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20 Aprile Apr 2017 1725 20 aprile 2017

Biotestamento, cosa dice la proposta di legge

La figura del fiduciario, il rapporto medico-paziente e l'iter in caso di minori: i punti del ddl passato alla Camera il 20 aprile.

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Il 13 marzo è cominciata alla Camera la discussione della proposta di legge sul testamento biologico, arenata dopo la morte di Eluana Englaro, il 9 febbraio 2009. Il 20 aprile la Camera dei deputati ha approvato il ddl, che ora passa al Senato. I sì sono stati 326 , i no 37. Il testo «Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento» è stato presentato dalla dem Donata Lenzi. Ecco cosa prevede la legge che, «nel rispetto dei princìpi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, tutela la vita e la salute dell’individuo e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge».

1. La norma prevede il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari

La norma, in sintesi, prevede il diritto per «ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere» di rifiutare, «in tutto o in parte, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso», incluse la nutrizione e l’idratazione artificiali. E prevede la nomina di un fiduciario che faccia le veci del paziente in caso di necessità.

L'INDICAZIONE DI UN FIDUCIARIO. Se le dichiarazioni di volontà antcipate (Dat) non contengono l'indicazione di un fiduciario o questo abbia rinunciato o non possa svolgere la sua funzione, le disposizioni «mantengono efficacia in merito alle convinzioni e alle preferenze del disponente. In caso di necessità, il giudice tutelare provvede alla nomina di un fiduciario o investe dei relativi compiti l’amministratore di sostegno, ascoltando nel procedimento il coniuge o la parte dell’unione civile o, in mancanza, i figli o, in mancanza, gli ascendenti».

2. Il medico è esente da responsabilità civile o penale

La legge intende promuovere e valorizzare la «relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato nel quale si incontrano l'autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico». Nella relazione medico-paziente, se quest'ultimo lo richiede, possono essere coinvolti anche i «familiari o la parte dell’unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia». Il medico, dal canto suo, «è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale».

LA VARIABILE DI NUOVE TERAPIE. Il medico, quindi è tenuto al rispetto delle Dat, ma può disattenderle solo se «in accordo con il fiduciario» nel caso nuove terapie prima non prevedibili «possano assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita». Il rifiuto del «trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo» non possono però comportare l'abbandono terapeutico. «Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l’erogazione delle cure palliative di cui alla legge 15 marzo 2010, n. 38».

3. In caso di minori e persone inabilitate decidono i genitori

Il consenso informato al trattamento sanitario del minore «è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore». Il consenso informato della persona inabilitata, invece, «è espresso dalla medesima persona inabilitata e dal curatore».

IL RUOLO DEL GIUDICE TUTELARE. Infine, nel caso in cui il rappresentante legale di persona minore o interdetta o inabilitata oppure l'amministratore di sostegno, «in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento, rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste siano appropriate e necessarie, la decisione è rimessa al giudice tutelare su ricorso del rappresentante legale della persona interessata o del medico o del rappresentante legale della struttura sanitaria».

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