Corallo
13 Dicembre Dic 2016 1806 13 dicembre 2016

Corallo, l'impero del "Re delle Slot"

Una piccola isola delle Antille olandesi ne è il centro nevralgico. L'ascesa, i contatti con la politica, il reticolo delle società offshore: tutti gli intrighi dietro gli arresti del 13 dicembre.

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Per capire gli arresti del “Re delle Slot” Francesco Corallo, del suo braccio destro ai Caraibi Rudolf Baetsen e dell’ex parlamentare e componente della Commissione Antimafia nella scorsa legislatura Amedeo Laboccetta bisogna partire da lontano. Almeno nel tempo. Nello spazio è sufficiente spostarsi a Catania, città dei Corallo. Da qui il padre di Francesco, Gaetano, inizia la sua storia criminale che sconfina nel Nord Italia e arriva nell’isola di Saint Marteen, Antille Olandesi.

L'ASCESA DI CORALLO SENIOR. Sul finire degli Anni 70, i frequentatori dei casinò sono i benestanti. Lontano il tempo di slot machine e videolottery alla portata di tutti. Corallo senior decide che questi ricchi vanno portati nei casinò a giocare. Una volta finite le scorte entra lui in gioco prestando denari a tassi usurai. Li accompagna in aereo personalmente, prima nei casinò italiani poi ai Caraibi, dove si stabilisce. Ad aiutarlo il boss Benedetto Santapaola che tra il 1986 e il 1987, riferisce il “ministro delle finanze” di Cosa nostra Angelo Siino, per un anno e mezzo soggiorna proprio a Saint Marteen, chez Corallo.

ALLA SBARRA COL BOSS. I due, Santapaola e Corallo senior, si ritrovano insieme anche alla sbarra nel processo sull’assalto della mafia siciliana ai casinò di Campione e Sanremo. Una pagina di storia sulle infiltrazioni mafiose al Nord che porta a processo boss, politici e amministratori locali. Tra questi lo stesso Gaetano Corallo il cui gruppo, secondo l’accusa per conto dello stesso Santapaola, tentò la scalata al casinò di Sanremo nel momento in cui la gestione della casa da gioco passava dal controllo comunale a quello privato. Corallo senior si prende così una condanna a sette anni per associazione a delinquere.

Il nome di Corallo emerge anche dall’archivio dei cosiddetti Panama Papers

Nel tempo i Caraibi diventano un vero e proprio quartier generale per gli affari di Corallo Jr., Francesco. Sulle società caraibiche domiciliate a Saint Maarten, Curacao e Santa Lucia transita circa mezzo miliardo di euro. Profitti della società Atlantis-BPlus sottratti, secondo le accuse della procura di Roma, al fisco. Non a caso il nome di Corallo emerge anche dall’archivio dei cosiddetti Panama Papers, nati da un leak dello studio Mossack-Fonseca.

L'UNIVERSO GLOBAL STARNET. I paradisi fiscali sono l’approdo ideale, tanto che dopo il commissariamento della BPlus, la società di Corallo per gestire slot e vlt finita al centro delle indagini sulla Banca Popolare di Milano, la compagine entra nell’universo dell’inglese Global Starnet. Qui uno dei manager, l’olandese Rudolf Baetsen, è tra i protagonisti principali della vicenda. Baetsen è a capo anche della Atlantis World Group of Companies, società di diritto cipriota su cui sarebbero transitati 85 milioni di euro sottratti al fisco per poi essere reinvestiti in attività immobiliari a Saint Maarten. Il tutto insieme ad altri 150 milioni spariti da Atlantis e passati dalla Gran Bretagna (al centro dell’intreccio societario) a Shanghai per poi finire nei conti correnti off-shore.

GLI INTRECCI CON LA VICENDA FINI. Baetsen è anche il dominus di una delle vicende che segna il tramonto della carriera politica di Gianfranco Fini. È il manager olandese che avrebbe finanziato l’acquisto del famoso appartamento monegasco di proprietà di Alleanza Nazionale e poi rilevato da Giancarlo Tulliani, suocero dell’ex presidente della Camera. In questa cornice, stando alle indagini, Tulliani avrebbe messo a disposizione di Baetsen due società offshore per far transitare il denaro da spedire alle Antille. Per gli inquirenti sui conti di Giancarlo e Sergio Tulliani, suocero e cognato di Fini, passano circa 2 milioni e 600 mila euro. Anche questo denaro che Corallo avrebbe sottratto al fisco.

C’è anche un altro nome che riporta agli ultimi vagiti della scorsa legislatura. È quello di Laboccetta, prima rappresentante in Italia di BPlus-Atlantis, poi parlamentare eletto tra le fila del Popolo della Libertà. Componente di tutte le commissioni parlamentari che in qualche modo si occupano di gioco d’azzardo (Finanze, Antimafia e Bilancio), nel corso di una perquisizione nel bel mezzo dell’inchiesta sulla Banca Popolare di Milano si porta via un computer invocando l’immunità parlamentare.

IN MANETTE PURE LABOCCETTA. A luglio di quest'anno Laboccetta viene assolto dal processo per favoreggiamento a Corallo. Oggi l’arresto insieme allo stesso Corallo, Baetsen, l'ex legale rappresentante della Atlantis in Italia Alessandro La Monica e Arturo Vespignani, procuratore per l’Italia della Atlantis World Giocolegale Ltd. Tra gli indagati a piede libero oltre ai due Tulliani risultano anche James Walfenzao, protagonista della vicenda dell’appartamento di Montecarlo, John David Sims (amministratore di diverse società del gruppo Corallo), Andrew Greenfield (proprietario della società inglese ToomWay) e Mike Baljit Chahal, amministratore della Global Starnet Ltd.

PERQUISIZIONI A TAPPETO. Magistrati e finanzieri, con l’aiuto della polizia olandese, stanno procedendo a sequestri e perquisizioni. Arrivati appena in tempo: la Global Starnet, società in cui si sono trasformate le creature di Corallo, a quanto risulta dal registro delle imprese di Sua Maestà tra due mesi sarebbe sparita.

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