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20 Aprile Apr 2017 1213 20 aprile 2017

Tumore al cervello, tribunale riconosce l'uso scorretto del cellulare come causa

I giudici di Ivrea hanno condannato l'Inail a risarcire il dipendente di un'azienda per malattia professionale. Per 15 anni ha usato il telefonino più di tre ore al giorno, senza protezioni.

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Inail condannata a risarcire un lavoratore per il tumore al cervello provocato dall'uso scorretto del cellulare.

Il Tribunale di Ivrea ha condannato l'Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale al dipendente di un'azienda cui è stato diagnosticato un tumore al cervello, dopo che per 15 anni ha usato il cellulare per più di tre ore al giorno senza protezioni.

PRIMA SENTENZA DI PRIMO GRADO. «Per la prima volta una sentenza di primo grado ha riconosciuto un nesso tra l'uso scorretto del cellulare e lo sviluppo di questa patologia», hanno commentato gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone, dello studio legale torinese Ambrosio e Commodo.

IL LAVORATORE È UN DIPENDENTE DI TELECOM ITALIA. Il lavoratore colpito dal cancro è un uomo di 57 anni, dipendente di Telecom Italia. La sentenza del giudice si è basata su una consulenza tecnica, secondo la quale proprio l'uso del telefonino è stato identificato come la causa dell'insorgenza di un neurinoma dell’acustico, tumore benigno ma invalidante che interessa l'ottavo nervo cranico.

EFFETTO CANCEROGENO NOTO DAL 2011. L’effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche prodotte dai cellulari era già stato riconosciuto nel 2011 dallo Iarc, l'International agency for research on cancer, che aveva inserito i dispositivi nella categoria 2b (possibili cancerogeni). E in precedenza si erano pronunciate la Corte d’Appello di Brescia e la Corte di Cassazione. Ma «il fatto che nel 2017 i tribunali italiani riconoscano già in primo grado la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dal cellulare è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche», ha spiegato l’avvocato Bertone.

LA CONSULENZA DEL PROFESSOR LEVIS. La consulenza tecnica alla base della sentenza, firmata dal professor Angelo Levis, ordinario di mutagenesi ambientale all'Università di Padova, afferma che «le emissioni dei telefoni mobili (cellulari e cordless) dovrebbero essere classificate nel gruppo 1 dei sicuri cancerogeni per l'uomo», tenendo conto degli stessi criteri elencati dallo Iarc nelle sue monografie.

«ERO OBBLIGATO A USARE IL CELLULARE». Il lavoratore che ha vinto la causa contro l'Inail ha dichiarato: «Non voglio demonizzare l’uso del telefonino, ma credo sia necessario farne un uso consapevole. Ero obbligato a utilizzare sempre il cellulare per parlare con i miei collaboratori e per organizzare il lavoro. Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate, poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all’udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall’orecchio destro, perché mi è stato asportato il nervo acustico».

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