Observa
22 Novembre Nov 2016 1607 22 novembre 2016

Rapporto Observa: cosa pensano gli italiani dei vaccini

Per il 57% andrebbero imposti mentre il 19% crede che dovrebbero essere tutti facoltativi. Ma la maggioranza è convinta che siano comunque rischiosi. I dati in infografiche

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La nuova epidemia di meningite che ha colpito la Toscana a novembre 2016 ha riportato al centro la questione delle vaccinazioni. La Regione Emilia-Romagna ha introdotto l'obbligo: per poter frequentare gli asili nido i bambini dovranno essere vaccinati. Sulla stessa lunghezza d'onda anche il Lazio con il presidente della commissione Salute del Consiglio regionale Rodolfo Lena pronto a portare la questione in Aula. Lo stesso presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti: «Obbligo di vaccinazione per i bimbi che vanno al nido: è una legge che proporrò in Consiglio regionale per combattere la diffusione di malattie pericolose e tutelare la salute dei più piccoli».

STA TORNANDO LA DIFTERITE. La scelta emiliana si inserisce all'interno di un dibattito infiammato anche dai dati allarmanti sul crollo delle vaccinazioni. Il 19 novembre il professor Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), ha confermato che è stato individuato un caso di difterite. Un segnale che riapre la questione delle vaccinazioni anche perché negli ultimi 10 anni il numero delle vaccinazioni per questa patologia, su 100 bambini in età da vaccino, sono passate da 96.2 a 93.4.

BASILICATA LA REGIONE PIÙ VACCINATA. Nel 2015, basandosi sui nati nel 2013, la regione con il tasso di vaccinazione più alto è stata la Basilicata, con 97,83 profilassi ogni 100. Numeri sopra la media nazionale anche per Abruzzo (95,71) e Calabria (95,32). Lontane dalla media invece le regioni del Nord-Est, in particolare la provincia autonoma di Bolzano, fanalino di coda con 87.49 vaccinazioni. Sotto la media anche Friuli (90,28), Veneto (91,29) e Campania (91,34).

Ma cosa ne pensano gli italiani dei vaccini? L’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società di Observa ha cercato di rilevare le opinioni e gli umori intorno alla spinosa questione dell'obbligatorietà.

VACCINI OBBLIGATORI SOLO PER UN ITALIANO SU QUATTRO. Poco meno di un italiano su quattro è un forte sostenitore delle vaccinazioni. Solo il 23% degli interpellati, infatti, ha detto che dovrebbero essere tutte obbligatorie, senza nessuna esclusione. Fra di loro il il 34,7% ha riposto profonda fiducia nelle cure dato che ormai «sono sicuri e efficaci». Alta la percentuale anche di coloro che li sostiene per ragioni pragmatiche dato che in fin dei conti «i benefici sono sempre superiori ai rischi». L'aspetto paradossale forse sta nella fiducia nei medici. Solo il 13,9% dei sostenitori dell'obbligatorietà ripone massima fiducia in dottori e istituzioni sanitarie, ma allo stesso tempo il 16,9% è convinto che le persone comuni non possano decidere su questioni così complesse.

PER IL 57% SOLO ALCUNI VACCINI DOVREBBERO ESSERE OBBLIGATORI. La fetta più grande degli intervistati, il 57,3%, è convita che solo alcuni specifici vaccini siano da rendere obbligatori, lasciando a tutti la libertà di poter scegliere sugli altri. Di questi, oltre il 40% è convinto che la ricerca abbia individuato alcune criticità e che in fondo «la ricerca ha dimostrato che ci sono rischi da non sottovalutare».

UNO SU CINQUE TOTALMENTE CONTRARIO. C'è poi la fetta dei totalmente contrari, il 18,6%, per loro nessun vaccino dovrebbe essere obbligatorio. Tra di loro, più che complottisti o scettici a prescindere, ci sono persone che si dicono contrarie perché hanno conosciuto personalmente persone danneggiate dai vaccini (34%).
Percentuali molto più basse per chi ritiene che il business dei vaccini sia da imputare alle case farmaceutiche (17,8%). Scarso anche lo scetticismo nei confronti del sistema sanitario, solo il 10,2% ripone scarsa fiducia in medici e istituzioni sanitarie.

Nel rapporto di Observa si traccia anche un identikit di chi ha partecipato al sondaggio e si scopre che i più scettici non sono i meno istruiti.

GIOVANI E ISTRUTITI I PIÙ SCETTICI. I favorevoli a rendere obbligatori le vaccinazioni sono più diffusi tra coloro che hanno un basso titolo di studio e un livello di alfabetismo scientifico modesto. Sono meno favorevoli i cittadini laureati con un alto alfabetismo scientifico.
In generale però i più istruiti e alfabetizzati dal punto di vista scientifico sono quelli che si collocano in una posizione intermedia. Differenze anche sul piano dell'età. I più anziani tendono a convergere sulla libertà di scelta lasciando al singolo la possibilità di valutare in autonomia se vaccinare o no.

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