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28 Marzo Mar 2017 1719 28 marzo 2017

L'Unità, la grande fuga dei renziani

Giornate decisive per il futuro del quotidiano diretto da Staino. Romano non è più condirettore. Mercoledì 29 marzo un incontro con i Pessina che potrebbero salire al 99% della società editrice.

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Andrea Romano non è più il condirettore de L'Unità. La notizia si trova nel boxino dedicato alla gerenza del quotidiano diretto da Sergio Staino: il nome del parlamentare renziano è scomparso. Per chi lavora al giornale non è una novità, dal momento che di Romano si erano perse le tracce sin dal 5 dicembre, il giorno dopo la sconfitta al referendum costituzionale. Per di più dentro la redazione si fa notare che l'ex deputato di Scelta civica preferiva scrivere per l'online, molto più vicino all'ex segretario del Partito democratico Matteo Renzi, ovvero il sito Unità.tv, suffisso degli atolli polinesiani delle isole Tuvalu.

VERSO UN CAMBIO DI QUOTE SOCIETARIE. Ma tra i giornalisti e per chi lavora nel quotidiano fondato da Antonio Gramsci l'addio di Romano potrebbe significare molto di più, ovvero un cambio nelle quote societarie, con un possibile arrivo del gruppo Pessina al 99% della proprietà di Unità srl, la società editrice. Insomma qualcosa sembra muoversi. Ora i costruttori, Piesse, detengono l'80%, mentre il restante è in mano a Eyu, ovvero il Pd, spartito a sua volta con il gruppo Piacentini (60 a 40). L'ala renziana del Pd vuole abbandonare il giornale che non è riuscito a rilanciare? È una domanda che circola al Nazareno, per di più in una fase di cambio della comunicazione renziana con l'arrivo di Michele Anzaldi come nuovo responsabile della comunicazione dell'ex segretario.

Al momento non c'è nulla di ufficiale, ma mercoledì 29 marzo, alle 10 del mattino, è atteso un incontro proprio tra i soci e la redazione. È un passaggio fondamentale, perché Guido Stefanelli, amministratore delegato della Pessina Costruzioni, dovrà illustrare ai giornalisti come e se intende salvare il giornale, se ci sarà una ricapitalizzazione, se saranno previsti dei tagli e soprattutto bisognerà capire se sono cambiati i patti parasociali. Su tutti i quattro punti c'è nebbia assoluta.

NESSUN PIANO INDUSTRIALE SUL TAVOLO. Dopo le polemiche di gennaio, quando il direttore Sergio Staino si scagliò contro Renzi («Mi hai deluso»), ci sono state alcune riunioni con la proprietà, ma sulla carta non c'è nulla di ufficiale. Il piano industriale non si è ancora visto. Di sicuro mancano all'appello almeno 5 milioni di euro, ma dovrà essere Piesse mercoledì 29 a fornire alla redazione un piano di rilancio. E c'è chi si domanda quale interesse possano avere ancora i costruttori a investire. Per di più che l'inchiesta Consip ha svelato il possibile interesse dell'imprenditore Alfredo Romeo (ora in carcere) per il giornale, in modo da ingraziarsi, secondo quanto sostenuto dal faccendiere Carlo Russo, Tiziano Renzi, padre dell'ex premier.

Bisognerà capire se gli attuali soci di maggioranza vorranno continuare a investire su un quotidiano che era diventato l'house organ del renzismo

Allo stesso tempo, dopo l'incontro con i Pessina è in programma sempre per mercoledì pomeriggio un'assemblea straordinaria dei giornalisti per fare il punto della situazione. A organizzarla è stato Umberto De Giovannangeli, membro del comitato di redazione. Di sicuro bisognerà capire se gli attuali soci di maggioranza vorranno continuare a investire su un quotidiano che durante il 2016 era diventato l'house organ del renzismo, per dare la volata al segretario e premier in vista del referendum costituzionale. Già allora si discuteva della possibilità che il quotidiano chiudesse i battenti.

CHICCO TESTA PRONTO A LASCIARE? Ora le ultime voci non confermate sostengono che potrebbe chiudere dopo il congresso del 30 aprile. Ma l'ultima parola l'avranno i Pessina che potrebbero anche indicare un nuovo direttore o anche un nuovo presidente della società: c'è chi dice che potrebbe lasciare anche Chicco Testa, che era arrivato per cercare nuovi soci. Non solo. Il Pd potrebbe restare comunque con l'1% dentro Unità Srl, in modo tale da far valere una golden share per comunque influenzare il giornale. Nel frattempo c'è chi fa notare come nella vignetta di oggi il direttore Staino abbia lasciato intendere di appoggiare Andrea Orlando alla segreteria del Pd. Un riposizionamento in corsa in vista di nuovi assetti societari? Smentisce De Giovannangeli: «Nessun endorsement, Staino sin dall'inizio ha saputo essere equidistante».

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