Graviano
TRATTATIVA STATO-MAFIA 9 Giugno Giu 2017 1352 09 giugno 2017

Il boss Graviano intercettato: «Berlusconi mi chiese una cortesia»

I colloqui del capomafia palermitano finiscono agli atti del processo: «Ora mi pugnala. Alle buttane glieli dà i soldi ogni mese». Le stragi del 1993? «Non fu Cosa Nostra». L'avvocato Ghedini: «Nessun contatto».

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«Berlusca mi ha chiesto questa cortesia… per questo c’è stata l’urgenza di… ero convinto che Berlusconi vinceva le elezioni in Sicilia… nel '92 lui già voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi, e lui mi ha detto "ci vorrebbe una bella cosa"». E ancora: «Nel 1993 ci sono state altre stragi, ma no che era la mafia... loro dicono che era la mafia». Così parlava il 10 aprile 2016, durante l’ora d’aria nel cortile del carcere di Ascoli Piceno, il boss mafioso Giuseppe Graviano, già condannato per le stragi del 1992 e 1993. Stava chiacchierando con un detenuto suo compagno di passeggio, il camorrista Umberto Adinolfi, mentre le microspie registravano tutto.

«IL CAV PIGLIÒ LE DISTANZE E HA FATTO IL TRADITORE». Tre mesi prima, il 19 gennaio 2016, sempre Graviano raccontava al compagno di galera: «Vuoi sapere la mia osservazione su Berlusconi? Questo ha iniziato, stiamo parlando quando era lui, dal '70... ha iniziato con i piedi giusti. Ha avuto non dico niente, la fortuna, mettiamoci la fortuna da solo, e si è ritrovato a essere quello che è. Quando lui si è ritrovato ad avere… un partito così nel '94… lui si è ubriacato perché lui dice "ma io non posso dividere quello che ho con chi mi ha aiutato", mi sono spiegato? Pigliò le distanze e ha fatto il traditore».

TRASCRIZIONI DEPOSITATE AL PROCESSO TRATTATIVA. Giuseppe Graviano, insieme al fratello maggiore Filippo, divenne reggente del mandamento palermitano di Brancaccio nel 1990. Ai suoi ordini si muoveva il pentito Gaspare Spatuzza, che nel 2014 ha indicato in Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, con la nascita di Forza Italia nel 1994, i nuovi referenti politici del boss. I dialoghi sono stati intercettati nella prigione dove Graviano sta scontando diversi ergastoli al 41-bis, tra la primavera del 2016 e quella del 2017. I pm della procura di Palermo Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi hanno depositato le trascrizioni di quei dialoghi al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, che sarebbe avvenuta a cavallo delle stragi mafiose.

GRAVIANO: «MI STA FACENDO MORIRE IN GALERA». Nel dialogo registrato il 14 marzo scorso, secondo gli inquirenti, Graviano intende riferirsi proprio all’ex presidente del Consiglio quando dice al detenuto con cui passeggia: «Venticinque anni mi sono seduto con te, giusto? Ti ho portato benessere, 24 anni fa mi è successa una disgrazia, mi arrestano (Graviano fu arrestato a Milano nel gennaio 1994, ndr), tu cominci a pugnalarmi, per che cosa? Per i soldi, perché tu ti rimangono i soldi… dice "non lo faccio uscire più", perché sa che io non parlo, perché sa il mio carattere… Perché tu lo sai che io mi sto facendo, mi sono fatto 24 anni, ho la famiglia distrutta e senza soldi… alle buttane (le prostitute, ndr) glieli dà i soldi ogni mese… Io ti ho aspettato fino adesso perché ho 54 anni, i giorni passano, gli anni passano, io sto invecchiando e tu mi stai facendo morire in galera».

Silvio Berlusconi alla convention di Forza Italia del 28 aprile 1994.

