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19 Maggio Mag 2017 1521 19 maggio 2017

Giornalismo, uno studio inglese valuta lo stress dei cronisti

Tensione, problemi del sonno, alti livelli di cortisolo. Abuso di caffeina e alcol. Una neuroscienziata britannica ha svolto una indagine su 31 giornalisti. E i risultati non parlano di una casta intoccabile, anzi.

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Giornalai, pennivendoli, lingue marroni. Minacciati da guardie del corpo di ex premier o esposti alla pubblica gogna su un Blog, alla fine la colpa di (quasi) tutto è loro: dei giornalisti. venduti al potere, casta. Ma anche, a leggere i commenti che piovono in calce agli articoli o sui social, professionisti tra virgolette, sgrammaticati, ignoranti. In una parola: capre. Eppure quello del giornalista - nonostante la crisi ormai decennale dell'editoria - resta almeno nell'immaginario un lavoro che affascina, una missione. Le scuole di giornalismo funzionano a pieno ritmo, e si moltiplicano workshop nei quali, dietro lauto pagamento, i "civili" possono assistere a lezioni-conferenze tenuti da direttori, firme prestigiose, volti noti della tivù. Insomma, se le news sono in affanno, esiste un news-business che invece funziona, alimentato da una narrazione della professione poco aderente alla realtà.

È LO STRESS BELLEZZA. Il «mestiere più bello del mondo», poi, ha delle controindicazioni da non sottovalutare. Lo stress, l'imprevisto e le abitudini di vita poco sane comportano più di un problema. Soprattutto con la rivoluzione online. A evidenziarlo è la ricerca di Tara Swart, neuroscienziata britannica, realizzata su un campione di cronisti di Sua Maestà in collaborazione con il London Press Club. Il campione va detto è abbastanza ristretto: 31 professionisti. Ma i risultati ottenuti dopo 7 mesi di osservazione, analisi e interviste, fanno pensare.

I giornalisti osservati hanno dimostrano una minor capacità di gestire le emozioni, risolvere problemi complessi, trattenere la rabbia e pensare in modo flessibile e creativo

Spoiler: unica nota positiva è che l'amore e la dedizione per il lavoro aumentano la resilienza dei giornalisti nei confronti delle difficoltà e dello stress a cui sono quotidianamente sottoposti. Fine spoiler. Il resto della trama è più simile a una puntata di Er che a Tutti gli uomini del presidente.

LE FONTI DI TENSIONE. Le fonti di stress per un giornalista sono molteplici, sottolinea Swart. Scadenze, reputazione pubblica, imprevisti, fatica, stipendi non certo esaltanti e l'esposizione costante sui social network non portano a una vita serena. Ma nemmeno sana. L'osservazione dei cronisti "cavie" ha infatti evidenziato livelli di cortisolo nel sangue, affaticamento al cuore, episodi di insonnia e in generale di cattiva qualità del sonno più alti della media. Oltre un quarto del campione non riposa bene anche a causa degli orari sballati dei pasti.

DISIDRATATI E PIGRI. Rispetto ad altre categorie, poi, i giornalisti osservati hanno dimostrano una minor capacità di gestire le emozioni, risolvere problemi complessi, trattenere la rabbia e pensare in modo flessibile e creativo. Il danno a questo tipo di capacità cognitive che risiedono nei lobi frontali e nella corteccia prefrontale è causato soprattutto dalla disidratazione. Meno del 5% dei giornalisti beve acqua a sufficienza. Mentre la maggior parte di loro preferisce l'alcol. A peggiorare la situazione, poi, la tendenza a curarsi da soli, la carente attività fisica, l'abuso di caffeina e di cibi carichi di zucchero. A passarsela peggio, stando alla ricerca, sono i giornalisti under 35. I più anziani, infatti, pare che col tempo abbiano sposato uno stile di vita più sano e una maggiore resilienza.

MINDFULNESS, QUESTA SCONOSCIUTA. Non solo: gli intervistati hanno dimostrato una scarsa capacità di mindfulness, banalmente staccare la spina e silenziare la mente. E dire che per migliorare le capacità cognitive basterebbero 12 minuti al giorno o 30 minuti tre volte la settimana di "meditazione". Non ci sono solo brutte notizie, però. I giornalisti, per esempio, hanno una capacità di astrazione superiore alla media. In altre parole riescono a stabilire connessioni tra eventi che solitamente sfuggono agli altri professionisti e pensare fuori dal coro.

Passiamo al capitolo busta paga. La soddisfazione per il proprio lavoro fa chiudere un occhio, almeno Oltremanica. Ma quanto guadagnano i "pennivendoli" nostrani? A fornire i dati aggiornati al 2015 questa volta è la Federazione nazionale della stampa. Stando al rapporto, i giornalisti attivi secondo l'Inpgi (l'istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani) sono 50 mila, i 2/3 dei quali autonomi (proporzioni opposte alle altre categorie che vedono il 75% di lavoratori dipendenti e 1/3 di free-lance). A questo numero, però, se ne devono aggiungere altri 54 mila che pure essendo iscritti all'Ordine sono di fatti sconosciuti alla previdenza.

IL BOOM DI PRECARI. I dipendenti guadagnano in media 60 mila lordi l'anno. Cifra che nel caso dei free-lance scende a 11 mila. Se va bene, visto che 8 su 10 dichiarano un reddito inferiore ai 10 mila. In costante aumento sono poi le voci di cassa integrazione straordinaria e solidarietà. Insomma non stiamo parlando proprio di una casta intoccabile di privilegiati. Per ogni «firma prestigiosa» ci sono centinaia di cronisti consapevoli che per sopravvivere dovranno correre più veloce dei colleghi.

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