Dai che è verde

Omeopatia
30 Maggio Mag 2017 0800 30 maggio 2017

Chiunque può cadere nelle grinfie dell'omeopatico sociopatico

Per la salute dei nostri figli siamo pronti a ogni sacrificio. E salta sempre fuori «uno bravo» da cui portarli. Mamma e papà del bimbo morto di otite erano solo accecati dalla fiducia e dalla sudditanza psicologica.

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Mi pareva di averlo già sentito quel nome, Massimiliano Mecozzi, il medico pesarese "omeopata" (metto le virgolette perché, a quanto pare, non aveva titoli per esercitare l’omeopatia) indagato per non aver curato adeguatamente l’otite di cui è morto il piccolo Francesco, sette anni. Era uno di quei nomi che girava anche fuori provincia, l’avevo sentito qui a Rimini, in quelle conversazioni casuali al mercato o all’uscita della scuola in cui si finisce sempre per parlare di malattie dei figli, eczemi, infezioni ricorrenti, allergie assortite.

SONO SEMPRE GENI, STRANI E CARI. Nel discorso si passa inevitabilmente a confrontare i rispettivi pediatri, e poi i medici alternativi, omeopati, naturopati, ayurvedici eccetera. E ne salta sempre fuori «uno bravo», che non è mai il tuo, che esercita almeno a 20 chilometri da casa tua, che riceve uno o due giorni al mese in ore impossibili e ha una fila di gente lunga così da tutta Italia. Che è un genio, ma è «strano», a volte è brusco e ti sgrida, ti fa fare cose strane tipo saltare sul piede destro tenendo un dito nell’orecchio, ti fa togliere dalla dieta del bambino tutti i commestibili tranne i capperi e il latte di capra, gli prescrive farmaci esotici confezionati solo nelle notti di luna nuova che arrivano dal Kashmir a dorso di mulo perché altri mezzi di trasporto trasmettono vibrazioni negative, e ovviamente sono parecchio costosi.

Se per curare i nostri figli non c’è di mezzo un sacrificio - di tempo, di denaro, perfino di dignità personale - ci sembra di non aver fatto abbastanza, di aver scelto la via più comoda

Però non bisogna spaventarsi perché «ci prende», ha salvato il figlio di mia cugina e il nipote di mio cognato, casi dove fior di pediatri, con le loro terapie tutta chimica e niente natura, avevano fallito. E via, si prende l’appuntamento e un permesso dal lavoro, si infila il bambino in macchina e si va in udienza dal luminare taumaturgo, con la stessa deferente buona fede con cui Renzo andava dal dottor Azzeccagarbugli, e spesso con analoghi risultati.

L'INCUBO DI ESSERE PURE INDAGATI. Perché questi personaggi ci sembrino più affidabili del pediatra dell’Asl è un mistero. Di certo c’è solo che per la salute dei nostri figli siamo disposti a ogni sacrificio, anzi, se non c’è di mezzo un sacrificio - di tempo, di denaro, perfino di dignità personale - ci sembra di non aver fatto abbastanza, di aver scelto la via più comoda. Per questo sono vicina ai genitori di Francesco, convinti di aver scelto il meglio per il loro piccolo, accecati dalla fiducia e dalla sudditanza psicologica verso chi credevano saggio e competente, e ora si ritrovano davanti a una bara, e, incubo nell’incubo, indagati per omicidio. Assieme a un medico che, più che l’omeopatia, praticava la sociopatia.

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