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CASO 19 Ottobre Ott 2016 2140 19 ottobre 2016

Catania, muore donna incinta: «Medico obiettore»

Valentina Milluzzo era al quinto mese di gravidanza e aspettava due gemelli. Aborto spontaneo all'ospedale Cannizzaro. Per l'avvocato della famiglia il medico si è rifiutato di intervenire. Ma la circostanza non emergerebbe dalla cartella.

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L'ingresso dell'ospedale Cannizzaro di Catania.

La procura di Catania ha aperto un'inchiesta sulla morte di una donna di 32 anni, Valentina Milluzzo, deceduta il 16 ottobre all'ospedale Cannizzaro. Era ricoverata per complicazioni al quinto mese di gravidanza, aveva fatto ricorso alla procreazione assistita in un'altra struttura. Aspettava due gemelli, poi l'aborto spontaneo e il tragico epilogo, seguito dalla denuncia dei familiari. Secondo l'avvocato dei congiunti di Valentina, infatti, il medico che avrebbe dovuto tutelare la sua salute si sarebbe rifiutato di intervenire quando i feti sono entrati in crisi respiratoria, perché «obiettore di coscienza».
Ma dai primi esami sulla cartella clinica non risulta che il medico si sia dichiarato obiettore.
VERIFICHE SUL RACCONTO DEI FAMILIARI. Il procuratore Carmelo Zuccaro ha disposto il trasferimento della salma in obitorio, bloccando i funerali, e ha sequestrato la cartella clinica di Valentina. La magistratura ha disposto l'autopsia dopo avere identificato i 12 medici in servizio durante il ricovero, indagati come atto dovuto per omicidio colposo. La procura catanese ha confermato il contenuto della denuncia, sottolineando però come sia «la prospettazione dei fatti esposta dalla famiglia, che dovrà essere verificata».
E dalle prime verifiche, per i magistrati, la ricostruzione dei familiari della vittima «al momento non trova alcun riscontro» in un atto ufficiale e documentale, qual è la cartella clinica. In ogni caso, sarebbe stato poi necessario stabilire un rapporto di causa ed effetto tra la morte dei due feti e quella della puerpera con la presunta, e non accertata, dichiarazione di obiettore di coscienza del medico intervenuto.
IL PRIMO FETO IN CRISI RESPIRATORIA. L'avvocato dei Milluzzo ha raccontato che Valentina «era stata ricoverata il 29 settembre per una dilatazione dell'utero anticipata. Per 15 giorni tutto è andato bene. Dal 15 ottobre mattina la situazione è precipitata. Febbre alta curata con antipiretico, collassi e dolori lancinanti». Dai controlli sarebbe emerso che uno dei due feti «respirava male». Ma il medico di turno, sempre secondo il racconto dei familiari, «si sarebbe rifiutato di intervenire perché obiettore di coscienza». Poi, quando il cuore del feto ha cessato di battere, lo avrebbe «estratto e mostrato morto ai familiari». Valentina, intanto, «urlava dal dolore e gridava continuamente 'aiuto'».
«VALENTINA ERA GRAVISSIMA». La ricostruzione dei fatti fornita dall'avvocato, sulla base della testimonianza dei familiari, continua così: «Viene eseguita una seconda ecografia e anche il secondo feto mostra delle difficoltà respiratorie. Anche in questo caso il medico avrebbe ribadito che sarebbe intervenuto solo dopo che il cuore avesse cessato di battere, perché lui era un obiettore di coscienza». Il secondo feto, dopo l'estrazione, non sarebbe stato mostrato ai familiari. Un medico li avrebbe invece avvisati che «le condizioni di Valentina erano gravissime, perché la sepsi si era estesa con una setticemia diffusa». Valentina viene sedata e portata in rianimazione. I familiari hanno detto di averla vista «con dei cerotti sulle palpebre che le chiudevano gli occhi». Poi, domenica 16 ottobre, la notizia del decesso.

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