Fake News
SelfieMade Generation 21 Aprile Apr 2017 1726 21 aprile 2017

Non tutte le fake news vengono per nuocere

Il dibattito che ha infiammato la campagna presidenziale Usa ha rilanciato l'editoria e il bisogno di un'informazione certa. La stessa spinta servirebbe in altri settori. Uber per esempio...

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Fake News, ovvero contenuti sul web dai titoli strillati che catturano l’attenzione del lettore, ma che non sono verificati o sostanziati da fatti o prove reali. Perché pubblicarle? Per far aumentare gli accessi al sito che le contiene, che a sua volta, forte di un traffico più alto riceverà maggiori revenue dalle inserzioni pubblicitarie. Ovvero: è una tecnica di link baiting. È solo una definizione che, per quanto semplice, è necessaria in un momento in cui il caso diventa “fenomeno” e tutti ne parlano, anche a sproposito.

IL CASO AMERICANO. Le fake news sono diventate un concetto generalista e di dominio pubblico durante la campagna elettorale per le ultime elezioni presidenziali americane: la tecnica dello staff di Donald Trump per screditare l’avversaria era di lanciare sul web pettegolezzi, voci, rumors o più semplicemente insinuazioni riguardanti Hillary Clinton e il suo staff. Da qui l’accusa dell’ex First Lady e di molti quotidiani americani a Trump di diffondere «fake news» e, come risposta, Trump accusava avversaria e media di essere a loro volta dei produttori di fake news volte a denigrarlo. Si poteva più semplicemente parlare di «propaganda elettorale» che esiste fin dai tempi delle prime elezioni nelle giovani democrazie dell’800, ma forse una rispolverata di questo concetto, grazie all’appropriarsi di un nome molto più accattivante, qualche effetto positivo lo ha creato.

Hillary Clinton e Donald Trump.

Per l’editoria, un mondo che non accennava a riprendersi da una crisi profonda, è stata una boccata d’aria fresca: le vendite di abbonamenti per le versioni digitali di quotidiani e riviste hanno registrato un significativo balzo positivo. Un esempio? Negli ultimi tre mesi del 2016 il New York Times ha registrato 268 mila abbonamenti online in più e nella sola settimana successiva alla nomina di Trump come Presidente Usa, gli abbonamenti sono aumentati di 10 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le fake news hanno dato nuovo lustro alla propaganda elettorale che per avere maggior breccia sull’opinione pubblica ha, a sua volta, esteso il concetto di malainformazione a diversi campi. Da qui, la creazione di un rinnovato bisogno: il diritto del lettore a un’informazione sicura, comprovata, certa.

COSÌ IL NUOVO HA RINVIGORITO IL TRADIZIONALE. Giusto o no l’appropriarsi di un nome che significa altro, il “nuovo” ha rinvigorito il “tradizionale” e ha innescato un processo positivo di attenzione sul mondo dell’informazione, sulla cura per un lavoro tanto importante e difficile quanto facilmente manovrabile, quello del giornalista e del direttore editoriale, e ha riportato l’opinione pubblica a legarsi e cercare un’informazione credibile, seria e continuativa. È un esempio importante di come un nuovo aspetto abbia creato valore aggiunto per un mondo che non riusciva a rinnovarsi e rimanere profittevole.

EFFETTO FAKE NEWS CERCASI. Come già condiviso in altri articoli, mi auguro che lo stesso avvenga anche per altri settori, in primis penso a Uber, salvata solo momentaneamente, e in extremis, dal Tribunale di Roma, ma che ancora deve capire quale sarà il suo destino. Sono anni che i tassisti lamentano malfunzionamenti nelle regolamentazioni; sono anni che i cittadini chiedono un servizio più capillare ed economico. Se solo riuscissimo a trovare la “fake news” che fa da ponte fra i due mondi, sono sicuro che riusciremo a trovare un equilibrio anche in questo caso.

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