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Caso Consip

Alfano 2
9 Maggio Mag 2017 1923 09 maggio 2017

Consip, spuntano le consulenze dell'amico di Alfano

Un'inchiesta ancora riservata (e senza indagati) accende un faro sulle spese legali della centrale acquisti: 5,5 milioni di euro in tre anni. La metà è finita nelle tasche dell'avvocato Clarizia, fedelissimo del ministro.

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C'è una nuova inchiesta su Consip, la centrale acquisti della nostra pubblica amministrazione. A quanto pare è slegata da quella principale per corruzione, abuso d'ufficio e violazione di segreto sull'appalto da 2,7 miliardi di euro che vede coinvolti a vario titolo l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo, il ministro dello Sport Luca Lotti e Tiziano Renzi, padre dell'ex presidente del Consiglio. Ma è un'indagine che rischia comunque di lambire la politica italiana, in particolare il ministro degli Esteri Angelino Alfano.

MASSIMO RISERBO TRA GLI INVESTIGATORI. Vige il massimo riserbo tra gli investigatori, ma basta guardare le tabelle dei contenziosi di Consip per notare che le consulenze più onerose negli ultimi anni sono state affidate all'avvocato Angelo Clarizia, fedelissimo dell'ex ministro degli Interni nonchè ex legale di Expo 2015, con un appalto da 650 mila euro conquistato insieme con un altro avvocato del giro alfaniano, Andrea Gemma, consigliere di amministrazione di Eni. Dal 2014 a oggi Clarizia ha incassato da Consip più di 2 milioni di euro di consulenze.

Al momento non ci sarebbero indagati, ma in mattinata la guardia di finanza ha acquisito documentazione negli uffici di Consip. La società, interpellata da Lettera43.it, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. In ogni caso, secondo quanto appreso dall’Ansa, le Fiamme gialle vogliono vederci chiaro sulla regolarità degli incarichi a legali esterni. Stando all’ipotesi investigativa della procura di Roma, le consulenze sarebbero eccessive, sia per il numero, sia per il valore. Il tutto considerando che in Consip esiste una Direzione legale e societaria con un organico di 49 persone. Negli ambienti investigativi non si smentiscono le verifiche in corso, ma non si rilasciano ulteriori particolari.

5,5 MILIONI IN CONSULENZE LEGALI. Tuttavia a parlare ci sono i numeri delle consulenze legali nell’ambito dei contenziosi di Consip: 5 milioni e 479 mila euro dal 2014 al 2016 finiti soprattutto nelle casse degli studi degli avvocati Angelo Clarizia, Andrea Guarino (parlamentare dal 1996 al 2001, passato dall'Ulivo a Forza Italia), Claudio de Portu e Alberto Bianchi. I primi due si sono spartiti i compensi maggiori con oltre 2 milioni di euro a testa per seguire i contenziosi di Consip, in particolare quelli sorti con due pezzi da novanta degli appalti italiani, cioè Romeo Gestioni e Manital. A seguire Bianchi, che in tre anni ha portato a casa da Consip poco meno di 476 mila euro seguendo la centrale acquisti della Pa soprattutto nei contenziosi con Siram e Cofely. De Portu ha incassato 471 mila euro.

Se il 2016 non ha toccato il milione di euro (927 mila euro) l’anno del boom dell’assistenza legale esterna è stato il 2015, in cui Consip ha sborsato 2,6 milioni (nel 2014 erano 1,9). Era necessario spenderli con un organico di 49 persone assunte? È questa la domanda che si stanno facendo gli inquirenti in queste ore. Di certo c’è che tra i maggiori beneficiari di questi incarichi si trovano vicini d’affari e di fondazioni di Matteo Renzi e Alfano.

FARI SUL RUOLO DI BIANCHI. Già nei mesi scorsi, nel pieno della polemica per le indagini delle procure di Napoli e Roma anche sui vertici dell'Arma dei Carabinieri e sul capitano del Noe Giampaolo Scafarto, si era parlato delle consulenze legali di Consip. Oltre all'arresto per corruzione di Romeo, tuttora in carcere, alcuni giornali, in particolare Repubblica e L'Espresso, avevano acceso un faro sul ruolo di Bianchi, presidente della fondazione Open, che raccoglie i finanziamenti per la Leopolda. L'avvocato di Renzi (lo ha difeso in alcuni procedimenti quando era presidente della provincia), esperto di diritto amministrativo, è tra i legali che da anni segue i contenziosi per Consip. All'epoca commentò l'inchiesta in un'intervista al Foglio, parlando di un meccanismo da Kgb, il vecchio servizio segreto sovietico: «Tu sei nominato da Renzi in Open e Marroni da Renzi in Consip, tu sei nominato legale di Consip da Marroni, ergo tu fai gli interessi del nominante (Renzi) in Open e Consip».

Bianchi, che è anche consigliere di amministrazione di Enel, ha sempre spiegato di lavorare per Consip dal 2012, prima che Renzi arrivasse a Palazzo Chigi e che Luigi Marroni, ex numero uno dell'Asl di Firenze, fosse nominato dallo stesso governo Renzi a capo della centrale acquisti della pubblica amministrazione. Contattato da Lettera43.it, non ha voluto rilasciare commenti sulla vicenda. Già nel 2013 la Corte dei Conti, tramite la magistratura contabile, aveva condannato Bianchi al pagamento di 4,7 milioni di euro. Erano gli anni della Efim spa, finanziaria del sistema delle partecipazioni statali: poi è stato assolto in Appello e gli è stato riconosciuto il rimborso delle spese legali.

QUANDO CLARIZIA LAVORÒ CON MICELI. In questi anni, dunque, a guadagnare di più grazie alle consulenze Consip è stato l'avvocato Clarizia, professore, fratello di Renato, altro esperto di diritto, ma soprattutto uno dei fedelissimi di Alfano insieme con Gemma. Anche Clarizia, come si legge nel curriculum, lavora da anni con Consip. Non solo. Ha lavorato pure con la moglie di Alfano, Tiziana Miceli, seguendo sempre in contenziosi della pubblica amministrazione la Serit, agenzia di riscossione siciliana. Miceli, avvocato, finì anni fa in un polverone mediatico, in un'inchiesta de L'Espresso, per alcune consulenze in Consap, la concessionaria sui servizi assicurativi pubblici. Da Consip a Consap, insomma, cambia una vocale ma il passo è breve.

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