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20 Aprile Apr 2017 1658 20 aprile 2017

Processo Maroni, tra rinvii di ogni tipo si allontana la sentenza

Questa volta a fermare l'avvocato del governatore lombardo è un mal di schiena. Il pm Fusco: «Anche io ne soffro e vendo in udienza con un busto». Così la sentenza potrebbe arrivare dopo le Regionali del 2018, permettendo al governatore di ricandidarsi.

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Tra rinvii, impedimenti per motivi di salute o per altri sempre più svariati impegni, il processo a carico del governatore lombardo Roberto Maroni rischia di arrivare al 2018, a ridosso o con tutta probabilità a dopo le elezioni regionali che dovrebbero svolgersi tra febbraio e marzo. La prescrizione non c'entra nulla, scade nel 2024. In pratica una possibile condanna che potrebbe far decadere l’esponente leghista per la legge Severino si allontana sempre di più.

ENNESIMA INTERRUZIONE GIUDIZIARIA. Un'interruzione giudiziaria del mandato potrebbe essere una cattiva pubblicità in vista di una ricandidatura? Chissà. Di fatto somiglia ormai a una via crucis, tra malattie e impegni inderogabili, il procedimento dove l’ex ministro dell’Interno è imputato per induzione indebita e turbata libertà nel procedimento, accusato di aver fatto pressioni per far ottenere un viaggio a Tokyo e un contratto a due sue ex collaboratrici in concomitanza dell’Expo 2015.

Bobo Maroni e Beppe Sala.

Le istanze di rinvio ormai non si contano più sulle dita di entrambe le mani, tanto che lo stesso collegio della quarta sezione penale, presieduto da Maria Teresa Guadagnino, ha dovuto prendere atto anche il 20 aprile degli impedimenti di salute dell’avvocato Domenico Aiello, legale di Maroni. «Non so francamente cosa dire», ha detto allargando le braccia Guadagnino, che è venuta a conoscenza dell’istanza di impedimento solo il 19 aprile, come gli avvocati degli altri imputati. Questa volta di mezzo c’è un fastidioso mal di schiena che rischia di far saltare pure la prossima udienza del 27 aprile.

LE FRECCIATINE DI GUADAGNINO AI LEGALI DI BOBO. Lo stesso era accaduto un mese fa, perché già l’udienza del 16 marzo è stata rinviata al 20 aprile sempre per motivi di salute dell’avvocato. «Aldilà della schiena, perché poi abbiamo tutti mal di schiena», ha spiegato Guadagnino, «queste sono malattie che non si curano in quattro giorni. Ragioni deontologiche richiedono la nomina di un avvocato sostituto in questi casi, basterebbe un associato dello studio». Ma di sostituti al momento non se ne vedono. Anzi, il legale dello studio di Aiello, unico rappresentante della difesa di Maroni, ha pure specificato di «non essere un associato».

Appare chiaro che la linea difensiva è spostare sempre di più la possibilità dell’arrivo di una condanna che potrebbe costringerlo alle dimissioni

Più duro e a tratti ironico è stato il pm Eugenio Fusco, titolare dell’inchiesta, che ha detto di soffrire anche lui di mal di schiena: «Ce l’ho anch’io ma me lo tengo. In questo stesso processo sono venuto almeno due volte con il busto che peraltro non si vede». In sostanza appare ormai chiaro a tutti che la linea difensiva è sempre più dilatoria, per spostare sempre di più la possibilità dell’arrivo di una condanna che potrebbe costringere alle dimissioni il governatore già pronto a ricandidarsi nel 2018.

UNA STRATEGIA CHE DURA DA UN ANNO. La strategia di Aiello va avanti ormai da più di un anno, contando che il processo si aprì alla fine del 2015, era il 30 novembre. Ma dopo le elezioni amministrative del maggio 2016, quando Maroni si candidò come capolista alle Comunali di Varese, è successo di tutto. Già la candidatura, che non servì a molto data la sconfitta della Lega Nord e la vittoria del candidato del Partito democratico, assicurò 41 giorni sospensione. Poi sono arrivati gli impegni di Aiello negli altri processi di regione Lombardia, perché l’avvocato segue l’amministrazione regionale, quindi quelli dello stesso governatore per questioni istituzionali. In tutto questo, tra agosto e dicembre proprio il legale calabrese aveva promesso o fatto intendere, anche con interviste alla stampa, che Maroni si sarebbe presentato in procura per spiegare la sua posizione: non è mai successo.

Matteo Salvini con Maroni.

A dicembre dell’anno scorso è persino arrivata la concomitanza del processo sulla trattativa Stato Mafia di Palermo, dove il governatore è stato ascoltato come ministro dell’Interno negli Anni 90. A questo punto all’accusa mancano da sentire due teste, poi ci sarà il contro esame delle parti. Ma si rischia di arrivare a dopo l’estate. E c’è la possibilità che, in caso di elezioni politiche anticipate, proprio Maroni possa ricandidarsi, potendo contare sulla sospensiva già avuta durante le Comunali del 2016. Quindi ci saranno le Regionali.

PROSSIMA UDIENZA RESTA IL 27 APRILE. Al momento i giudici hanno deciso di lasciare fissata l'udienza del 27 aprile, dove dovrebbe essere sentito come teste Roberto Arditti, ex capo comunicazione di Expo 2015. Il 6 maggio dovrebbe deporre l'ultimo teste citato dall'accusa, ovvero Alberto Brugnoli, direttore generale di Eupolis, ente lombardo, che ha già patteggiato. Ma il condizionale è d’obbligo, perché i mal di schiena dell'avvocato Aiello sono sempre più imprevedibili.

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