Premium 160819181448
CASO 19 Ottobre Ott 2016 2031 19 ottobre 2016

Mediaset-Vivendi, scontro su Premium: «Parola al tribunale»

I francesi parlano di «intimidazione» ed escludono la «soluzione amichevole». La replica di Mediaset: «La vicenda sarà risolta dal giudice».

  • ...

La sede di Mediaset a Cologno Monzese.

Si assottigliano gli spazi di mediazione nello scontro tra Mediaset e Vivendi sul mancato acquisto di Premium da parte del gruppo francese.
La società guidata da Vincent Bolloré accusa gli italiani di «tentativi di intimidazione» e non ritiene più prioritaria una «soluzione amichevole». Mediaset risponde a muso duro, affermando che la vicenda «sarà risolta in tribunale».
PRIMA UDIENZA L'8 NOVEMBRE. Salvo improbabili accordi dell'ultimo minuto, le danze si apriranno l'8 novembre prossimo, quando a Milano ci sarà la prima udienza sulla richiesta di sequestro cautelativo del 3,5% delle azioni proprie di Vivendi, che costituivano il pagamento prospettato dal contratto per l'acquisto della pay tv del Biscione. Al di là degli scontri portati avanti attraverso i comunicati ufficiali, è questo che vuole il gruppo italiano: prima onorare l'intesa firmata ad aprile, poi si può discutere di tutto.
IL CONTRATTO FIRMATO DAI FRANCESI. Oggetto del contendere è ovviamente il contratto firmato dai francesi, che prevede uno scambio paritario del 3,5% tra le capogruppo Mediaset e Vivendi. La valorizzazione di Premium, dalla quale sarebbe dovuto uscire il socio di minoranza Telefonica, superava i 700 milioni, ma in maggio i conti del primo trimestre avrebbero evidenziato una perdita mai emersa prima. Più di 56 milioni di euro, che in proiezione indicano un rosso di oltre 200 milioni l'anno.
LE ACCUSE A MEDIASET. Dopo settimane di attesa e il tentativo di Mediaset di stanare il gruppo guidato da Vincent Bolloré, Vivendi dice di ritenersi libera «dalla sua volontà di favorire una soluzione amichevole», riservandosi «il diritto di intraprendere qualsiasi azione per difendere i propri interessi e quelli dei suoi azionisti». I francesi affermano che finora hanno «sempre ritenuto praticabile una trattativa nella controversia con Mediaset», continuando «in questi mesi a cercare soluzioni alternative». Ma in risposta al suo «atteggiamento costruttivo, Vivendi è stata affrontata da Mediaset e da Fininvest con comunicati aggressivi e l'avvio di molteplici azioni legali, tra cui un nuovo tentativo di intimidazione il 12 ottobre», quando emerse la richiesta di sequestro delle azioni.
LA REPLICA DEL BISCIONE. A stretto giro Mediaset ha risposto che «dal 25 luglio 2016, data della lettera ufficiale Vivendi di dietrofront sul contratto definitivo e vincolante firmato, non ci sono stati più contatti tra le due società e i reiterati riferimenti a 'business plan irrealistici' costituiscono ingerenze inappropriate sulle attività di un rilevante asset industriale di una società quotata e provocano ulteriori danni non solo di reputazione turbando il corso del relativo titolo».
Per tutti questi motivi, «prendiamo atto del fatto che la vicenda sarà risolta in Tribunale», ha concluso Mediaset, «dove emergeranno chiaramente i ruoli che oggi si vogliono confondere. Ed è evidente che la richiesta di sequestro di azioni Vivendi, lungi dall'essere un'iniziativa intimidatoria, è finalizzata a tutelare gli interessi di Mediaset e dei suoi azionisti».

Correlati

Potresti esserti perso