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22 Aprile Apr 2017 1021 22 aprile 2017

Ciclismo in lutto: muore Michele Scarponi

È stato investito da un furgone mentre si allenava. Campione e gregario di lusso, era stato nominato capitano dell'Astana Team per il prossimo Giro d'Italia. Le imprese di Scarpa. E il cordoglio dei colleghi.

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Campione e gregario: Michele Scarponi era questo. E a 37 anni, un Giro d'Italia in bacheca (vinto nel 2011), si preparava ad una nuova avventura nella corsa rosa, stavolta da capitano dell'Astana. L'Aquila di Filottrano ha smesso di volare in un giorno qualunque di primavera. Scarponi era tornato a casa venerdì sera con il sorriso sulle labbra, come sempre, perché aveva chiuso positivamente il Tour of the Alps, vincendo la prima tappa in Austria, ma soprattutto avvertendo buone sensazioni in vista del 100/o Giro d'Italia, dov'era stato scelto come capitano al posto dell'infortunato Fabio Aru. E dove voleva presentarsi al top. Invece, a pochi metri da casa, ha trovato la morte.

L'INCIDENTE IN ALLENAMENTO. Un destino crudele, beffardo, gli ha stroncato la vita. Era sceso da poche ore dalla bici che amava, e vi era risalito subito sabato mattina perché voleva presentarsi ad Alghero, il 5 maggio, all'appuntamento con la corsa rosa, nelle migliori condizioni possibili. Perché, a 37 anni, ripeteva Michele, «si ha ancora fame». E infatti, il marchigiano aveva voglia di stupire, di scalare, di macinare chilometri, di regalare successi e sorrisi. Sogni che non si realizzeranno. Il campione stava allenandosi alle porte di Filottrano (Ancona) suo paese natale quando è stato centrato in pieno da un furgone il cui autista, un 57enne del posto, non avrebbe dato la precedenza. «Non l'ho visto», avrebbe spiegato ai carabinieri. Per questo l'ipotesi a carico dell'uomo è di omicidio stradale.

L'amore di Scarponi per i pedali era nato da bambino: per la prima comunione ricevette in dono una bici e, a otto anni, si tesserò per la Pieralisi di Jesi. Il primo vero successo è datato 1997, all'età di 17 anni, nel Campionato italiano Juniores, dopo una piccola-grande impresa al Castello di Caneva. Cominciò quel giorno l'ascesa di un corridore capace di qualsiasi risultato. Gli si aprirono le porte della Nazionale e partecipò alla prova di categoria a San Sebastián, nei Paesi Baschi, lottando per la vittoria, prima di essere fermato da una foratura.

LA SQUALIFICA E IL RITORNO. Passò professionista nel 2002, gareggiando per Acqua & Sapone-Cantina Tollo, la squadra di Mario Cipollini: al debutto fra i professionisti conquistò una vittoria di tappa nella Settimana ciclistica lombarda. L'anno dopo si mise in luce nelle classiche di un giorno, ottenendo un 7/o all'Amstel Gold Race, e un 4/o alla Liegi-Bastogne-Liegi. Nel 2005 si trasferì in Spagna, alla Liberty Seguros-Wuerth di Manolo Saiz, fu in quel periodo che si mise in luce nelle corse a tappe. Nel 2005 traslocò in Spagna, alla Liberty Seguros-Wuerth di Manolo Saiz e l'anno seguente venne coinvolto, insieme con alcuni compagni di squadra, nell'Operación puerto, dopo avere ammesso alla Procura Coni i rapporti col famigerato medico Eufemiano Fuentes. Squalificato nel luglio 2007 per 18 mesi, l'Aquila rientrò alle gare nella stagione 2009, quella del Giro d'Italia del centenario. Nel 2010 vinse la Tirreno-Adriatico, con la maglia della Diquigiovanni Androni e, nello stesso anno, al Lombardia si arrese solo a Gilbert.

LA MAGLIA ROSA NEL 2011. Nel 2011 approdò nella Lampre, chiudendo il Giro d'Italia al secondo posto, alle spalle di Contador. La squalifica dello spagnolo, positivo al Clenbuterolo, gli permise di indossare virtualmente la maglia rosa, che gli venne consegnata - assieme al trofeo - a Herning (in Danimarca), alla partenza del Giro 2012. Quel giorno, come sempre sorridendo a 32 denti 'Scarpa' disse ai giornalisti: «Mettetela come vi pare, ma sempre di un successo si tratta». Altro che vittoria 'a tavolino'. Al prossimo Giro si sarebbe presentato da capitano dell'Astana, la squadra dove era rimasto per stare al fianco di Aru, dopo che aveva rifiutato il passaggio alla Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali. Negli ultimi anni si era distinto come gregario di lusso, costruendo i successi del sardo come del siciliano, alla Vuelta come al Tour. Scarponi era l'amico della porta accanto, campione e gregario al tempo stesso. Così come il ciclismo gli ha regalato tante soddisfazioni, la vita gli ha riservato un finale drammatico, stamattina, poco dopo le 8, in un qualsiasi giorno di primavera.

Il mondo del ciclismo e dello sport piange il campione marchigiano. «È una tragedia troppo grande per essere commentata. Ciao Michele», posta su Twitter l'Astana Team. Ma sui social si moltiplicano i commenti di compagni e colleghi dello scomparso: Vincenzo Nibali, affranto per la perdita del suo vecchio compagno di squadra, scrive: «Non lo so, non ce la faccio, non ho parole amico mio». Mentre Fabio Aru, del quale Scarponi aveva appena preso il posto come prossimo capitano al Giro d'Italia, commenta: «Tragedia infinita, non esistono parole. Riposa in pace amico mio».

Parole di cordoglio anche dal Milan, del quale il corridore morto era tifoso: «Il mondo dello sport piange la scomparsa di Michele Scarponi. Tutto il popolo rossonero si stringe attorno alla famiglia e agli amici». Sotto choc anche il campione spagnolo Alberto Contador. «Sono paralizzato e senza parole», twitta ricordando Scarponi come una «grande persona e sempre con un sorriso contagioso». Peter Sagan, lo slovacco campione del mondo che vive ormai in Italia, ricorda il collega: «Michele riposa in pace, sarai per sempre nei nostri cuori. I nostri pensieri sono per la famiglia, gli amici e il team Astana. Fatevi forza tutti». E un altro rivale spagnolo Alejandro Valverde aggiunge: «Sono senza parole. Ci lascia una grande persona e un grande ciclista».

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