Alpi: fascicolo gestione falso testimone
17 Febbraio Feb 2017 1635 17 febbraio 2017

Ilaria Alpi, i pm indagano sulla gestione del falso testimone

La procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo. Falso in atto pubblico, calunnia e favoreggiamento i reati ipotizzati, al momento contro ignoti. L'inchiesta nasce dall'assoluzione di Hashi Omar Hassan, riconosciuto innocente dopo aver scontato 16 anni di carcere.

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La procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo sull'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. L'inchiesta riguarda le presunte anomalie legate alla gestione del falso testimone del delitto, Ahmed Ali Rage, detto Gelle. Il 19 ottobre 2016 la Corte d'Appello di Perugia, a conclusione del processo di revisione, ha infatti assolto l'unica persona finora condannata per il duplice assassinio, il somalo Hashi Omar Hassan.

TESTIMONI INATTENDIBILI. La sua è una vicenda giudiziaria lunga 18 anni che ha dell'incredibile, piena di ombre e misteri irrisolti. Assolto nel processo di primo grado, condannato all'ergastolo in Appello, infine a 26 anni di carcere per concorso in omicidio dalla Cassazione, Hassan fu accusato da un testimone scomparso a pochi giorni dall'inizio del giudizio di primo grado. Si trattava per l'appunto di Gelle, ritrovato dopo oltre 16 anni dalle telecamere di Chi l'ha visto?.

«GLI ITALIANI AVEVANO FRETTA DI CHIUDERE IL CASO». Ad accusare Hassan spuntò poi un secondo testimone, l'autista di Ilaria Alpi, che rimase in Italia per cinque anni vivendo sotto protezione. Tornato in Somalia nel settembre del 2003, venne ritrovato morto una settimana dopo. Cosa ha dichiarato Gelle all'inviata di Rai 3 che è riuscita a rintracciarlo a Birmingham, facendo meglio delle autorità italiane per le quali è sempre stato irreperibile, anche quando l'Interpol segnalò il suo indirizzo e il fatto che avesse ottenuto nel 2000 lo status di rifugiato nel Regno Unito? «L’uomo in carcere accusato di aver ucciso Ilaria Alpi è innocente. Io non ho visto chi ha sparato, non ero là. Mi hanno chiesto di indicare un uomo». Il soggetto rimane inespresso. O genericamente indicato come «gli italiani», i quali «avevano fretta di chiudere il caso» e per questo lo avrebbero pagato.

Hassan è stato assolto a ottobre del 2016, «per non aver commesso il fatto».

Il nuovo fascicolo aperto dai magistrati della Capitale, affidato al sostituto procuratore Elisabetta Ceniccola, ha come ipotesi di reato falso in atto pubblico, calunnia e favoreggiamento, al momento contro ignoti. I nuovi accertamenti su quelli che hanno sempre definito «depistaggi» sono stati sollecitati dalla madre di Ilaria, Luciana Alpi, e dal suo legale, l'avvocato Domenico D'Amati. Il quale ha espresso così la propria soddisfazione: «È un modo per continuare le indagini sulla morte di Ilaria e Miran, nonché la conferma dell'impegno della procura di Roma nella ricerca dei colpevoli».

LO «SCONCERTO» DEI GIUDICI DI PERUGIA. Nelle motivazioni con cui hanno dichiarato innocente Hashi Omar Hassan, assolto «per non aver commesso il fatto» dopo aver scontato 16 anni di carcere, i giudici di Perugia hanno espresso il loro «sconcerto» per le modalità di gestione del testimone Gelle, sparito dalla circolazione nonostante il personale di polizia lo tenesse in custodia in Italia e foraggiato economicamente dall'ottobre al dicembre del 1997.

RETROSCENA MISTERIOSI. A consentire la riapertura del processo contro Hashi Omar Hassan è stata proprio la 'confessione' resa da Gelle, prima a Chi l'ha visto? e poi alla magistratura. Resta però da fare luce sui retroscena che hanno portato alla sua condanna. Fatti sui quali giornalisti come Luciano Scalettari di Famiglia Cristiana e Andrea Palladino dell'Espresso non hanno mai smesso di informare l'opinione pubblica. Accadde infatti che nell'estate del 1997, mentre quattro testimoni oculari dell'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin erano in viaggio verso l'Italia, l'inchiesta venne tolta al magistrato che ne era titolare, Giuseppe Pititto, e affidata a un nuovo pm, Franco Ionta. L'ambasciatore italiano in Somalia, Giuseppe Cassini, si attivò per far sapere che era stato trovato un super testimone, pronto a fare un nome. Il grande accusatore è Gelle, che farà perdere le sue tracce poco dopo essere stato ascoltato dalla procura. Il colpevole designato, invece, è Hashi Omar Hassan, che venne portato in Italia con uno stratagemma, includendolo fra i testimoni delle presunte violenze subite dai somali da parte dei militari italiani durante l’operazione Ibis.

LE CAPRIOLE DELL'EX AMBASCIATORE CASSINI. Ma non è finita qui. Perché dalle carte della commissione d'inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi, desecretate nel 2016 per volere della presidente della Camera Laura Boldrini, sono emersi dettagli finora inediti anche sul secondo accusatore di Hassan, l'autista di Ilaria Alpi ritrovato morto in Somalia nel 2003. L'ex ambasciatore Cassini, lo stesso che lo aveva condotto nel nostro Paese assieme ad Hassan accreditandolo come testimone, audito nel 2004 dichiarò infatti testualmente: «Non darei un soldo bucato alle testimonianze di Abdi (Ali Mohamed Abdi Said, questo il nome completo dell'autista, ndr). Non è una persona affidabile, farebbe qualsiasi cosa per sopravvivere». Peccato che fosse deceduto l'anno precedente. Sempre di fronte alla commissione d'inchiesta, l'ex diplomatico italiano ha aggiunto: «Non ho mai visto un rifiuto tossico in Somalia. Non solo non ho mai visto nulla, ma non ho mai sentito nulla che riguardasse i rifiuti tossici in Somalia. E ho girato tutta la Somalia».

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