Mammì
10 Giugno Giu 2017 1451 10 giugno 2017

Addio a Mammì, il politico con la passione per lo scopone scientifico

Amante del famoso gioco. Ma anche attore in una serie televisiva Rai ispirata ai Promessi Sposi. Chi era l'ex ministro che diede il suo nome alla legge sul sistema radiotelevisivo scomparso a 90 anni.

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Il suo nome è legato principalmente alla legge che regolò in maniera organica in Italia l'emittenza radiotelevisiva, scatenando polemiche durate per molto tempo, ma Oscar Mammì, morto a Roma a 90 anni, ha una storia di lunga militanza nel Partito Repubblicano Italiano. Fu deputato per quasi 25 anni dal 1968 al 1992 oltre che ministro negli anni di piombo e poi in quelli del pentapartito, per poi lasciare la Camera con Mani Pulite e ritirarsi definitivamente alcuni anni dopo per motivi di salute.

LE POLEMICHE PER LA «LEGGE POLAROID». Fu sottosegretario all'Industria e commercio nel II governo Rumor e nel governo Colombo, poi ministro per i Rapporti con il Parlamento nel I e II governo Craxi, oltre che ministro per le Poste e Telecomunicazioni nei governi Goria, De Mita e nel VI governo Andreotti. Nel 1990 Mammì presentò la legge che sancì la divisione fra reti pubbliche e reti private, disegnando un quadro di regole per un settore in forte espansione che vedeva consolidarsi quel duopolio di Rai e Fininvest, che avrebbe acceso lo scontro politico con la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Già al momento dell'approvazione, però, le proteste furono molte, tanto che ben cinque ministri della sinistra Dc (tra cui l'attuale capo dello Stato Sergio Mattarella) decisero di dimettersi quando il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, su pressione del Psi, pose la fiducia sulla legge. Secondo gli oppositori la normativa, soprannominata legge Polaroid, si limitava a legittimare la situazione anomala preesistente, facendo un favore al futuro leader di Forza Italia. Quasi 15 anni dopo, nel 2004 fu approvata una nuova legge di regolamentazione del sistema tivù, la Gasparri, seguita da non meno polemiche.

«L'INNOMINATO? ERA MEGLIO ANDREOTTI». Nato a Roma, laureato in Economia e commercio, da giovane impiegato di banca, Mammì era suocero del critico cinematografico e autore televisivo Marco Giusti, marito della figlia Alessandra. Nel 2005 a 78 anni compiuti debuttò come attore nella fiction di Rai Tre, Walter e Giada. I migliori anni della nostra vita, ispirata al romanzo I promessi sposi. «Mi sono divertito moltissimo», confidò all'epoca. «Non mi ricordavo bene com' era l'Innominato perché i Promessi sposi li ho letti al liceo», disse in una intervista al Corriere della Sera. «Se l'avessi avuto in mente, non avrei accettato. Così terribile...». Un ruolo che per Mammì era perfetto invece per Giulio Andreotti. «Perché incarna il vero potere, che può servire il male ma anche il bene».

LA PASSIONE PER LO SCOPONE. Mammì portò sulle scene anche la sua grande passione per il gioco dello scopone scientifico, che lo spinse a scrivere il Manuale dello scopone, edito da Mursia, e gli fece ottenere la carica di presidente onorario della Federazione italiana gioco dello scopone. Il Consiglio Nazionale del Partito Repubblicano Italiano ha interrotto i lavori per rendere omaggio alla sua figura. «Mammì ha rappresentato una lunga memorabile orgogliosa parte della storia del repubblicanesimo italiano», si legge in una nota. «Fu sempre convinto che la crisi italiana fosse superabile unicamente attraverso un impegno politico e non certo attraverso soluzioni istituzionali o giudiziarie».

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