Io Vivo Nellombra
11 Maggio Mag 2017 1157 11 maggio 2017

La vita nell'ombra del Comandante Alfa: «Non chiamateci Rambo»

Anni di Piombo, sequestri, lotta alla mafia, caccia a Igor. Da 39 anni sotto anonimato. Il fondatore del Gis dei carabinieri si racconta in un libro e a Roma InConTra: «Viviamo nella paura. Ma non siamo esaltati».

  • Marco Dipaola
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Occhi scuri e intensi, circondati dal mephisto, il grande cappuccio nero che gli copre interamente il volto da 39 dei 47 anni della sua carriera. Tuta integrale e scarponi allacciati sopra le caviglie. Si è presentato così il Comandante Alfa, uno dei cinque fondatori del Gis (Gruppo di intervento speciale dell’arma dei carabinieri) sul palco di Roma InConTra, il programma tivù di Enrico Cisnetto, e lo ha fatto con la fierezza di chi indossa quella divisa come se intraprendesse una missione.

DA NASSIRIYA A BUDRIO. Nei suoi decenni di servizio il Capitano Alfa ha partecipato alle più pericolose operazioni militari nazionali e internazionali: dai terroristi degli Anni di piombo, ai sequestri in Calabria fino alla lotta alla mafia, passando per la Bosnia, l’Afghanistan e Nassiriya (Iraq), fino ad arrivare al terrorismo islamico. E pure alla caccia a Igor, il killer di Budrio, seppure dietro le quinte.

TRA SACRIFICI E VALORI. Queste esperienze sono raccontate nel libro Io vivo nell’ombra, edito da Longanesi, il cui ricavato sarà devoluto al reparto pediatrico di un ospedale italiano. Un libro che Alfa ha dedicato ai giovani, spesso in preda a quello che lui con giusta severità definisce «uno spaesamento», e che la storia sua e dei suoi uomini - fatta di sacrifici, valori e decisionismo - può aiutare a superare.

Nel Gis non ci sono Rambo o esaltati, ma ragazzi che hanno deciso di dedicare la propria vita allo Stato, e che sono reperibili 24 ore al giorno con un preavviso di mezz’ora

IL COMANDANTE ALFA

«Un carabiniere non è un giustiziere, non decide il destino delle persone», ha raccontato il Comandante con la voce ferma e rassicurante di chi ne ha vissute tante, «all’interno del Gis non ci sono Rambo o esaltati, ma ragazzi con la testa sulle spalle che hanno deciso di dedicare la propria vita allo Stato, e che sono reperibili 24 ore al giorno con un preavviso di mezz’ora, pronti a intervenire ovunque e contro chiunque».

«VIVIAMO NELLA PAURA». La loro forza è il gruppo: «Ognuno di noi sa che c’è sempre un altro pronto a salvargli la vita. Questo spirito viene materialmente espresso in una stretta forte sul bicipite del collega, un gesto scaramantico che avviene pochi secondi prima di ogni intervento. Viviamo sempre nella paura», replica Alfa a una provocazione di Cisnetto, «ma siamo addestrati per non farci condizionare. Se non avessimo paura, saremmo dei pazzi esaltati, e tutto siamo meno che questo».

Igor verrà preso,
è solo questione di tempo: è un criminale estremamente pericoloso, che conosce bene il territorio, ma il cerchio intorno lui si sta stringendo. La pazienza è essenziale

IL COMANDANTE ALFA

La paura, oggi, viene alimentata dalle tante minacce che quotidianamente mettono in pericolo la nostra sicurezza. A partire da quella del terrorismo di matrice islamica che pur essendo spietato e imprevedibile non ha ancora colpito in Italia, anche grazie al coordinamento di tutti gli operatori di sicurezza (intelligence, forze speciali, forze armate, polizia, esercito).

LUPI SOLITARI NEL MIRINO. «In Italia, a differenza di qualche altro Stato», dice il Comandante Alfa, «non abbiamo mai sottovaluto pericoli derivati dai cosiddetti lupi solitari. Sul nostro territorio, infatti, abbiamo un’immigrazione molto forte che però stiamo controllando efficacemente per non far infiltrare tra le ondate migratorie qualche reduce di guerra, esperto di esplosivi e di armi. Noi abbiamo piani di intervento su qualsiasi obiettivo sensibile in Italia (stadi, teatri, aerei, metropolitane), ma spero che il Gis non operi mai in quest’ambito, perché noi facciamo repressione, non prevenzione!», conclude il Comandante.

DALLA TERRA DEI BOSS. Tra le altre minacce, quella mafiosa. Alfa la conosce bene, essendo siciliano, di Castelvetrano, il paese d’origine di Matteo Messina Denaro, il super boss di Cosa nostra latitante dal 1993. Così come conosce quella derivante dai casi di criminalità locale. La vicenda di Igor, per esempio. Il killer che da settimane si nasconde presumibilmente nelle campagne emiliane «verrà preso, è solo questione di tempo», sentenzia il Comandante Alfa. «È un criminale estremamente pericoloso, che conosce bene il territorio, ma il cerchio intorno a Igor si sta stringendo. La pazienza in questi casi è uno strumento essenziale», dice il fondatore del Gis. E lui, proprio perché è un eroe civile e non un Rambo, alla pazienza sa attingere.

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