Descalzi Eni
20 Marzo Mar 2017 1815 20 marzo 2017

Eni, il caso Report preoccupa Descalzi poche ore dopo la riconferma

Nuova grana per l'ad: il fermo momentaneo di due cronisti inviati in Congo. Avevano intervistato Ottonello, imprenditore e già console onorario, tirato in ballo nell'inchiesta sulla maxi tangente nigeriana. La storia.

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Nemmeno il tempo di festeggiare la riconferma alla guida di Eni che l'amministratore delegato Claudio Descalzi si è ritrovato di nuovo al centro delle polemiche. A 48 ore dal comunicato del ministero dell'Economia sulle nomine nelle partecipate statali è scoppiato il caso Congo, Stato africano che Descalzi conosce bene sia per lavoro sia perché sua moglie Marie Madeleine Ingoba, detta Madò, è nata proprio da quelle parti, a Brazzaville.

BLOCCATI I DUE INVIATI. Il nome della donna è comparso anche nell'archivio dei cosiddetti Panama Papers, data la registrazione di una società, le Elengui Ltd, alle Isole Vergini. A riportare il Congo a galla - se ne era già discusso dopo le dimissioni di Luigi Zingales dal consiglio di amministrazione per una questione legata alle concessioni petrolifere - è stata un'inchiesta fatta dai giornalisti di Report Luca Chianca e Paolo Palermo, fermati dai servizi di sicurezza congolesi dopo aver intervistato Luca Ottonello, imprenditore conosciuto e già console onorario del Paese africano.

Da sinistra: l'autore e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, Paolo Palermo, Luca Chianca e il responsabile security and safety della Rai Ennio Matano all'aeroporto Leonardo Da Vinci a Fiumicino.

Chianca e Palermo indagavano sulla presunta maxi tangente da 1 miliardo e 92 milioni di dollari che sarebbe stata versata da Eni e Shell a politici nigeriani per il blocco Opl 245. Sulla vicenda indaga da tempo la procura di Milano che a febbraio 2017 ha rinviato a giudizio lo stesso Descalzi insieme con l'ex amministratore delegato Paolo Scaroni e altre 10 persone: il gup è chiamato a decidere il 20 aprile.

PUNTATA IN ONDA IL 27 MARZO. Adesso però gli inquirenti vogliono vederci chiaro sul rapimento dei due giornalisti. E potrebbero presto sentirli anche perché, dopo aver effettuato l'intervista, sono stati sequestrati, come spiega la trasmissione di Sigfrido Ranucci in onda regolarmente il 27 marzo.

LA SICUREZZA IN ALBERGO. Questa la ricostruzione di quanto accaduto. La mattina di mercoledì 15 marzo, al termine dell'intervista con Ottonello, Chianca ha scritto un sms a Ranucci, in cui esprimeva il timore di poter ripartire per l'Italia: «Adesso tocca uscire dal Congo». Pochi minuti dopo Chianca ha inviato un secondo sms in cui spiegava che «erano arrivati in albergo uomini dell'agenzia di sicurezza in borghese per conoscere la lista dei nomi e nazionalità delle persone».

I due giornalisti sono stati segregati per tre giorni e due notti, seduti su una sedia di plastica, in una stanza di due metri quadrati invasa da insetti

LA RICOSTRUZIONE DI REPORT

Da quel momento - si legge ancora - si sono interrotte tutte le comunicazioni. Gli inviati di Report hanno cercato di copiare e trasferire i file dell'intervista in Italia, ma non è stato possibile a causa di un improvviso quanto tempestivo blackout delle linee telefoniche che ha riguardato tutta la zona. I due giornalisti sono stati trasportati nel palazzo della Direction de la Surveillance du territoire, dove sono stati «segregati per tre giorni e due notti, seduti su una sedia di plastica, in una stanza di due metri quadrati invasa da insetti».

L'IMPRENDITORE VICINO ALLA CASTA. Fabio Ottonello in Congo non è uno qualsiasi: nel 2003 le cronache riportarono del suo matrimonio con Cendrine Sassou Nguesso, figlia del presidente della Repubblica Denis Sassou Nguesso. Anche lui si è accompagnato dunque per un periodo con uno dei pezzi grossi della “Casta” congolese. La storia tra i due è finita, ma non gli interessi nel Paese. Tanto che Cendrine oggi è presidente dell'agenzia per la promozione degli investimenti, oltre ad avere numerosi interessi a Pointe-Noire. Mentre Ottonello è dal 2001 console onorario del Congo a Genova, dove per un periodo hanno vissuto insieme Fabio e Cendrine.

Ottonello è stato indicato come colui che avrebbe messo a disposizione un aereo privato per il trasporto di due trolley con all'interno una parte della tangente nigeriana

Cosa c'entra Ottonello con Eni? L'imprenditore, impegnato anche nell'import-export di cacao e caffè, è stato tirato in ballo dal'ex dirigente del Cane a sei zampe Vincenzo Armanna. Il dirigente ha indicato Ottonello come colui che avrebbe messo a disposizione un aereo privato per il trasporto di due trolley con all'interno una parte della tangente pagata per lo sfruttamento del giacimento Opl 245. Destinazione un caveau svizzero, per poi finire nelle tasche dell'ex amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, ha riferito Armanna.

AEREO AFFITTATO A ENI. Il denaro, ha spiegato Armanna ai pm di Milano, «occupava due trolley ed era stato portato prima a casa di Casula (Roberto, alto dirigente del Cane a sei zampe a sua volta indagato, ndr), ad Abuja, poi fu trasportato con un "aereo dell’Eni" fuori dalla Nigeria, nel settembre 2011, ma io so che l’aereo Eni in quel periodo non aveva fatto voli in Nigeria. Però», ha concluso Armanna, «so anche che c’è un aereo privato che Eni affittava dal console onorario in Congo, Fabio Ottonello».

SOLIDARIETÀ DALL'AZIENDA. Da Eni è arrivata una nota: «Siamo contenti che questa vicenda che ha coinvolto i due giornalisti di Report», si legge, «si sia risolta positivamente e a loro va tutta la nostra solidarietà». E ancora, riguardo all'inchiesta della procura di Milano, «teniamo a ribadire l'assoluta correttezza dell'operato di Eni nell'ambito dell'acquisizione del blocco».

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