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Processo Alto Piemonte 28 Marzo Mar 2017 1448 28 marzo 2017

Processo Alto Piemonte, Saverio Dominello si dissocia dalla 'ndrangheta

Secondo l'accusa suo figlio Rocco contattò i dirigenti della Juventus per tentare di fare affari con il bagarinaggio. Ma lui, di fronte ai giudici, dichiara: «Rispetto alla famiglia Agnelli, sono solo spazzatura».

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«Mi dispiace che per colpa del mio nome gli Agnelli vengano tirati dentro questo show mediatico. Io rispetto a loro sono soltanto spazzatura. E gli Agnelli non sarebbero mai venuti a contatto con la spazzatura». Firmato: Saverio Dominello, imputato a Torino nel processo Alto Piemonte, durante l'udienza preliminare del procedimento.

ACCUSATI DI ASSOCIAZIONE MAFIOSA. Saverio è il padre di Rocco Dominello, il tifoso bianconero che secondo l'accusa entrò in contatto con alcuni dirigenti della Juventus per tentare di fare affari con il bagarinaggio. Entrambi, padre e figlio, sono imputati per associazione di tipo mafioso. Almeno fino al 2009 avrebbero fatto parte della 'ndrangheta e sono considerati legati alla 'ndrina Pesce-Bellocco di Rosarno.

COLPO DI SCENA IN TRIBUNALE. Saverio Dominello, con le sue dichiarazioni spontanee, ha preso tutti in contropiede. Si è dissociato dall'organizzazione criminale, ammettendo allo stesso tempo di averne fatto parte: «La 'ndrangheta mi fa schifo. Essere 'ndranghetista è un marchio infamante, che non voglio più avere. Mi sono distaccato nel 2012 e oggi mi dissocio». «Non ho fatto nomi e non intendo farne», ha aggiunto Dominello, dicendosi preoccupato per la sua famiglia: «Fuori rimangono solo le donne. E se sono persone d'onore, le donne non si toccano».

IL TENTATO OMICIDIO DI ANTONIO TEDESCO. Il procuratore Armando Spataro aveva chiesto l’arresto dei Dominello, individuandoli quali presunti responsabili del tentato omicidio di Antonio Tedesco, un uomo abbandonato la sera del 23 luglio 2014 in una pozza di sangue davanti al campo sportivo di Volpiano, in provincia di Torino. Tedesco non ha mai parlato, ma gli inquirenti ritengono che sia stato punito per aver "offeso" uno dei membri della 'ndrina.

LA NASCITA DEI «GOBBI». Il cuore del processo Alto Piemonte ruota attorno alla presunta gestione mafiosa di alcune bische clandestine. Ma secondo la procura, oltre al gioco d'azzardo e alle estorsioni, i Dominello avrebbero anche cercato di infiltrare la curva della Juventus, per mettere le mani sul business della rivendita dei biglietti a prezzo maggiorato. A questo scopo avrebbero creato il gruppo ultrà «I gobbi», che nella primavera del 2013 tentò di farsi spazio allo stadio.

LA MEDIAZIONE NELLA GUERRA FRA ULTRÀ DEL 2009. Ma l'influenza dei Dominello sulla curva bianconera risalirebbe a diversi anni prima. La Digos, in una relazione agli atti del processo, ricorda infatti che già nel 2009, quando scopiò la guerra tra «Drughi» e «Bravi ragazzi», per risolvere le loro controversie gli ultrà si sarebbero rivolti prima a Placido Barresi, poi proprio ai Dominello. Barresi, originario della cittadina calabrese di Gioiosa Ionica, è attualmente in libertà vigilata. Professione panettiere, ha ucciso cinque persone tra il 1977 e il 1982. Per gli investigatori era il braccio armato di Domenico Belfiore, il boss della 'ndrangheta che nel 1983 decise di uccidere il procuratore capo di Torino, Bruno Caccia.

FINE DEGLI SCONTRI PER NON DISTURBARE GLI AFFARI. Ed è sempre la Digos a scrivere che nel 2009 il leader dei «Drughi» Dino Mocciola, dopo essere stato aggredito, «decise di affidarsi» a Placido Barresi, a quel tempo detenuto in carcere, ma in contatto con il leader dei «Bravi ragazzi», Andrea Puntorno. A mediare tra Mocciola e Barresi sarebbe stato Antonino Corleto, considerato «persona di fiducia della famiglia Dominello e quindi vicina al clan dei Pesce di Rosarno». Dopo questa mossa gli scontri in curva terminarono e sarebbe iniziata una fase diversa, caratterizzata da un approccio più "diplomatico": «Alla base di questi tentativi di conciliazione vi sarebbe stata la ferma volontà da parte della 'ndrangheta torinese e milanese di evitare l’insorgere di una guerra tra bande che avrebbe avuto l’unico effetto di intralciare le attività redditizie illecite che gravitano intorno agli incontri di calcio e del nuovo stadio in particolare».

UN NUOVO "ARBITRO". Rocco Dominello, figlio di Saverio, viene descritto dalla Digos come «un uomo di mediazione», «dai toni equilibrati e mai evidentemente minacciosi». La Juventus, una volta «constatata la sua influenza con i tifosi», avrebbe iniziato a «confidare in lui per dirimere questioni pendenti con gli ultrà più minacciosi». Con Rocco Dominello hanno parlato alcuni collaboratori della società non indagati, come Alessandro D’Angelo e Stefano Merulla. Così come trattava con lui Raffaello Bucci, ex ultrà ed ex collaboratore della Juventus morto in circostanze misteriose giù da un viadotto di Fossano, sull'autostrada Torino-Savona, a luglio del 2016.

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