Cura Con Cura
SEDAZIONE PROFONDA 14 Febbraio Feb 2017 1735 14 febbraio 2017

Dino Bettamin, l'infermiera Anna: «Così lo abbiamo aiutato a non soffrire più»

Parla l'operatrice che ha assistito il macellaio di Montebelluna, da cinque anni malato di Sla, che ha deciso di ricorrere alla sedazione profonda: «Era intensamente cattolico, la fede ha reso salda la sua richiesta».

  • ...

Anna è una delle infermiere che per due anni hanno assistito a domicilio Dino Bettamin, il macellaio di Montebelluna da cinque anni malato di Sla che ha deciso di ricorrere alla sedazione profonda: dormire fino all'arrivo della morte, per non soffrire più. È stata al suo fianco e ha chiamato i medici del servizio pubblico, gli unici autorizzati ad eseguire questo tipo di trattamento sanitario.

«TRA NOI NON CI SONO MEDICI». Anna lavora per Cura con Cura, un'associazione privata al 100% composta da circa 50 infermieri professionali, che dedicano il loro impegno quotidiano alla terapia del dolore: «È una vocazione consolidata», racconta a Lettera43.it, «tra noi non ci sono medici. Siamo tutti infermieri e orgogliosi di esserlo». Adesso l'associazione continuerà ad assistere i familiari.

Per la prima volta in Italia la sedazione profonda è stata somministrata ad un paziente malato di Sla.

DOMANDA. Lei ha curato Dino fino all'ultimo giorno. Qual è stato il percorso che l'ha portato a scegliere la sedazione profonda?
RISPOSTA.
Dino ha scelto di andarsene quando i sintomi della sua malattia sono diventati refrattari a qualsiasi trattamento.

D. Di quali sintomi di trattava?
R.
Dispnea e angoscia profonda. Incoercibili, impossibili da alleviare con qualunque altra terapia.

D. Qual è stato il vostro ruolo nella somministrazione della sedazione profonda?
R.
Noi abbiamo raccolto la volontà di Dino. Il trattamento, come prevede la legge, è stato somministrato dai medici, non da noi.

D. Come si è manifestata la volontà del paziente?
R.
Dopo l'ennesima crisi respiratoria, domenica 5 febbraio, ci ha detto: «Voglio dormire fino alla fine».

D. Esiste una procedura da seguire davanti a una richiesta simile?
R.
Sì, serve che il paziente confermi la sua volontà.

D. E poi?
R.
Abbiamo informato i familiari, ai quali Dino ha ripetuto la stessa frase. Poi abbiamo chiamato la guardia medica, l'unico dottore disponibile a muoversi domenica sera per effettuare una prima sedazione d'urgenza, con grandissima umanità.

D. Basta una conferma verbale?
R.
No, il medico deve mettere per iscritto la richiesta del paziente, e così è stato fatto. Il giorno successivo sono intervenuti i medici del servizio pubblico di assistenza domiciliare, che dopo aver valutato la situazione clinica hanno iniziato la sedazione profonda.

D. Dino si è mai svegliato durante la sedazione?
R.
Sì, ci sono stati dei risvegli durante i quali ha sempre ribadito la volontà di «dormire fino alla fine».

D. Quanti sono i pazienti assistiti dalla vostra associazione?
R.
Circa un centinaio. Operiamo in Veneto e anche in altre regioni, ma il caso di Dino è particolare.

Dino non era un paziente oncologico. Per i malati terminali di cancro, è prassi ricorrere alla sedazione profonda. La società è più portata ad accettarlo

D. Perché?
R.
Per almeno tre motivi. Il primo è la chiarezza con cui ha espresso la sua volontà. Il secondo è il fatto che non fosse un paziente oncologico: per i malati terminali di cancro è prassi ricorrere alla sedazione profonda, la società è più portata ad accettarlo, anche dal punto di vista culturale. Il terzo motivo è quello secondo me più importante.

D. E qual è?
R.
Dino era profondamente credente e cattolico. La chiarezza della sua richiesta si fondava sulla fede. Voleva essere addormentato per lasciare spazio alla volontà di Dio. La fine, per lui, dipendeva dalla volontà di Dio.

D. Anche per lei la sua morte è dipesa dalla volontà di Dio?
R.
Da infermiera dico che la fine della sua veglia è dipesa dal fatto che sulla base di sintomi ben precisi, nell'imminenza della morte, Dino ha riconosciuto la sua vita non più degna di un essere umano.

D. Che costi ha per i familiari l'assistenza domiciliare in casi del genere?
R.
Non so darle delle cifre precise, lo stabiliamo caso per caso. Nella nostra associazione non ci facciamo pagare né ad ore, né a prestazione, perché altrimenti i costi sarebbero insostenibili. La presa in carico è totalmente gratuita, veniamo dal volontariato. Dopodiché stabiliamo un progetto assistenziale in accordo con i familiari. Forniamo loro un preventivo e cerchiamo di tenerlo il più basso possibile.

D. Per voi quindi non si tratta soltanto di un lavoro.
R.
La definirei una vocazione consolidata, con un'attenzione specifica anche all'educazione dei familiari.

D. Secondo lei quando, nel corso di una terapia, la sedazione profonda diventa praticabile?
R.
In qualsiasi momento la malattia provochi sintomi incompatibili con la vita dignitosa della persona, riconosciuti come tali dal paziente e non curabili in altro modo, allora dovrebbe aprirsi uno spazio per la sedazione palliativa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati