervento in Afghanistan della Coalizione internazionale. Il presidente Ghani ha diramato un comunicato di condanna dell'accaduto, ricordando che il suo governo riconosce e protegge le manifestazioni di protesta pacifiche. Ma questa volta, ha aggiunto, «terroristi opportunisti si sono infiltrati fra i dimostranti per compiere attentati che hanno portato al martirio di numerosi cittadini e membri delle forze di sicurezza». In serata il capo dello Stato si è rivolto in diretta tivù agli afghani assicurando che «ci vendicheremo di coloro che hanno fatto scorrere il sangue dei nostri fratelli», decretando per il 24 luglio una giornata di lutto nazionale.
COMPETIZIONE ISIS TALEBANI. In Afghanistan, la presenza dello Stato islamico non è ancora molto diffusa, ma se non viene contrastata è probabile che i miliziani di al Baghdadi riescano a ottenere sempre maggior influenza.
L’esercito afghano è impegnato in operazioni prettamente difensive, e non ha i mezzi né la forza di compiere missioni offensive per sgombrare dal territorio i jihadisti. L'unità del governo fronteggia molteplici minacce interne, tra governatori corrotti e istituzioni inesistenti, e non è in grado di mantenere il controllo su tutto il Paese.
I talebani stanno sfruttando la debolezza dell'esercito per indebolire lo Stato, e l'Isis, a sua volta, sta sfruttando le vulnerabilità dei talebani per chiamare a sé i guerriglieri insoddisfatti, e fondare anche qui la sua provincia.
La principale difficoltà per lo Stato islamico in Afghanistan, tuttavia, è proprio la tradizionale presenza dei talebani. Seppur fiaccati dalla loro infinita guerra, i mujahedin non sembrano affatto voler fare passi indietro, né permettono ai propri membri di giurare fedeltà all’Isis.
Quando ciò avviene, i gruppi si combattono tra loro, provocando ulteriori sofferenze a quelle che la popolazione locale già deve soffrire.

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