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20 Marzo Mar 2017 1309 20 marzo 2017

Donne dell'Est Europa: storie e testimonianze dopo il caso Rai

Per la tivù di Stato sono sempre sexy, sottomesse e non frignano. Cinque signore provenienti da Romania, Albania, Moldavia e Russia commentano i luoghi comuni. «Il sessismo va combattuto unite».

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Hanno figli, ma dopo la gravidanza tornano in forma perfetta. Sono sempre sexy, niente tute e pigiamoni. Perdonano il tradimento. Sono disposte a far comandare il loro uomo. Sono casalinghe magnifiche e fin da piccole imparano i lavori di casa. Non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio. Ecco perché trovare una donna dell'Est è un vero "affare", almeno secondo gli autori di Parliamone sabato il talk condotto da Paola Perego silurato dopo la polemica. Toni da fiera ovicaprina di provincia o, tornando indietro di qualche secolo, da mercato degli schiavi che hanno indignato, urtato, irritato persino Monica Maggioni, presidente Rai, che scusandosi in prima persona ha parlato di «errore folle».

«DA ERRORE A OCCASIONE». Argomentazioni «razziste e sessiste», «una vergogna che fa male all'Italia». È arrabbiata Silvia Dumitrache, presidente della Donne romene in Italia (Adri). Che però rilancia: «Facciamo sì che questo errore diventi una occasione per dimostrare la nostra forza di donne sul cammino dei diritti». Dumitrache non si rivolge solo alle donne dell'Est - «che poi», aggiunge a Lettera43.it, «a essere precisi sarebbe più corretto definirle dell'Europa dell'Est» - ma a italiane, russe, romene, ucraine. «Io tifo per le donne, senza differenza di nazionalità», ripete sicura. Perché la lotta contro il maschilismo riguarda tutte. Il No, insomma, deve essere corale e unanime. Un No alle «violenze domestiche, ai femminicidi, alla disparità di trattamento economico rispetto ai colleghi uomini», spiega. «Nei campi siciliani, non solo solo le donne romene o straniere a essere abusate o sfruttate. Per la fatica muoiono anche le italiane. Per questo dobbiamo unire le forze e combattere».

QUALI CASALINGHE? Davanti alla lista dei luoghi comuni appioppati alle "rovina-famiglie dell'Est", Silvia ride. «E anche se fossero veri, che male ci sarebbe?», chiede provocatoriamente. «Torniamo in forma dopo un parto? Per fortuna, ne va della nostra salute. Il sovrappeso è un problema. Essere sexy è una colpa? No di certo, ma questo riguarda tutte le donne, italiane e dell'Est Europa...». Però sia chiaro: «Il tradimento non lo perdoniamo facilmente». E pure la definizione di «perfette casalinghe», perché addestrate fin da piccole a essere angeli del focolare non corrisponde al vero. «In Romania se vogliamo parlare con dati alla mano, l'occupazione femminile tocca il 44%», precisa. Che dire poi del far comandare l'uomo? «Purtroppo quante donne anche italiane sono ogni minuto picchiate o uccise dal partner?».

«Sono sexy e belle anche le italiane», dice Elena, badante romena che lavora in Romagna.

Elena ha 45 anni, viene della Romania e da tre anni lavora come badante in Romagna. «Sono venuta qui solo per lavorare», spiega a L43. «e per mantenere mia figlia 20enne all'università, a casa». Quasi a dire, se ce ne fosse bisogno, che qui in Italia non cerca altro, tantomeno un uomo. «Mi trovo bene nella famiglia che mi ospita, torno a casa un mese all'anno. E mio marito e mia figlia a volte vengono a trovarmi. La distanza è dura da sopportare». Per questo a Elena non va giù la generalizzazione svenduta su RaiUno. «Ogni donna è un caso a sé», insiste. «E poi sono sexy e belle anche le italiane». Con suo marito, poi, nessuna sottomissione. «Mi comporto da pari, a volte ho ragione io a volte lui. Noi donne siamo tutte uguali». Forse, aggiunge senza rabbia, in quegli stereotipi sulle donne dell'Est c'è un velo di razzismo. Lei però non si è sentita offesa, ma solo perché «ciò che hanno detto in televisione non mi riguarda».

