Omar 161019140738
GIUSTIZIA 19 Ottobre Ott 2016 1405 19 ottobre 2016

Ilaria Alpi, assolto Hasci Omar Hassan: un caso lungo 18 anni

Arrestato nel 1998, ha scontato in carcere 16 anni di pena. Ma si è sempre dichiarato innocente. La madre della giornalista assassinata a Mogadiscio: «Come se mia figlia fosse morta di caldo».

  • ...

Hashi Omar Hassan al momento della lettura della sentenza che lo ha assolto per concorso nell'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Assolto dopo aver scontato 16 anni di carcere, durante i quali si è sempre dichiarato innocente.
Il cittadino somalo Hasci Omar Hassan, arrestato a Roma nel 1998 con l'accusa di essere l'autore del duplice omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo del 1994, è stato prosciolto dalla Corte d'Appello di Perugia al termine del processo di revisione, «per non aver commesso il fatto».
«Grazie a Dio è finita», ha detto Hassan, «mi hanno rovinato, mi hanno sequestrato, però grazie a Dio, all'aiuto dei giornalisti e di questi giudici oggi sono stato liberato. Mi hanno usato come capro espiatorio e ora devono indagare per arrivare a capire chi è stato a fare tutto questo».
I 'TESTIMONI' CHE LO HANNO ACCUSATO. La sua è una vicenda giudiziaria lunga 18 anni che ha dell'incredibile, piena di ombre e misteri irrisolti. Assolto nel processo di primo grado, condannato all'ergastolo in Appello, infine a 26 anni di carcere per concorso in omicidio dalla Cassazione, Hassan fu accusato da un testimone scomparso a pochi giorni dall'inizio del giudizio di primo grado. Si tratta di quell'Ahmed Ali Rage, detto Gelle, ritrovato dopo oltre 16 anni dalle telecamere di Chi l'ha visto?.
GELLE RINTRACCIATO DA CHI L'HA VISTO? Ad accusare Hassan spuntò però un secondo testimone, l'autista di Ilaria Alpi, che rimase in Italia per cinque anni vivendo sotto protezione. Tornato in Somalia nel settembre del 2003, venne ritrovato morto una settimana dopo. Cosa ha dichiarato Gelle all'inviata di Rai 3 che è riuscita a rintracciarlo a Birmingham, facendo meglio delle autorità italiane per le quali è sempre stato irreperibile, anche quando l'Interpol segnalò il suo indirizzo e il fatto che avesse ottenuto nel 2000 lo status di rifugiato nel Regno Unito? «L’uomo in carcere accusato di aver ucciso Ilaria Alpi è innocente. Io non ho visto chi ha sparato, non ero là. Mi hanno chiesto di indicare un uomo». Il soggetto rimane inespresso. O genericamente indicato come «gli italiani», i quali «avevano fretta di chiudere il caso» e per questo lo hanno pagato.
LA MADRE DI ILARIA: «NON AVREMO MAI LA VERITÀ». In aula, alla lettura della sentenza dei giudici di Perugia, c'era anche Luciana, la madre di Ilaria Alpi. Ha detto di essere «contenta» per Hassan, «che dopo quasi 16 anni di carcere è riuscito ad avere la libertà». Ma si è detta «molto amareggiata e depressa» per la figlia, «perché è come se lei e Miran Hrovatin fossero morti per il caldo che faceva a Mogadiscio. La verità non l'abbiamo e secondo me non l'avremo mai». Il tempo, ha aggiunto, «è dalla loro parte, sono passati quasi 23 anni. Ora non so cosa farò. Sono stanca e non ho più voglia di farmi prendere in giro da queste persone. Perché ci hanno riempito di bugie e depistaggi, e non hanno combinato nulla».
LUCIANA ALPI: «I MAGISTRATI SI VERGOGNINO». Parole dure, rivolte anche contro la magistratura: «Dovrebbero avere un po' di vergogna tutti questi magistrati che si sono susseguiti nelle indagini su Ilaria, per essere arrivati a questo punto dopo 23 anni. Sul caso si sono alternati negli anni ben cinque magistrati e tre procuratori. Eppure, nessuno è riuscito a porre fine alle troppe bugie, ai troppi depistaggi che hanno caratterizzato questa vicenda. Dai giudici non mi aspetto niente». Luciana Alpi ha quindi ricordato come Hassan sia stato assolto «grazie a una giornalista, non grazie alla procura di Roma. Perché se non ci fosse stata Chiara Cazzaniga (l'inviata di Chi l'ha visto? che ha rintracciato e intervistato Gelle, ndr), probabilmente Hassan sarebbe ancora in carcere. Questo glielo dobbiamo, anche perché spesso si parla male dei giornalisti e invece spesso fanno più del loro dovere».
LA RIAPERTURA DEL PROCESSO CONTRO HASSAN. A consentire la riapertura del processo contro Hasci Omar Hassan è stata proprio la 'confessione' resa da Gelle, prima a Chi l'ha visto? e poi alla magistratura. Resta però da fare luce sui retroscena che hanno portato alla sua condanna. Fatti sui quali altri giornalisti, su tutti Luciano Scalettari di Famiglia Cristiana e Andrea Palladino dell'Espresso, non hanno mai smesso di informare l'opinione pubblica. Accadde infatti che nell'estate del 1997, mentre quattro testimoni oculari dell'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin erano in viaggio verso l'Italia, l'inchiesta venne tolta al magistrato che ne era titolare, Giuseppe Pititto, e affidata a un nuovo pm, Franco Ionta. L'ambasciatore italiano in Somalia, Giuseppe Cassini, si attivò per far sapere che era stato trovato un super testimone, pronto a fare un nome. Il grande accusatore è Gelle, che farà perdere le sue tracce poco dopo essere stato ascoltato dalla procura. Il colpevole designato, invece, è Hasci Omar Hassan, che venne portato in Italia con uno stratagemma, includendolo fra i testimoni delle presunte violenze subite dai somali da parte dei militari italiani durante l’operazione Ibis.
LE CAPRIOLE DELL'EX AMBASCIATORE CASSINI. Ma non è finita qui. Perché dalle carte della commissione d'inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi, desecretate nel 2016 per volere della presidente della Camera Laura Boldrini, sono emersi dettagli finora inediti anche sul secondo accusatore di Hassan, l'autista di Ilaria Alpi ritrovato morto in Somalia nel 2003. L'ex ambasciatore Cassini, lo stesso che lo aveva condotto nel nostro Paese assieme ad Hassan, accreditandolo come testimone, audito nel 2004 dichiarò infatti testualmente: «Non darei un soldo bucato alle testimonianze di Abdi (Ali Mohamed Abdi Said, questo il nome completo dell'autista, ndr). Non è una persona affidabile, farebbe qualsiasi cosa per sopravvivere». Peccato che fosse deceduto l'anno precedente. Sempre di fronte alla commissione d'inchiesta, l'ex diplomatico italiano ha aggiunto: «Non ho mai visto un rifiuto tossico in Somalia. Non solo non ho mai visto nulla, ma non ho mai sentito nulla che riguardasse i rifiuti tossici in Somalia. E ho girato tutta la Somalia».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso