Musiche
CHIESA 2 Febbraio Feb 2017 1617 02 febbraio 2017

Chiesa, il Vaticano: «Rinnovare i canti durante le liturgie»

Bocciate le musiche dei movimenti cattolici dei Focolari, Comunione e Liberazione, Carismatici, Neocatecumenali e Taizè. Il livello «è quasi sempre modesto e non rispetta la diversità di culture».

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Il Vaticano cambia musica e dice basta ai soliti canti in Chiesa durante le liturgie. L'obiettivo è rinnovare gli schemi, che secondo il dicastero della Cultura con una certa «pigrizia» vedono le parti musicali ripetere praticamente sempre gli stessi brani, noti ma ormai logorati dall'uso.

Bocciati quelli dei movimenti cattolici come i Focolari, Comunione e Liberazione, Carismatici, Neocatecumenali e Taizè. Anche se i loro repertori vanno crescendo, il Pontificio consiglio della Cultura ha messo in guardia dal fatto che il livelli di qualità «è quasi sempre modesto e non rispetta la diversità di culture, dando luogo a una falsa omologazione».

La stroncatura è arrivata da parte di monsignor Carlos Alberto Azevedo, delegato del dicastero vaticano della Cultura che insieme al presidente, il cardinale Gianfranco Ravasi, ha presentato il convegno «Musica e Chiesa: culto e cultura a 50 anni dalla Musicam Sacram», che si terrà dal 2 al 4 marzo al Centro congressi dell'Augustinianum.

Secondo monsignor Azevedo, i canti dei movimenti cattolici comportano sostanzialmente due problemi. Il primo è che «alcuni movimenti nascono in una certa area del mondo e poi diffondendosi obbligano a eseguire musiche di un altro Paese le comunità di fedeli dove arrivano». Mentre il secondo «riguarda la qualità di questa musica».

«Non dobbiamo avere paura di criticare la qualità della musica», ha detto Azevedo, «il convegno non è un tribunale, andiamo a discutere e la discussione dev'essere più universale possibile». Insomma, uno stimolo per riflettere «a livello musicale, liturgico, teologico e fenomenologico».

Lo scopo è «valutare il peso del cambiamento paradigmatico nella concezione della musica di Chiesa» e «rivisitare il luogo e il ruolo del musicista di Chiesa, aprendo a tradizioni musicali anche non di rito romano».

La discussione non mancherà di esaminare anche generi come il pop e il rock: «È un fenomeno universale che deve coinvolgere anche la Chiesa», ha detto monsignor Ravasi, estimatore di rockstar come Bob Dylan, David Bowie, Leonard Cohen e Prince, come lui stesso ha voluto ricordare.

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