Manifestazione Contro Pedofilia Chiesa
2 Marzo Mar 2017 1029 02 marzo 2017

Vaticano, i blocchi di potere che ostacolano la lotta alla pedofilia

La Congregazione per la dottrina ostacola la Commissione per la tutela dei minori. George Pell è accusato di aver coperto casi in Australia. La guerra di Francesco alla pedofilia è un bivio. Chi la spunterà?

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La mancanza di collaborazione da parte della Congregazione per la dottrina della fede con la Pontificia commissione per la tutela dei minori è stata «vergognosa». È tutta in quest'aggettivo la gravità della crisi apertasi ai massimi vertici del Vaticano su un tema diventato da tempo uno dei punti di maggior fragilità della Chiesa cattolica: gli abusi sessuali su bambini e adolescenti. A pronunciarla è stata Marie Collins uno dei membri più autorevoli e rispettati dell'organismo vaticano istituito da papa Francesco nel 2014, che si occupa di promuovere politiche e pratiche di salvaguardia dell'infanzia.

ABUSATA DA BAMBINA. La Collins, che a sua volta fu abusata da un prete da bambina, ha annunciato le proprie dimissioni dalla Pontificia commissione per i continui ostacoli opposti al lavoro dell'organismo dalla Curia e in particolare dal dicastero che più di altri segue i casi di pedofilia e abusi: ovvero la Dottrina della fede, l'ex Sant'Uffizio, che gestisce le migliaia di processi canonici in corso in tutto il mondo legati a reati connessi con la pedofilia o gli abusi.

Marie Collins, irlandese che si è dimessa dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori.

Le dimissioni di Marie Collins costituiscono certamente un fatto clamoroso sotto diversi punti di vista. La Collins, irlandese di origine (è nata a Dublino) era riuscita a portare davanti alla giustizia, nel 1997, il prete che aveva abusato di lei, quindi aveva dato vita a una fondazione impegnata nella salvaguardia dei bambini dagli abusi e dalle violenze anche domestiche. Successivamente ha fatto parte della commissione che ha redatto le linee guida della Chiesa per la protezione dell'infanzia in tutta l'Irlanda.

RAPPORTI CHIESA-IRLANDA IN CRISI. E si tratta di un fatto da non sottovalutare. Nel recente passato infatti, una serie di inchieste governative ha portato alla luce un quadro impressionante di abusi sui minori praticato per decenni all'interno di istituiti educativi retti da congregazioni religiose cattoliche, nonché di abusi avvenuti in parrocchie e diocesi del Paese. Diversi rapporti ufficiali sono stati stilati dalle autorità di Dublino, facendo emergere una realtà drammatica e sepolta nella storia di moltissime famiglie irlandesi. Benedetto XVI inviò a indagare una folta commissione d'indagine, diversi vescovi hanno lasciato nel frattempo il loro posto, mentre gli stessi rapporti diplomatici fra Irlanda e Santa Sede vissero una stagione di crisi. Il tempo sta guarendo alcune di quelle ferite, ma il legame fra luno dei Paesi di più antica tradizione cattolica d'Europa e la Chiesa ne è uscito definitivamente cambiato.

OTTO DONNE SU 16 MEMBRI NELLA COMMISSIONE. C'è però dell'altro. La Pontificia commissione per la tutela dei minori è un organismo anomalo in ambito vaticano: significativa è al suo interno la presenza di donne, 8 membri su 16 (compresa la Collins), spesso con specializzazioni nel campo educativo, medico, psicologico, giudiziario; c'è anche una religiosa. Non mancano poi uomini laici impegnati nella Chiesa nello stesso settore della protezione dell'infanzia e in vari ambiti scientifici, quindi troviamo teologi e sacerdoti che lavorano da tempo sul problema abusi, questione che resta quanto mai delicata ma fondamentale per far uscire la Chiesa da una crisi che l'ha colpita in modo profondo.

