Emilio Fede (2)
12 Giugno Giu 2017 1824 12 giugno 2017

Concorso in bancarotta, tre anni e mezzo a Emilio Fede

Al centro del processo la vicenda legata al fallimento della società di Lele Mora (che ha già patteggiato) e del presunto dirottamento di 1,1 milioni.

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Tre anni e mezzo di carcere per concorso in bancarotta. È questa la condanna inflitta a Emilio Fede, accusato di concorso in bancarotta con Lele Mora - uscito dal processo tempo fa con un patteggiamento- per la vicenda della presunta distrazione a suo favore di 1,1 milioni di euro e cioè di «circa il 40%» dei 2 milioni e 750 mila euro versati da Silvio Berlusconi in più tranche nel 2010 e destinati a salvare la Lm Management, la società dell'ex talent scout che «versava in una disastrosa situazione finanziaria». Lo ha deciso la terza sezione penale del tribunale di Milano, che ha oltrepassato la richiesta di tre anni di carcere avanzata nel pomeriggio dal pm Eugenio Fusco.

DISPOSTO IL RISARCIMENTO. Il collegio, presieduto da Ilio Mannucci Pacini, ha anche disposto l'immediato risarcimento della cifra che si ritiene dirottata alla parte civile, la curatela del fallimento e cioè l'impresa individuale Lele Mora. Inoltre è stata dichiarata l'interdizione del giornalista per cinque anni dai pubblici uffici e per 10 anni dall'esercizio di pubblici uffici direttivi presso qualsiasi impresa. «È una sentenza che contesteremo perché assolutamente ingiusta. Emilio Fede in questa vicenda è totalmente estraneo e lo dimostreremo in appello», ha commentato a caldo di Alessandra Guarini, difensore dell'ex direttore del Tg4. E lui: «Non voglio esprimere rabbia ma continuerò a difendermi. Spero solo di arrivare a vedere la sentenza definitiva». E ancora: «Io potevo chiedere qualsiasi cosa a Berlusconi, figuriamoci se mi mettevo a fare cresta sui soldi che aveva dato a Mora in un momento di difficoltà».

RICONOSCIUTE LE ATTENUANTI. Il pm Fusco, durante la sua requisitoria, oltre a valorizzare le testimonianze rese in aula, tra le quali quella del leader di Forza Italia, ha spiegato che la somma versata da Berlusconi è stata «distratta dal fallimento e divisa con Fede ma anche trattenuta da Mora» per i suoi «capricci inutili». «Quel finanziamento» - ha detto - «sarebbe servito per sanare la disastrosa situazione in cui versava l'impresa di Mora. Quei denari non dovevano essere dirottati in parte a Fede per i suoi buoni uffici presso Berlusconi. Non ne aveva diritto». Il pm nel chiedere la condanna è partito da una pena base di quattro anni. Considerando poi il comportamento processuale positivo di Fede ha proposto il riconoscimento delle attenuanti che hanno portato a ridurre la richiesta di pena a tre anni di carcere. L'avvocato di parte civile Davide Sangiorgio ha chiesto in via principale la liquidazione integrale del milione e 100 mila euro, importo che, secondo la ricostruzione, sarebbe stato distratto, dall'ex giornalista «per mettere i suoi buoni uffici» con l'ex capo del governo per far ottenere a Mora il finanziamento milionario per salvare la sua società dal crac. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

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