Per i pm del processo trattativa, queste intercettazioni sono importanti perché potrebbero confermare l’ultima fase dei contatti tra gli uomini di Cosa Nostra e alcuni esponenti delle istituzioni, compresi quelli che tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994 stavano organizzando la discesa in campo di Berlusconi e la nascita di Forza Italia. Fra gli imputati del dibattimento c’è Marcello Dell’Utri, l’ex senatore che sta scontando la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa e che avrebbe tenuto i contatti con Graviano. Il quale non è imputato, ma ora è indagato per lo stesso reato: minaccia a un corpo politico dello Stato.

IL BOSS NON SI È FATTO INTERROGARE. Il pentito Spatuzza riferì agli inquirenti quello che il boss gli aveva raccontato, durante un incontro in un bar di Roma, rispetto al presunto patto con Berlusconi e Dell’Utri: «Ci siamo messi il Paese nelle mani». In uno dei colloqui intercettati in carcere, Graviano utilizza un’espressione quasi identica, in dialetto siciliano: «Avevamo acchiappatu un paisi di chiustu ‘ni manu». Di fronte ai pm che hanno tentato di interrogarlo in carcere, però, per chiedergli conto di queste intercettazioni, il boss si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Io sono distrutto psicologicamente e fisicamente, perché da 24 anni subisco vessazioni. Non sono in grado di affrontare un interrogatorio. Quando sarò in condizione sarò io stesso a cercarvi, per chiarirvi alcune cose che mi avete detto».

L'AVVOCATO GHEDINI: «NON CI FU MAI ALCUN CONTATTO». L'avvocato Niccolò Ghedini, senatore di Forza Italia e difensore di Silvio Berlusconi, ha smentito l'esistenza di qualunque tipo di contatto con Giuseppe Graviano: «Dalle intercettazioni ambientali di Giuseppe Graviano, depositate dalla procura di Palermo, composte da migliaia di pagine, corrispondenti a centinaia di ore di captazioni, vengono enucleate poche parole decontestualizzate che si riferirebbero asseritamente a Berlusconi. Tale interpretazione è destituita di ogni fondamento, non avendo mai avuto alcun contatto il presidente Berlusconi, né diretto né indiretto, con il signor Graviano».

CONTRO IL CAV UN ATTACCO POLITICO? Il legale del Cav ha aggiunto: «È doveroso osservare come ogni qual volta il presidente Berlusconi sia particolarmente impegnato in momenti delicati della vita politica italiana, e ancor di più quando si sia nell'imminenza di scadenze elettorali (domenica 11 giugno si vota in oltre mille Comuni), appaiano nei suoi confronti notizie infamanti che a distanza di tempo si rivelano puntualmente infondate, ma nel frattempo raggiungono lo scopo voluto».

Di sicuro c'è che il ruolo che Graviano sembra assegnare a Berlusconi cozza con la ricostruzione della presunta trattativa fatta finora dalla procura di Palermo, che ha istruito un processo a capimafia come Totò Riina e Leoluca Bagarella, a personaggi come Massimo Ciancimino e Marcello Dell'Utri, ed ex ufficiali del Ros. Nella versione originaria sostenuta dall'accusa, infatti, l'intermediazione di Dell'Utri arrivava anni dopo e i referenti politici delle cosche erano altri: da Calogero Mannino, assolto in primo grado, a personalità della Prima Repubblica ormai scomparse e comunque evocate e mai indagate, come Oscar Luigi Scalfaro.

IL FIGLIO CONCEPITO AL 41-BIS. La nuova versione della trattativa contiene anche una storia privata, come la gravidanza della moglie di Graviano, che secondo il boss sarebbe rimasta incinta mentre lui era al 41-bis. Per i pm l'episodio va letto come una concessione dello Stato a Cosa nostra. Il capomafia la racconta, emozionato, al suo compagno di galera Adinolfi. Alla donna sarebbe stato permesso di entrare in carcere per stare con il marito: «Dormivamo nella cella assieme».

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