Torino, bilancio dei feriti sale a mille
5 Giugno Giu 2017 1052 05 giugno 2017

Panico a Torino, cosa sappiamo sui fatti di Piazza San Carlo

Oltre 1.500 feriti, tre sono gravi: fuori dal coma il bambino cinese. Smentita l'ipotesi di una bravata. Il procuratore Spataro: «Necessario ricostruire la dinamica dei fatti». Polemiche sulla sicurezza.

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Tutto è iniziato alle 22:15 di sabato 3 giugno quando in piazza San Carlo è scoppiato il caos. Migliaia di persone, che si erano radunate nel centro di Torino per seguire sui maxi-schermi la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, sono scappate in preda al panico dopo un falso allarme. Subito la massa di persone è allontanata da un punto ben preciso della piazza e nella calca è successo di tutto.

1. Oltre 1.500 feriti, tre sono gravi

La gran parte delle persone coinvolte ha riportato solo ferite superficiali, contusioni o tagli dovuti alla presenza di bottiglie di vetro in terra. Quasi tutte le persone che si sono presentate negli ospedali sono state trattate come codici verdi. Tre sono state però ricoverate in prognosi riservata e tra loro anche un bimbo di sette anni, Kevin, ospitato nell'ospedale Regina Margherita. Il piccolo è stato posto in coma farmacologico in via precauzionale. I medici hanno fatto sapere che nella notte tra il 4 e 5 giugno le condizioni sono «leggermente migliorate» e in giornata si è stato risvegliato.

2. Aperto un fascicolo per lesioni e omissioni

La procura di Torino ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per lesioni plurime «anche gravissime» e omissioni. Il titolo di reato si riferisce pure al comma 2 dell'articolo 40 del codice penale, in base al quale «non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo». Dopo i primi frammenti di indagine sembrava che tutto fosse partito da una bravata di alcuni ragazzi che avevano sparato dei petardi in un punto laterale della piazza. L'ipotesi però è stata smentita dalla stessa procura. Già domenica in questura è iniziato l'esame di centinaia di video ripresi dai cittadini. Con gli appelli della questura sono arrivati sul tavolo per la sicurezza, seguita dal prefetto Renato Saccone, sono arrivate oltre 4 mila segnalazioni.

LA CONFUSA DINAMICA DEI FATTI. Le testimonianze raccolte dalla piazza sono molte e alcune discordanti. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver sentito una o più esplosioni nel lato destro della piazza mentre altri hanno detto di aver sentito urlare «bomba» senza però udire alcuna deflagrazione. La Digos ha fatto sapere che «benché le indagini siano tuttora in fase di sviluppo un'ipotesi emersa dalla ricostruzione dei fatti potrebbe far ritenere che l’improvviso movimento di massa di persone sia stato provocato dalla esplosione di un piccolo petardo e dal comportamento di qualcuno che avrebbe creato panico tra gli spettatori».

IL GIOVANE A TORSO NUDO VOLEVA CALMARE LA FOLLA. Nel corso delle ore è stata appurata anche la posizione del giovane a torso nudo comparso in diversi video. Il ragazzo, ascoltato dagli investigatori, e poi completamente scagionato voleva solo tranquillizzare la folla spaventata. La visione integrale del filmato da parte degli inquirenti e l'interrogatorio, hanno appurato che il giovane era ubriaco e si vede piangere nel video abbracciato a un paio di amici.

3. Sicurezza sul banco degli imputati: difficile vietare il vetro

Mentre il numero dei feriti aumentava via via in modo esponenziale, sono scoppiate le polemiche intorno alla sicurezza. La piazza forse era troppo piena e forse non erano state predisposte le necessarie vie di fuga. Qualcuno ha puntato il dito anche contro le bottiglie di vetro vendute in modo massiccio dagli abusivi. Il questore di Torino, Angelo Sanna ha però ricordato che l'ordinanza antivetro «è stata dichiarata incostituzionale». Il comune ha ribadito che stando all'ordinanza comunale del primo giugno le misure per l'incolumità pubblica dovevano essere garantite dal soggetto che ha allestito il maxi schermo, l'agenzia Turismo Torino. Le autorità hanno anche spiegato che per la macchina dei soccorsi è stato utilizzato uno speciale protocollo per le emergenze che ha permesso agli ospedali di Torino e provincia di reggere l'urto al meglio.

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