Dai che è verde

Sikh
16 Maggio Mag 2017 0923 16 maggio 2017

Cari Sikh, deponete il sacro kirpan e sostituitelo col coltello a goccia per grana e parmigiano

Dovete accettare i valori del Paese in cui avete scelto di vivere, ha affermato la Cassazione, ma quanto a tradizione nelle armi da taglio l’Italia ha pochi rivali al mondo.

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«E buttami giù la giacca ed il coltello/che devo vendicare mio fratello»: altro che il vostro sacro kirpan, cari Sikh, questo è il pugnale all’italiana, strumento di sfregi e «asole» mortali, cantato nelle strofe della milanesissima Porta Romana bella. Dovete accettare i valori del Paese in cui avete scelto di vivere, come ha affermato la Cassazione, ma siete fortunati: quanto a tradizione nelle armi da taglio tascabili l’Italia storicamente ha pochi rivali al mondo.

Forse non siamo mai stati gli «8 milioni di baionette» che qualcuno vagheggiava, ma tra coltelli alla genovese, catalani, sfarziglie, rasolini, salitani, mollette, maresciall e altre versioni, a serramanico o a lama fissa, sparse lungo tutto lo Stivale, qualche milioncino l’abbiamo messo insieme. E non si trattava di ornamenti religiosi come il kirpan, anzi: in Romagna a fine Ottocento c’erano addirittura dei thugs ultra-repubblicani e mangiapreti, la famigerata Setta degli Accoltellatori che mieteva vittime tra i funzionari papalini ma anche fra i ricchi possidenti del Ravennate.

Il maneggio del coltello era una vera e propria arte italiana, squisitamente laica, con ben 10 scuole riconosciute anche all’estero:

Il maneggio del coltello era una vera e propria arte italiana, squisitamente laica, con ben 10 scuole riconosciute anche all’estero: corsa, romana, napoletana, salernitana (a due coltelli), foggiano-barese, brindisino-leccese, tarantina, calabrese, catanese, palermitana, più quella degli zingari. La tecnica prevedeva diverse varianti: con il solo coltello, con coltello e giacca avvolta intorno all’altro braccio, e perfino il combattimento con le manette ai polsi.

OGGI L'ARTE DELLA LAMA SI INSEGNA ALL'ACCADEMIA. In ossequio alla suprema Corte, voi Sikh fareste bene ad accantonare quel pittoresco aggeggio da libro di Salgari, un puro simbolo che la vostra religione proibisce di usare per scopi violenti, e adottare il pragmatico coltello italiano, i cui segreti fra l’altro oggi non si apprendono più nei vicoli e negli angiporti, ma in corsi regolari tenuti da ricercatori dell’Accademia di Scherma Tradizionale. Oppure, visto che solo grazie al vostro duro lavoro sopravvive l’industria casearia padana, potreste rivendicare il diritto di esibire, appeso alla cintura, il coltello a goccia specifico per grana e parmigiano. In segno di rispetto alla forma legis.

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