Concordia,Schettino attende il verdetto
12 Maggio Mag 2017 1955 12 maggio 2017

Concordia, la Cassazione conferma: 16 anni a Schettino

Ribadita la pena stabilita dall'Appello. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna più severa. Andrà in carcere. L'avvocato: «Faremo ricorso».

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Per il naufragio della Costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio 2012 vicino all'Isola del Giglio con un bilancio di 32 morti, la Corte di Cassazione ha condannato l'ex comandante Francesco Schettino a 16 anni di reclusione, confermando la pena stabilita dall'Appello. La sentenza diventa così definitiva e Schettino dovrà andare in carcere (leggi le tappe della vicenda). Per prescrizione sono stati eliminati due mesi di arresto per delitti contravvenzionali. È stato respinto, infine, il ricorso del pg di Firenze che chiedeva per l'imputato una pena più alta.

RICORSO ALLA CORTE DI STRASBURGO. «Aspettiamo le motivazioni della sentenza, ma sono una persona che non si dà per vinta e ritengo che nel processo ci siano state una serie di violazioni dei diritti di difesa dell'imputato e faremo ricorso alla Corte di Strasburgo», ha detto l'avvocato Saverio Senese, che ha difeso il comandante della Concordia in Cassazione insieme a Donato Laino, «Schettino riconosce di essere il responsabile, ma non il colpevole perché sulla Concordia c'era un team di comando, lui non era solo e la nave presentava molte deficienze».

SCHETTINO A REBIBBIA. Schettino intanto è entrato nel carcere romano di Rebibbia, dove si è costituito non appena la Cassazione ha confermato la condanna. Ottanta milioni di euro di risarcimento per le vittime e i sopravvissuti sono stati finora pagati dalla società armatrice Costa, che ha ancora qualche conto in sospeso in via di definizione con le pubbliche amministrazioni.

Foto d'archivio: la Costa Concordia semiaffondata all'Isola del Giglio.

«Busso al carcere perché credo nella giustizia», ha detto l'ex comandante ai suoi legali. La decisione se l'aspettava, tanto che aveva lasciato la sua casa di Meta di Sorrento per essere nei dintorni di Rebibbia ed evitare di finire in uno dei sovraffollati carceri napoletani. Sul fatto che le responsabilità del naufragio non siano solo di Schettino, e che non tutte le colpe siano state accertate, ha concordato l'avvocato Massimiliano Gabrielli, del comitato Giustizia per la Concordia, che ha difeso i parenti di alcune vittime: «Si è chiuso un capitolo importante di questa tragica vicenda, peccato che sia solo Schettino a entrare in carcere».

IL GIGLIO LAMENTA I MANCATI RISARCIMENTI. Dal Giglio, intanto, il sindaco Sergio Ortelli ha ricordato che per l'isola e i suoi abitanti, che si profusero nei soccorsi e che hanno ospitato il cantiere marittimo per il recupero del relitto fino al 23 luglio 2014, quando è stato trasportato a Genova per la demolizione, «rimane l'amarezza per la strada ancora in salita per il riconoscimento dei danni subiti e delle somme anticipate durante l'emergenza: 568mila euro che Costa non ci vuole riconoscere».

Il capitano Gregorio De Falco, ufficiale della Capitaneria di porto di Livorno che guidò i soccorsi.

Nessun commento è arrivato invece dal capitano Gregorio De Falco, l'ufficiale della Capitaneria di porto di Livorno che guidò i soccorsi e invano ordinò a Schettino di risalire a bordo, in una telefonata diventata celebre in tutto il mondo e che risollevò il senso dell'onore dei marinai italiani, travolto dall'abbandono della nave da parte di Schettino.

LA REAZIONE DEI PARENTI DELLE VITTIME. «Schettino questa sentenza se l'è ampiamente meritata. Per le sue bugie e per il poco rispetto che ha avuto, anche dopo, nei confronti delle vittime di quel terribile naufragio», ha detto Elio Vincenzi. Sua moglie, Maria Grazia Trecarichi, è morta nel naufragio: i resti della donna furono trovati dopo un anno e mezzo, nell'ottobre del 2013, e identificati grazie al Dna. Vincenzi ha patteggiato un risarcimento danni con la Costa Crociere. Maria Grazia morì il giorno del suo cinquantesimo compleanno. Era partita proprio per festeggiare questa ricorrenza con la figlia Stefania, che si salvò insieme al fidanzato, proprio perché la madre le cedette il posto nella scialuppa.

DIVISI I COMPAESANI DI SCHETTINO. A Meta di Sorrento, invece, i compaesani di Schettino sono divisi tra colpevolisti (pochi) e innocentisti, perché «non è giusto che a pagare sia solo lui». Molti si sono rifiutati di parlare con la stampa, altri hanno sussurrato che, in effetti, di errori Schettino ne aveva commessi. «Se fosse rimasto sulla nave e se avesse avuto un profilo più defilato non si sarebbe attirato tante ire», ha detto un marittimo. Ma la difesa è pronta: «Lo sa cosa fa un comandante su una nave da crociera? Fa pubbliche relazioni. Non è lui che dirige la nave, ma una serie di altre persone. E la colpa non può essere stata solo sua».

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