Ransomware
13 Maggio Mag 2017 1227 13 maggio 2017

Attacco hacker, i Paesi coinvolti sono un centinaio

Infettati 45 mila computer in tutto il mondo. Il governo inglese chiede di non pagare il riscatto in bitcoin. L'Europol: «Attacco senza precedenti». Mentre Renault blocca gli impianti in Normandia.

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Un attacco «senza precedenti» che richiede «un'indagine internazionale». L'Europol in un tweet definisce così la cyberoffensiva Ransomware che ha colpito 99 Paesi assicurando il proprio aiuto. I pirati informatici hanno preso di mira gli ospedali della Gran Bretagna e altre istituzioni in tutto il mondo: dalla Russia alla Spagna, dall'Italia alla Cina. Sugli schermi dei computer infettati è apparsa la rischiesta di un riscatto in Bitcoin: 300 dollari per ciascun dispositivo. Per quanto riguarda l'Italia, almeno un'università sarebbe stata violata. In Spagna, invece, è stata "bucata" la compagnia Telefonica. In Francia, invece, gli hacker hanno colpito Renault. Mentre nel Regno Unito lo stabilimento Nissan di Sunderland.

RENAULT FERMA GLI IMPIANTI IN NORMANDIA. Proprio per evitare la propagazione del virus informatico diffuso dal cyberattacco, il primo costruttore automobilistico francese è stato costretto a fermare alcuni impianti di produzione in patria. Fra questi, secondo quanto si apprende, la fabbrica di Sandouville, in Normandia, che riaprirà lunedì. Renault è la prima industria francese ad ammettere di essere stata bersaglio dell'attacco hacker.

Intanto il ministro dell'Interno britannico Amber Rudd, parlando con la Bbc, ha dichiarato che Londra non è «in grado di dire chi ci sia dietro all’attacco. Il lavoro è ancora in corso».Rudd ha poi dichiarato che il governo ha raccomandato aigli ospedali e ai centri sanitari sotto attacco di non pagare il riscatto chiesto dai pirati.

IL CYBER CRIME NELL'AGENDA DEL G7. Di cyber crime si parla anche al G7 in corso a Bari. «Siamo d'accordo su molte cose, sulla riforma delle banche multiregionali di sviluppo e sulla lotta al cyber crime, che è molto attuale», ha detto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan arrivando al Castello Svevo. «Stiamo studiando le conseguenze di questo attacco», ha aggiunto il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, «a noi sembra che per ora per il sistema finanziario non ci siano problemi». Così alla conferenza finale del G7 Finanze

LA MINACCIA DEL «WANNACRY». Il virus, che secondo le prime stime ha infettato almeno 45 mila computer, si chiama Wanna Decryptor. La sua abbreviazione è wncry, «voglio piangere». Si tratta di un programma specifico per gli attacchi ransomware che blocca tutti i dati di un computer e lascia l'utente con solo due file: le istruzioni su come pagare e lo stesso programma Wanna Decryptor. Quando viene attivato, il programma comunica all'utente che i suoi file sono stati criptati e gli concede alcuni giorni per pagare, avvisando che in caso contrario i suoi file verranno cancellati. Chiede il riscatto in Bitcoin, dà istruzioni su come comprarli e fornisce un indirizzo al quale mandarli.

Dal 2015 al 2016 le famiglie del virus ransomware sono passate da 30 a 101, e i rilevamenti da 340 mila a 460 mila. E il 'riscatto' medio richiesto è passato da 294 dollari a 1.077 nel giro di un anno. Sono i numeri, tratti dall'Internet Security Threat Report 2017 di Symantec, di un fenomeno che è sempre più comune e sempre più esteso, come afferma Alessandro Piva, Direttore dell'Osservatorio Information Security & Privacy del Politecnico di Milano.

SICUREZZA MESSA IN SECONDO PIANO. «Questo attacco», spiega Piva, «che probabilmente ha sfruttato una vulnerabilità presente in sistemi più datati, impressiona per l'estensione nel giro di poche ore, interessa diversi Paesi e molte organizzazioni, anche servizi di pubblica utilità, come le strutture sanitarie del Regno Unito. Ma soprattutto pone l'attenzione sulla scarsa importanza data oggi alle problematiche di sicurezza nelle organizzazioni private e nelle strutture pubbliche. La sicurezza delle persone e dei dati a esse associati viene messa in secondo piano, non considerando le conseguenze di attacchi come questi». In Italia nel 2016 l'Osservatorio Information Security & Privacy del Politecnico di Milano ha stimato una spesa di poco meno di 1 miliardo di euro destinata all'information security, con un tasso di crescita del 5%.

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