IRENA: «ITALIANE SOTTOVALUTATE». Irena, invece, è albanese e ha 34 anni. Architetto, è arrivata in Italia il primo settembre 2001, «con una valigia piena di libri di matematica, letteratura, storia, un dizionario e un sacco di appunti», ricorda a L43. «Dovevo fare l'esame di ammissione al Politecnico di Milano, il mio visto era di studio e in caso di mancato superamento dell'esame sarei dovuta rientrare a casa». Così non è stato. Degli italiani Irena trova bella l'accoglienza che però, soprattutto all'inizio, tendeva a «confondere con l'amicizia». Anche perché, spiega, «vengo da una cultura in cui le cose sono bianche o nere». Irena ha avuto solo ragazzi italiani e, dice, le piace «il loro modo di dedicarsi alle donne». E delle donne italiane cosa pensa? «Le trovo in gamba, molto più degli uomini, ma poco valutate». Chi arriva dall'estero, è il ragionamento, forse è più impegnata conquistare il proprio posto. Di una cosa però è certa: «Nessuna donna perdona il tradimento. Io non avevo mai perdonato, ma ho imparato a farlo vedendo molte mie amiche italiane».

Non frigniamo e non mettiamo il broncio? Falso. Noi russe siamo peggio!

ANNA, DIPENDENTE DI UNA MULTINAZIONALE

Anna è russa e da due anni si è trasferita in Italia dove lavora per una multinazionale. Da poco si è sposata con un connazionale e in fondo in fondo è contenta che sia lui a portare i pantaloni in casa. «È un sollievo che l'uomo che ho scelto decida per me», dice. «È responsabile, nel bene e nel male». Anna dal canto suo promuove gli uomini italiani, almeno quelli che ha conosciuto: «Sono più emozionanti, curati, democratici e infantili» dei russi, ma anche «meno riservati e non si nascondono sempre dietro una "poker face"». Le donne italiane, invece, «sembrano, o vogliono sembrare, molto indipendenti, votate alla carriera, all'indipendenza finanziaria». Anche la cura dell'aspetto è diversa «sia in casa sia fuori», ammette Anna. «Io mi trucco anche per uscire a prendere il latte». Vezzo, del resto, che condivide con molte italiane.

«FRIGNIAMO PIÙ DELLE ITALIANE». Che invece le donne dell'Est Europa «non frignino, non si appiccichino e non mettano il broncio» è totalmente falso. «Noi russe», scherza Anna, «siamo peggio!». Sui lavori casalinghi, Anna ha una sua idea: «Gli uomini si sposano anche per non fare le faccende di casa», spiega. «È come implicito nel contratto matrimoniale». Se suo marito imbraccia una scopa o si mette a rassettare la cucina per Anna non è un buon segno: «Vuol dire che non gli va bene come ho pulito io. In un certo senso è una critica implicita».

«Noi dell'Est Europa amiamo curarci, in Italia come a casa nostra», dice la moldava Tania, badante di 70 anni.

Ventitré anni fa anche Tania si è trasferita in Italia dalla Moldavia. O, meglio, è stata costretta a emigrare. «Sono rimasta vedova da giovane e avevo quattro figlie da tirare su», racconta. A casa sua era cuoca in un ospedale, qui ha fatto un po' di tutto: prima, a Bari, ha lavorato in un ristorante e poi si è trasferita in Emilia dove ha cominciato a fare la badante. «Da otto anni e mezzo sono sposata con un italiano, anche lui vedovo», mette in chiaro. «Lui dice che assomiglio anche come carattere alla sua prima moglie». Nonostante abbia più di 70 anni e abbia superato il dramma di un cancro, Tania è ancora soddisfatta del suo corpo. «Non sono magra, ma sto bene anche se ho avuto quattro gravidanze. Me lo dice anche mio marito...», sorride. «Noi dell'Est Europa», ammette, «amiamo curarci, in Italia come a casa nostra».

«DISCUTIAMO COME TUTTI». Nel nostro Paese, Tania non ha mai trovato grossi problemi. Anzi. «Durante la malattia, la famiglia presso cui lavoravo mi è stata vicina, mi ha trattato con amore. "Tu ti sei presa cura di nostra madre e ora noi ci prendiamo cura di te", mi dicevano i ragazzi», ripete Tania in un misto di orgoglio e commozione. «Mio marito veniva a trovarmi in ospedale tre volte al giorno, facendo ogni volta molti chilometri». Il loro rapporto è saldo e profondo. «Con lui sono quasi sempre d'accordo. Ma siamo alla pari. Se c'è qualcosa che non mi torna discutiamo, come tutti. Ma è vero: mi hanno insegnato a essere una buona moglie e una buona madre». Ora Tania sta bene - «devo solo fare i controlli e le visite» - e non rinuncia certo alla sua passione: ballare. «Ogni domenica mio marito mi accompagna», ammette con voce squillante, «ma lui non scende in pista: preferisce starsene seduto ad ascoltare la musica. Mentre io ballo». Sì, ma con chi? «Con gli altri cavalieri».

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