STRATEGIE EDUCATIVE E DI PREVENZIONE. La commissione ha il compito di mettere a punto strategie educative, formative, di prevenzione, di tutela dei minori e la costruzione di ambienti sani in tutta la Chiesa; del resto nel documento con il quale il papa istituiva l 'organismo nel 2014, si faceva esplicito riferimento all'impegno per evitare che «crimini come quelli che erano stati commessi non si ripetessero più»; allo stesso tempo questa missione veniva affidata sia alla nuova commissione che all'ex Sant'Uffizio, i quali avrebbero dovuto collaborare e lavorare insieme. E tuttavia è proprio questo il punto: Marie Collins denuncia, nel comunicato con il quale ha dato notizia delle dimissioni, che la Congregazione per la dottrina della fede ha di fatto ostacolato costantemente il lavoro della commissione, con atteggiamento volutamente burocratico, bloccando cioè anche iniziative piuttosto semplici.

Il cardinale George Pell è accusato di aver coperto numerosi casi di pedofilia in Australia.

L'accusa è grave e viene poi allargata a tutta la Curia romana. Siamo dunque a un passaggio decisivo per la riforma di papa Francesco? Gli apparati rifiutano di collaborare, il ruolo determinante che hanno le donne, laiche per di più, nella pontificia commissione, ha fatto nascere una silenziosa opposizione interna ai sacri palazzi?

COLLINS È LA SECONDA A DIMETTERSI. Sono domande ormai legittime anche perché la Collins è il secondo membro dell'organismo a dimettersi. In precedenza a lasciare era stato l'inglese Peter Saunders, non a caso anch'egli vittima di abusi durante l'infanzia, ha poi fondato anche lui un'associazione per la tutela dei bambini. Saunders se ne andò nel 2016 sbattendo la porta e dopo aver accusato il cardinale George Pell, australiano, attualmente a capo di un dicastero chiave in Vaticano, la Segreteria per l'economia, di essere un «sociopatico» e di prendere in giro le vittime degli abusi. La vicenda di Pell è complessa, qui basti dire che il porporato è stato al centro di indagini governative da parte delle autorità australiane perché accusato di aver insabbiato e coperto casi di abusi svoltosi nel passato e che hanno lasciato però una scia di dolore drammatica nelle vittime.

UN TRIBUNALE PER CHI HA COPERTO I CASI. Papa Francesco, per altro, ha anche deciso di istituire uno speciale tribunale il cui compito sarà quello di processare i vescovi che hanno coperto gravi casi di abuso sessuale, il che costituisce un importante passo in avanti nelle politiche di assunzione delle responsabilità e di contrasto all'omertà. Ma appunto qualcosa si sta inceppando e ora il papa dovrà dare un segnale forte. D'altro canto la Congregazione per la dottrina della fede è guidata dal cardinale Gerhard Muller, che ne è il prefetto, ovvero dal capofila degli oppositori tradizionalisti e conservatori di Bergoglio. E se è vero che comunque la Congregazione sta lavorando a moltissimi procedimenti giudiziari in materia di abusi, l'accusa della Collins indica una chiusura precisa: c'è una resistenza ad aprirsi a metodi nuovi, a rompere fino in fondo l'opacità e la cultura della segretezza, a mettersi sullo stesso piano dei laici credenti, per non parlare delle donne, a fare i conti con chi è stato colpito dalla pedofilia e oggi - su incarico del papa – vuole dire cosa si può fare per combattere una piaga che ha devastato la Chiesa.

O'MALLEY: DENTRO IL C9 MA CON LA COLLINS. Il cardinale Sean Patrick O'Malley, arcivescovo di Boston e membro del C9, il gruppo ristretto di nove cardinali che coadiuvano il papa nella riforma della Curia, è a capo della Commissione per la tutela dell'infanzia. Neanche la sua è una presenza casuale. Proprio a Boston agli inizi degli anni Duemila, infatti, scoppiò lo scandalo dei preti pedofili che poi dilagò in buona parte della Chiesa americana; O'Malley venne chiamato da Ratzinger a ricostruire la diocesi della città dopo lo tsunami degli scandali. È lui che ha chiesto alla Collins di continuare comunque a collaborare con la commissione per continuare a formare ed educare chi ha responsabilità nella Chiesa e in Vaticano in materia di protezione dei minori. Un messaggio chiaro, il conflitto è in corso.

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