Discariche
16 Maggio Mag 2017 1503 16 maggio 2017

Discariche, Italia verso il deferimento alla Corte di giustizia Ue

Quarantaquattro siti continuano a violare la direttiva comunitaria del 1999 sul trattamento dei rifiuti.

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La Commissione europea è pronta a portare l'Italia di fronte alla Corte di giustizia dell'Unione europea, perché nel nostro Paese ci sono ancora 44 discariche che violano la direttiva comunitaria del 1999 sul trattamento dei rifiuti. La procedura d'infrazione è stata aperta nel 2011 e adesso, a meno di colpi di scena, arriverà il deferimento, il cui annuncio ufficiale è atteso per mercoledì 17 maggio.

GIÀ PAGATI 40 MILIONI DI EURO. Bruxelles contesta all'Italia la mancata messa a norma, o la mancata chiusura entro il termine previsto del 16 luglio 2009, delle discariche già autorizzate e in funzione al momento del recepimento della direttiva. I siti ancora fuorilegge sono appunto 44, sparsi tra diverse regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli, Liguria e Puglia) e i contribuenti italiani hanno già pagato una multa forfettaria di 40 milioni di euro. La sanzione continuerà ad applicarsi finché il nostro Paese non avrà sanato completamente la situazione, al ritmo semestrale di circa 28 milioni di euro.

COSA PREVEDE LA DIRETTIVA VIOLATA. La direttiva violata mira a prevenire, o a ridurre il più possibile, qualsiasi impatto negativo delle discariche sulle acque superficiali, sulle acque freatiche, sul suolo, sull’atmosfera e sulla salute umana, introducendo rigidi requisiti tecnici. Le norme europee, recepite dall'Italia nel 2003 con apposito decreto legislativo, dividono i siti di discarica in tre categorie: discariche per rifiuti pericolosi, discariche per rifiuti non pericolosi e discariche per rifiuti inerti (che non si decompongono o bruciano, quali ghiaia, sabbia e roccia).

IN DISCARICA SOLO RIFIUTI TRATTATI. I governi dell’Unione europea sono chiamati a mettere in atto strategie nazionali per ridurre progressivamente la quantità di rifiuti biodegradabili da conferire in discarica. Gli impianti non possono ammettere gomme usate o rifiuti liquidi, infiammabili, esplosivi o corrosivi, oppure provenienti da ospedali o istituti medici e veterinari. In discarica, inoltre, possono essere collocati soltanto rifiuti trattati.

TUTTE LE SPESE NEL PREZZO DI SMALTIMENTO. Venendo ai costi per i cittadini, le autorità nazionali devono garantire che il prezzo di smaltimento dei rifiuti copra l’insieme delle spese connesse, dalla creazione alla chiusura del sito di discarica. Secondo la Commissione europea, per risolvere il problema una volta per tutte, l'Italia dovrebbe quindi introdurre un'imposta nazionale sulle discariche, come parte di una più ampia riforma del sistema di tassazione ambientale, in modo da disincentivare le cattive pratiche. Intanto l'ambiente, con 16 procedure d'infrazione ancora aperte, si conferma il settore dove il nostro Paese fa più fatica a ridurre le inadempienze rispetto alle regole europee.

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