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14 Giugno Giu 2017 1257 14 giugno 2017

M5s, le 5 contraddizioni sui migranti

Roma ha scelto di accogliere sei volte i profughi delle altre città. I finanziamenti sono in aumento. Però in Ue i grillini chiedono rispetto delle regole. Ciò che non torna nelle dichiarazioni di Di Maio, Grillo e Raggi.

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Viktor Orban dice all'Unione europea che l'Ungheria è «sotto assedio». Luigi Di Maio che il ministro dell'Interno Marco Minniti «non ha capito in che Paese sta: c'è una seria emergenza, ci deve dare una mano e se dice il contrario è fuori dal mondo, lui, il Pd e il governo». Sui migranti, Roma si comporta come L'Ungheria. E non è un paragone casuale, perché anche nel nostro Paese sulla distribuzione dell'accoglienza sono stati firmati regole e patti.

NESSUNA EMERGENZA ROMANA. Roma non è in emergenza: non lo è né se si guarda alla provincia, né se si guarda alla città. All'ultimo piano di gestione dell'accoglienza, poi, hanno partecipato anche i Comuni e la Capitale ha attivato progetti, dando disponibilità sei volte maggiore di altri grandi centri, compresa la Torino amministrata dalla pentastellata Chiara Appendino. Non solo: la Capitale ha incassato fondi. Un po' come se Recep Tayyp Erdogan dopo aver ricevuto i miliardi dall'Unione europa dicesse: «Bene, ora mi aiutate voi». Ecco i numeri che smentiscono l'emergenza.

Un tweet pro accoglienza della sindaca Virginia Raggi datato il 9 dicembre 2016.

1. La direttiva sui Comuni: 2,5 profughi ogni 1.000 abitanti


L'11 ottobre del 2016 il ministero dell'Interno ha emanato una direttiva sulle «Regole per l’avvio di un sistema di ripartizione graduale e sostenibile dei richiedenti asilo e dei rifugiati sul territorio nazionale attraverso lo Sprar», frutto di un percorso condiviso con l'Anci, cioè l'associazione dei Comuni italiani. L'idea era passare da una gestione dell'accoglienza emergenziale, che attraverso la distribuzione predisposta dalle prefetture ha creato anche situazioni difficilmente gestibili in termini politici con piccoli comuni a cui è stato assegnato un numero di profughi di proporzioni elevate rispetto alla popolazione e grandi centri in cui centinaia di migranti vivono senza servizi necessari all'integrazione.

ROMA POTREBBE ACCOGLIERE 7 MILA RIFUGIATI. Le nuove regole prevedono l'adesione volontaria dei Comuni al circuito Sprar, quello che si occupa della protezione dei rifugiati e di richiedenti asilo e che prevede una qualità dei serivizi di accoglienza maggiore. La soglia per determinare quando un comune è arrivato al massimo delle sue capacità è di 2,5 profughi ogni mille abitanti. Considerando che secondo l'Istat Roma conta 2,8 milioni di abitanti, la Capitale potrebbe ospitare 7 mila rifugiati. Mentre la Provincia ne potrebbe ospitare circa 11 mila. I Comuni in ogni caso possono scegliere di partecipare ai bandi dell'accoglienza, che non hanno più scadenze temporali, ma sono aperti a ciclo continuo.

2. Come è messa Roma? Meglio della provincia di Rieti


Il piano del Viminale prevede una ripartizione provicia per provincia, comune per comune. E, stando al monitoraggio del ministero dell'interno pubblicato dal Sole 24 Ore, la provincia di Roma non ha superato la soglia della sua capacità di accoglienza. Attualmente ospita 9.831 profughi e quindi potrebbe accoglierne ancora più di 1.000. In confronto, altre province sono in una situazione di emergenza. In Friuli Venezia Giulia, per esempio, quattro province su cinque hanno già sforato il limite previsto dal nuovo decreto. In Veneto sei su sette, in Piemonte sette su otto, compresa la provincia di Torino. E lo stesso succede in altre province del Lazio, da Frosinone a Rieti, da Latina a Viterbo. Certo all'interno della provincia di Roma, la Capitale fa la parte del leone, con più di 5 mila migranti. Ma il numero, ancora all'interno della soglia prevista, è frutto delle scelte della stessa amministrazione locale e della Giunta di Virginia Raggi.

