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11 Gennaio Gen 2017 0847 11 gennaio 2017

Cyberspionaggio, Gabrielli rimuove il capo della polizia postale

Avrebbe sottovalutato la portata dell'indagine sui fratelli Occhionero, senza informare i vertici del Dipartimento di pubblica sicurezza. Spunta un terzo indagato: un uomo delle forze dell'ordine, contattato per sabotare l'inchiesta.

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Roberto Di Legami, rimosso dal vertice della polizia postale.

Il capo della polizia Franco Gabrielli ha rimosso dal vertice della polizia postale il direttore Roberto Di Legami.

INCHIESTA SOTTOVALUTATA? Tra i motivi alla base della decisione, l'aver sottovalutato la portata dell'indagine sul cyberspiongaggio condotto dai fratelli Occhionero, di cui i vertici del Dipartimento di pubblica sicurezza non erano stati informati. Di Legami andrà ora all'Ucis, l'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale del Dipartimento, mentre a dirigere la polizia postale andrà l'attuale dirigente del compartimento del Lazio, Nunzia Ciardi.

DI LEGAMI: «DATI RUBATI PER AVERE POTERE DENTRO LA MASSONERIA». L'ormai ex direttore della postale ha rilasciato un'intervista al quotidiano Il Messaggero, che aiuta a fare chiarezza sulle possibili finalità del furto di dati: «In otto mesi di accertamenti non ci siamo imbattuti in episodi di ricatto o di vendita. Non è detto che gli indagati avessero intenzione di monetizzare le informazioni. È importante considerare i legami con la massoneria: Giulio Occhionero è stato maestro venerabile di una loggia affiliata alla Grande Oriente d'Italia. In questi ambienti il dossieraggio è fonte di potere. L'informazione personale vale in quanto tale, come conoscenza, a volte come moneta di scambio per guadagnare più influenza».

DA QUELLI FINANZIARI UN POSSIBILE RITORNO ANCHE ECONOMICO. A proposito delle informazioni carpite relative al mondo della finanza, tuttavia, Di Legami va oltre e afferma che in questo caso gli indagati «potrebbero aver ottenuto un vantaggio più immediato. I dati, attraverso società che si trovano in America, possono essere stati usati per avere ritorni economici nella conduzione di alcune operazioni di business. Gli Occhionero potrebbero aver fatto investimenti produttivi o averli fatti fare ad altri dietro compenso». Quanto alla sua stessa rimozione, Di Legami si dice sorpreso: «Non so che dire, questa è una sorpresa».

L'AVVOCATO DI OCCHIONERO: «NON È SPIONAGGIO». Parla anche l'avvocato di Giulio Occhionero, Stefano Parretta, prima di entrare nel carcere di Regina Coeli dove è previsto l'interrogatorio di garanzia: «Il mio assistito nega di aver fatto attività di spionaggio, i server all'estero li aveva per lavoro. Oggi risponderà alle domande del gip e ha molte cose da chiarire. Questa è una vicenda ancora tutta da scrivere e lui nega di aver fatto alcunché di illecito».

SPUNTA UN TERZO INDAGATO. Sembra improbabile, in ogni caso, che i fratelli Occhionero, abbiano agito da soli. Ma di complici al momento ne è stato individuato uno solo: un componente delle forze dell’ordine accusato di favoreggiamento. I due hacker si erano rivolti a lui per tentare di sabotare l’inchiesta.

SORO: «ITALIA IN RITARDO SULLA CYBER SECURITY». Sulla vicenda è intervenuto anche il Garante della privacy, Antonello Soro: «Questo caso mette in evidenza dimensioni clamorose di controllo e spionaggio, da parte di soggetti al momento conosciuti parzialmente, a danno di personalità della vita pubblica per finalità che al momento possiamo solo immaginare. E senza dubbio dimostra quanto sia in ritardo il sistema di sicurezza cibernetica nel nostro Paese».

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