RICORRENZA 7 Ottobre Ott 2016 1147 07 ottobre 2016

Anna Politkovskaya, l'ultima intervista a 10 anni dall'omicidio

La giornalista russa fu assassinata il 7 ottobre 2006. E ancora mancano i mandanti. Stava lavorando a un reportage sui crimini in Cecenia. E sulle responsabilità del primo ministro Kadyrov. Il ricordo. Foto.

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La giornalista russa Anna Politkovskaya (guarda le foto) aveva 48 anni quando il 7 ottobre 2006, tornando a casa dopo aver fatto la spesa, veniva uccisa a colpi di pistola nell'ascensore del suo condominio in centro a Mosca, ancora con le buste in mano.
Nelle ultime settimane della sua vita stava lavorando a uno scottante reportage sulle torture commesse dalle forze di sicurezza legate al potente Ramzan Kadyrov, allora giovane primo ministro della Cecenia, fedelissimo del Cremlino e da poco, 16 settembre 2016, eletto presidente della Cecenia con il 98% dei voti.
Di Kadyrov aveva parlato anche nella sua ultima intervista rilasciata a Rfe/Rl, Radio free Europe/Radio liberty, il 5 ottobre, data in cui il politico ceceno compiva 30 anni.
NESSUN MANDANTE. La sua morte è avvenuta nel giorno di un altro compleanno illustre, quello di Vladimir Putin, oggetto di aspre critiche da parte della reporter per i suoi metodi autoritari.
Il presidente russo subito dopo aveva condannato l'assassinio dichiarandolo «un crimine inaccettabile che non può restare impunito», salvo poi aggiungere che «non contava niente politicamente».
L'ombra dell'omicidio di Stato non se n'è mai andata, anche dopo 10 anni e tre processi finiti con l'individuazione dei colpevoli.
La sentenza, secondo la famiglia e i colleghi, non porta vera giustizia: in un assassinio dal chiaro sfondo politico vengono condannati gli esecutori, ma i mandanti rimangono impuniti.

Stava lavorando sulle torture nelle prigioni in Cecenia

La targa in ricordo di Anna Politkovskaya.

Dmitri Muratov, direttore di Novaya Gazeta, giornale per cui Politkovskaya scriveva (leggi chi sono le sue 'eredi'), aveva raccontato che la giornalista stava per pubblicare un nuovo articolo sulle atrocità russe in Cecenia, pubblicato postumo sulla base degli appunti rimasti dopo la confisca dei documenti di lavoro della reporter da parte delle autorità russe.
Nell'ultima intervista rilasciata a Rfe/Rl la stessa giornalista aveva dichiarato: «In questo momento ho due fotografie sulla mia scrivania. Sto portando avanti un reportage sulle torture che avvengono nelle prigioni in Cecenia, torture di oggi e di ieri. Sono di persone arrestate dai Kadyrovtsi, membri della milizia personale di Kadyrov. Hanno subito violenze e sono stati lasciati morire».
«KADYROV COME STALIN». Aveva anche fatto un paragone molto forte tra il leader ceceno e il dittatore russo Joseph Stalin: «Kadyrov è lo Stalin dei nostri tempi. Molti dei nostri colleghi pensano che i crimini siano una bassa percentuale e che questi siano la pena da scontare per un bene superiore, ma non è così. Per quanto riguarda l'ammirazione verso Kadyrov, la situazione è la stessa di quando c'era Stalin. Se senti i discorsi ufficiali e pubblici c'è ammirazione. Se ascolti la gente parlare a bassa voce, sospirando e cercando di non farsi sentire, sentirai tutt'altro, sentirai odio. È una spaccatura nell'anima delle persone che potrebbe diventare molto pericolosa».

Cinque condanne nel 2014, ma solo per gli esecutori

Ogni anno il 7 ottobre si svolgono manifestazioni a Mosca e in tutto il mondo in ricordo di Anna Politkovskaya. Questa foto risale al 2010, scattata durante la manifestazione nella capitale russa.

Dopo i buchi nell'acqua dei primi due processi la giuria popolare del tribunale di Mosca ha dichiarato colpevoli cinque uomini: Rustam Makhmudov, che ha sparato, e suo zio Lom-Ali Gaitukayev, l'organizzatore, stanno scontando l'ergastolo.
I fratelli di Makhmudov, Ibragim e Dzhabrail, sono stati condannati a 12 e 14 anni di carcere, mentre Serghei Khadzhikurbanov, ex-dirigente della polizia di Mosca che che ha partecipato alla preparazione dell'omicidio, ha ricevuto una pena pari a 20 anni.
LUNGO CORTEO PER RICORDARLA. Per ricordarla, a 10 anni dalla morte, è previsto un lungo corteo di auto dal lungofiume Fruntseskaia diretto in via Lesnaia, dove la reporter è stata ammazzata, con slogan che denunciano come i mandanti del delitto non siano ancora stati trovati.
Novaya Gazeta ha organizzato una cerimonia davanti alla sede della redazione.

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