3. La Capitale ha scelto di accogliere sei volte tanto le altre grandi città


La banca dati del sistema Sprar aggiornata al primo aprile del 2017 registra l'avvio di 638 progetti di accoglienza, organizzati da 480 Comuni, 21 province, 14 Unioni di Comuni, 4 Comunità montane e 25 altri enti «tra ambiti territoriali e sociali, consorzi intercomunali, società della salute». In totale sono 25.743 i posti messi a disposizione per il prossimo triennio. La maggioranza - 23.144 - sono ordinari, cioè destinati a richiedenti asilo adulti o minori accompagnati. Per i minori non accompagnati o per coloro che mostrano disagio mentale o sono affetti da disabilità infatti vanno predisposti servizi mirati e di una complessità maggiore a livello di reclutamento di competenze.

DISPONIBILITÀ PER 2.768 POSTI ORDINARI. Roma ha deciso di dare la disponibilità per ben 2.768 posti ordinari, cioè più del 10% di quelli registrati in tutta Italia. Le altre città, anche le più grandi, hanno fatto bandi per un numero sei volte più piccolo. La Napoli di Luigi de Magistris, per esempio, accoglie 132 profughi, Bologna organizza strutture per 193 richiedenti asilo ordinari e 152 minori non accompagnati, Milano per 414 richiedenti asilo ordinari, 30 minori non accompagnati e otto persone con disagio mentale e disabilità. Torino, pur essendo la più accogliente tra le grandi città, ha presentato progetti per 460 richiedenti asilo ordinari, 60 minori non accompagnati e 6 persone con disagio.

4. Le regole: dal bonus di 500 euro alla clausola di salvaguardia

La scelta dunque era in mano ai Comuni. Che da questo autunno potevano godere di diversi vantaggi in più e di ampio margine di manovra per gestire i loro contributi. L'Anci si è battuta infatti per ottenere garanzie per le amministrazioni che partecipano al nuovo sistema di accoglienza ottenendole. Per incentivare i sindaci ad aderire allo Sprar, la direttiva del Viminale ai prefetti prevede una clausola di salvaguardia che rende «esenti i Comuni che appartengono alla rete Sprar, o che intendano aderirvi, dall'attivazione di ulteriori forme di accoglienza». «Si tratta di un principio che rimette la governance in mano al sindaco, che può quindi tornare a decidere, insieme alla sua comunità, numeri, modalità e soggetti da coinvolgere per organizzare l’accoglienza sul suo territorio», è scritto nella lettera inviata dal presidente dell'Anci Antonio Decaro a tutti i sindaci. Ovviamente la clausola di salvaguardia non modifica il principio dei 2,5 profughi per mille abitanti: il ministero dell'Interno ha calcolato che con questa proporzione si può far fronte a 200 mila arrivi. In più la legge di bilancio, approvata l'11 dicembre 2016, prevedeva attraverso il decreto fiscale, un bonus di 500 euro a profugo per tutti i Comuni che avevano aderito al nuovo sistema. E proprio in quel periodo la sindaca di Roma, a fianco delle prime cittadine di Podemos, Manuela Carmena e Ada Colau, diceva che la Capitale sarebbe stata pronta «a fare la sua parte».

Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Virginia Raggi.

5. Le contraddizioni con la proposta dei grillini in Ue

Il paradosso è che il Movimento 5 stelle in Europa chiede agli altri Paesi Ue di rispettare le regole sui ricollocamenti. Vuole nuove regole per la gestione dell'accoglienza. E propone un sistema fondato sul Pil, sul tasso di disoccupazione e sulla popolazione. Però in Italia parlano di emergenza a Roma la città più popolosa del Paese e che ha un reddito tra i maggiori in Italia.

Ancora in Europa, Il M5s si batte perché tutti facciano la loro parte. A fine aprile avevano proposto «l'interruzione dei pagamenti dei fondi strutturali e di coesione come sanzione per gli Stati membri che si rifiutano di prendere parte a questo meccanismo di redistribuzione dei richiedenti asilo: essere parte dell'Unione europea significa non soltanto beneficiare dei fondi, ma anche assumersi delle responsabilità». E avevano definito «inaccettabile» che i Paesi dell'Est Europa, ad esempio, si rifiutassero «categoricamente di accogliere richiedenti asilo, pur avendo beneficiato di fondi europei». Ecco ora applicate la stessa identica frase a Roma...

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