Ferrara
11 Gennaio Gen 2017 0910 11 gennaio 2017

Ferrara, coniugi uccisi: il figlio e l'amico hanno confessato

Svolta nelle indagini sull'omicidio di Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni, massacrati a colpi d'ascia nella loro villetta e poi avvolti in sacchi di plastica.

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I coniugi assassinati Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni.

Le indagini sul duplice omicidio di Pontelangorino, in provincia di Ferrara, sono giunte a una svolta. Dopo un interrogatorio durato tutta la notte, il figlio 16enne di Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni, massacrati nella loro villetta a colpi in testa e poi avvolti in sacchi di plastica, è stato fermato assieme a un amico 17enne.

SOTTO TORCHIO IN CASERMA. I due adolescenti, messi sotto torchio nella caserma dei carabinieri di Comacchio alla presenza del pm Tittaferrante della procura di Ferrara e della collega Marzocchi della procura minorile, hanno confessato. Il loro fermo era scattato a causa delle contraddizioni e delle incongruenze emerse nei racconti. Poi è arrivata l'ammissione. Per entrambi l'aggravante della premeditazione.

L'ALLARME DATO DAL FIGLIO STESSO. A dare l'allarme era stato proprio il figlio della coppia, che aveva chiamato prima una zia e poi i carabinieri, dicendo in lacrime di aver ritrovato i cadaveri dei genitori. Ma dopo una serie di perquisizioni e di ricerche è emersa la terribile ipotesi che l'assassino potesse essere proprio lui, magari aiutato da un complice: l'amico da cui aveva dormito la notte precedente.

RITROVATA L'ARMA DEL DELITTO. Il cadavere di Nunzia era riverso vicino al letto della sua camera, quello di Salvatore in garage, dove era stato trascinato. L'arma del duplice omicidio, un'ascia, è stata ritrovata dai carabinieri, assieme ai vestiti sporchi di sangue dei due adolescenti. Sono stati loro a condurli sul posto: li avevano gettati in un corso d'acqua a Caprile, frazione adiacente a Pontelangorino, dove fino a qualche mese fa la famiglia Vincelli abitava. È lì che vive l'amico complice, che compirà 18 anni a novembre.

FORTI CONTRASTI CON I GENITORI. Il movente dell'omicidio non sarebbe economico, ma dettato dai forti contrasti esistenti tra il minorenne e i genitori, probabilmente dovuti anche al rendimento scolastico del giovane (che frequenta la 2/a classe all'Iti di Codigoro). Per questo motivo il ragazzo di 16 anni avrebbe promesso 80 euro subito e 1.000 a cose fatte all'amico, perché lo aiutasse nel delitto.

UN PIANO CHE SI È COMPLICATO. Secondo quanto emerso in seguito dai racconti dei due fermati, a entrare inizialmente sarebbe stato solo il 17enne (studente al Centro di formazione professionale di Codigoro), mentre l'amico era altrove anche per fabbricarsi un alibi. Il giovane killer avrebbe dunque colpito i coniugi nel sonno, ma non è riuscito a portare fino in fondo il progetto che prevedeva di gettarne i cadaveri in un canale. Dopo averli uccisi, si sarebbe accorto che da solo non era in grado di trasportarli e allora ha chiamato l'amico.

HANNO SIMULATO UNA RAPINA. Nel frattempo la notte stava finendo e i due hanno dovuto in fretta escogitare un 'piano B'. Cioè inscenare una rapina, inquinando la scena, spostando i corpi e mettendo dei sacchi di plastica in testa forse per non lasciare tracce. Nel primo racconto agli investigatori il 16enne avrebbe fatto riferimento anche a macchine sospette avvistate vicino a casa nei giorni precedenti e ad un mazzo di chiavi sparito. Ma i Carabinieri e il Pm Giuseppe Tittaferrante hanno presto notato le loro contraddizioni.

Quando a uccidere sono i figli: i precedenti

I casi di cronaca nera che vedono figli uccidere i genitori lasciano un segno indelebile nell'opinione pubblica italiana. Da Pietro Maso che li uccise a bastonate e poi simulò un furto per darsi alla bella vita con l'eredità fino ad Erika e Omar che nel 2001 uccisero a Novi Ligure la mamma e il fratellino di lei, fingendo che nel villino fossero entrati degli sconosciuti armati di coltello, ecco i tragici precedenti.

FERDINANDO CARRETTA. Il 4 agosto 1989 Ferdinando Carretta uccise i genitori e il fratello nella loro casa di Parma. Carretta riuscì per anni a tenere nascosta la strage familiare. Tutti pensavano che la famiglia se ne fosse andata ai Caraibi. Solo nel novembre 1998, nove anni dopo, fu rintracciato a Londra, dove lavorava come pony express. Confessò davanti alle telecamere di Chi l'ha visto? di aver ucciso i genitori Giuseppe e Marta e il fratello minore Nicola, e raccontò di aver trasportato i cadaveri in una discarica alla periferia di Parma, a Viarolo, ma i corpi non vennero mai trovati e nemmeno la pistola usata per la strage.

PIETRO MASO. Il 16 aprile 1991 a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona, il 19enne Pietro Maso uccise a bastonate i genitori con l'aiuto di amici. I ragazzi volevano darsi alla bella vita con i soldi dell'eredità dei Maso. Dopo la strage, simularono un furto e dissero di aver trascorso la notte in discoteca.

VALERIO ULLASCI. Il 2 dicembre 2008 in una villetta di Mentana, alle porte di Roma, il 30enne Valerio Ullasci massacrò a colpi di machete i genitori. Un massacro premeditato, come ipotizzato dagli investigatori dopo aver ascoltato un racconto «agghiacciante, anche se fatto da una coscienza alterata».

CARLO NICOLINI. Il 21 aprile del 1995 a Sestri Levante, in provincia di Genova, il 26enne Carlo Nicolini uccise i genitori a colpi di fucile, poi ne dilaniò i corpi estraendo con le mani le viscere.

ERIKA E OMAR. Il 21 febbraio 2011 a Novi Ligure, provincia di Alessandria, Erika De Nardo e Omar Favaro uccisero, con 96 coltellate, la mamma e il fratellino di Erika, che aveva 11 anni. A dare l'allarme fu la stessa Erika, che raccontò di essere riuscita a sfuggire a sconosciuti armati di coltello, entrati all'improvviso in casa. Ma in caserma viene filmata mentre mima le coltellate e cerca di rassicurare il suo complice.

IGOR DIANA. Il 12 maggio 2016 Igor Diana, figlio adottivo di Giuseppe Diana e Luciana Corgiolu, uccise i genitori nella loro abitazione a Settimo San Pietro, in provincia di Cagliari. Dopo una fuga durata 35 ore venne arrestato e confessò: «È stato un raptus, non so cosa mi sia preso e li ho uccisi, non ricordo nulla di quello che è accaduto». Il giovane si è poi suicidato in carcere.

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