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Europa sotto attacco

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23 Dicembre Dic 2016 1039 23 dicembre 2016

Milano, ucciso in una sparatoria il killer di Berlino

Anis Amri freddato dalla polizia in un conflitto a fuoco a Sesto San Giovanni. Arrivato dalla Francia, aveva estratto una pistola alla richiesta degli agenti di mostrare i documenti.

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Anis Amri, il killer di Berlino, l'uomo più ricercato d'Europa, è stato ucciso nel corso di una sparatoria avvenuta nel corso della notte nel Milanese, di fronte alla stazione di Sesto San Giovanni. Si chiude così una caccia all'uomo durata quattro giorni, durante i quali le tracce del tunisino erano state completamente perse e la polizia tedesca sembrava brancolare nel buio.

1. Controllo finito in un conflitto a fuoco

Amri è stato freddato da due agenti di polizia nel corso di un controllo, durante il quale l'uomo alla guida del camion che ha ucciso 12 persone, ha estratto una pistola, ferendo uno dei due poliziotti. La ricostruzione è stata confermata «senza alcun dubbio» dal ministro dell'Interno Marco Minniti, dopo che le prime indiscrezioni avevano parlato di un maghrebino ferito mortalmente dalla polizia. All'alt degli agenti, Amri avrebbe dichiaratro di essere calabrese, insospettendoli e favorendo la richiesta dei documenti. Prima di morire, secondo alcuni testimoni, avrebbe gridato «Allah akbar»: ma la questura ha smentito questa ipotesi, spiegando che avrebbe invece urlanto «agenti bastardi».

2. Avrebbe potuto compiere nuovi attentati

Fin da subito la sparatoria era sembrata avere collegamenti col terrorismo internazionale. La pistola immediatamente estratta alla richiesta di mostrare i documenti, unita alla presenza della Digos sul posto, aveva subito fatto pensare all'ipotesi che la persona uccisa non fosse un criminale qualunque. «Era una scheggia impazzita», ha spiegato il questore di Milano Antonio De Iesu, «un latitante pericolosissimo che, da libero avrebbe potuto compiere altri attentati. La pistola trovata in suo possesso gli si è materializzata in mano. Era carica e pronta all'uso».

3. L'identificazione grazie alle impronte digitali

L’identificazione di Amri è arrivata sia dai tratti somatici del volto sia dalla comparazione delle impronte. Gli agenti non sapevano con esattezza chi si sono trovati di fronte nella notte alla stazione di Sesto: si trattava secondo gli inquirenti di un controllo di routine. Vani i tentativi di rianimarlo, attestati dalla presenza di flebo al braccio e di un tubicino per l'ossigeno in bocca: i sanitari gli hanno aperto la felpa nera che indossava per prestargli le prime cure che si sono però rivelate inutili.

4. Aveva giurato fedeltà all'Isis

Un video di Amri filmato prima dell'attentato e in cui giura fedeltà all'Isis dichiarando di voler vendicare i musulmani uccisi nei raid occidentali è stato diffuso dall'agenzia Amaq, network dello Stato Islamico. Nei due minuti di immagini, il tunisino recita in arabo le tradizionali preghiere rivolte a Dio e dice: «Giuro fedeltà al principe dei fedeli Abu Bakr al Baghdadi al al Huseini al Qurayshi», in riferimento al leader dello Stato islamico. Dopo aver pronunciato versetti sacri, Amri invia il messaggio: «Questo il mio messaggio ai crociati che bombardano ogni giorno i musulmani... col permesso di Dio veniamo a sgozzarvi come maiali». «Voi colpite i musulmani... pensate che questo sangue venga versato invano? Ci vendicheremo se Iddio vorrà...»

5. L'arrivo dalla Francia in treno passando per Torino

Nello zaino di Amri è stato trovato un biglietto del treno con partenza dalla Francia. Si ipotizza che da Chambery, in Savoia, il tunisino abbia raggiunto Torino. Dal capoluogo piemontese avrebbe poi preso un treno per Milano, dove è arrivato attorno al'una di notte. Lì, dalla Stazione centrale, si è spostato a Sesto san Giovanni, dove tra le 3 e le 4 avrebbe incrociato i due agenti della volante che lo hanno ucciso. Resta un mistero dove fosse diretto il terrorista: ipotesi investigative lasciano pensare che volesse dirigersi verso il Nord-est per poi spostarsi verso i Balcani. Ma c'è anche chi crede che potesse essere intenzionato a muoversi verso Sud.

6. Ucciso da un agente in prova: ferito il collega

Nel corso della sparatoria un agente, Christian Movio, è rimasto ferito a una spalla. A uccidere il terrorista è stato, invece, il collega in prova, Luca Scatà, 29 anni. Ora gli agenti dell’antiterrorismo dovranno stabilire i motivi dell’arrivo di Amri in Italia: aveva contatti con ambienti estremisti? C’era qualcuno pronto a nasconderlo? Sono tutti interrogativi in attesa di una risposta.

Luca Scatà, l'agente di polizia che ha ucciso Anis Amri.

7. Possibili coperture e appoggi a Sesto San Giovanni

Al vaglio degli inquirenti c'è l'ipotesi che Amri possa avere avuto 'coperture' e 'appoggi' da qualche esponente della comunità islamica di Sesto San Giovanni. Su questa ipotesi investigativa è al lavoro l'antiterrorismo milanese, che sta cercando di ricostruire gli spostamenti del tunisino.

7. La stessa pistola di Berlino?

Gli investigatori lavorano anche per capire se la pistola calibro 22 di cui l'uomo era in possesso fosse la stessa utilizzata per rubare il camion con cui è stato compiuto l'attentato di Berlino. Intanto lo Spiegel, citando fonti della sicurezza tedesca, ha diffuso la notizia che sul camion è stato trovato anche lo smartphone di Amri. Il settimanale spiega che «L'analisi dello smartphone è in corso»

La notizia dell'uccisione di amri sulle prime pagine internazionali.

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