Corona sconta resto pena in affidamento
GIUSTIZIA 18 Ottobre Ott 2016 1438 18 ottobre 2016

Corona resta in carcere, respinta l'istanza della difesa

Per il giudice restano le esigenze cautelari. Stessa sorte per la collaboratrice Francesca Persi.

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Fabrizio Corona, arrestato con l'accusa di intestazione fittizia di beni, deve restare in carcere.
Lo ha deciso il gip di Milano Paolo Guidi, che ha respinto l'istanza di scarcerazione presentata dai suoi difensori, i legali Ivano Chiesa e Antonella Calcaterra.
Il giudice, inoltre, ha respinto anche la richiesta di scarcerazione, presentata dal legale Cristina Morrone, per Francesca Persi, collaboratrice di Corona e ritenuta «prestanome» dell'ex fotografo dei vip.
CHIESTA LA SCARCERAZIONE. Corona, tornato in carcere il 10 ottobre scorso mentre era in affidamento in prova ai servizi sociali da quasi un anno e mezzo, attraverso i suoi legali aveva chiesto la scarcerazione al gip Guidi, lo stesso che ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare per intestazione fittizia di beni in relazione agli oltre 1,7 milioni di euro in contanti trovati nel controsoffitto della casa di Persi, poi sequestrati, e agli altri soldi 'cash' portati in Austria dalla stessa collaboratrice sempre per conto, stando alle indagini, dell'ex 're dei paparazzi'.
RESTANO LE ESIGENZE CAUTELARI. Secondo la difesa, però, nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip l'ex 'fotografo dei vip' aveva ammesso che quel denaro in contanti erano «compensi in nero» per le serate nei locali e aveva parlato di due conti in Austria e, dunque, non sussistevano più le esigenze cautelari. Per il giudice, però, le esigenze cautelari permangono ancora. «I contanti trovati nel controsoffitto e quelli in Austria (900mila euro secondo Corona) sono frutto del mio lavoro e di quello della società Atena e avevo intenzione di pagare le tasse», ha spiegato, in sostanza, l'ex agente fotografico al gip. Per la difesa, tra l'altro, sarebbe ancora in tempo per versare le imposte e non rischiare l'accusa di evasione. Per l'accusa, tuttavia, tutto quel denaro (quasi 3 milioni di euro, tra i contanti nascosti nel controsoffitto e quelli in Austria) Corona non poteva averlo, perché era in regime di affidamento e risultava formalmente solo un semplice collaboratore di Atena pagato con un fisso mensile. E proprio per eludere le «disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale», secondo l'accusa, avrebbe usato Persi come 'testa di legno'. Da qui l'accusa di intestazione fittizia di beni.
OK A RICORSO SU DETENZIONE DISUMANA. Intanto Corona incassa la decisione della Cassazione di accogliere il ricorso contro la dichiarazione di inammissibilità del reclamo da lui presentato alla magistratura di sorveglianza di Milano per ottenere un risarcimento per le condizioni di detenzione disumana che, a suo avviso, avrebbe patito nel carcere di Opera.
La richiesta risarcitoria era stata 'cestinata' il 26 gennaio 2015 con decreto del magistrato di sorveglianza, che riteneva non più valida la domanda dato che Corona non era più in cella dopo l'affidamento in prova ai servizi sociali, e inoltre riteneva non specificati «i fattori ambientali che giustificavano la richiesta».
Ad avviso dei supremi giudici (sentenza 44180 depositata il 18 ottobre 2016), il magistrato di sorveglianza ha sbagliato a trattare sbrigativamente la questione mentre avrebbe dovuto convocare il «contraddittorio delle parti», «tanto più necessario in considerazione della novità dell'istituto» (la risarcibilità della detenzione inumana, dopo la sentenza della Corte di Strasburgo) e «del dibattito dottrinale e giurisprudenziale da esso originato» che esclude che le richieste di indennizzo possano essere 'liquidate' senza convocare gli avvocati e il detenuto che si è lamentato per le condizioni di invivibilità del carcere.
Pertanto gli 'ermellini' hanno «annullato senza rinvio il decreto impugnato» dalla difesa di Corona e disposto la trasmissione degli atti al magistrato di sorveglianza di Milano che dovrà dare «ulteriore corso» alla richiesta dell'ex fotografo in modo «rispettoso» delle regole indicate dal verdetto, cioè con la convocazione delle parti e la celebrazione dell'udienza con la loro partecipazione.

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